Geopolitica e supply chain: quando il rischio diventa costo operativo
Il rischio geopolitico pesa su catena di fornitura, costi e continuità operativa: scopri come presidiarlo e gestirlo. Contatta l'esperto dell'Associazione.
Il conflitto in Medio Oriente sta trasformando il rischio geopolitico in un costo operativo immediato per le imprese. Premi assicurativi in forte aumento nel trasporto marittimo, coperture incomplete nel settore aereo e una business interruption sempre più centrale mostrano come la guerra incida sulla continuità aziendale ben oltre i confini territoriali del conflitto. Il risultato è una supply chain più costosa, più instabile e meno protetta.
Sommario
- La minaccia alla continuità operativa
- L'impatto sui bilanci aziendali
- La gestione del rischio di supply chain e di approvvigionamento delle materie prime critiche
- Azioni da mettere in atto durante la crisi
- Il supporto di Assolombarda
- Se stai leggendo questa notizia, potresti trovare interessante...
- Contatti
La minaccia alla continuità operativa
Per le imprese, la guerra non è soltanto uno scenario geopolitico da osservare, ma un acceleratore di rischio. Più che un semplice fattore di contesto, il conflitto agisce come uno stress test sul processo di gestione dei rischi dell'azienda, mettendo in evidenza la distanza tra rischi formalmente identificati e rischi effettivamente governabili. È nei momenti di crisi, infatti, che emerge il vero nodo della gestione del rischio: non la capacità di descriverlo, ma quella di assorbirlo, governarlo e trasferirlo quando si traduce in costo concreto.
Il dato più rilevante riguarda la struttura delle coperture: le perdite di ricavi legate alle interruzioni operative non risultano sempre coperte dagli assicuratori. È qui che emerge uno dei punti più delicati per il risk management: la continuità operativa può essere pianificata, ma il danno economico non è automaticamente trasferito.
Il punto focale dell'analisi è la business interruption. In contesto di guerra, la supply chain non necessariamente si interrompe; più spesso continua a muoversi in condizioni peggiori, con meno prevedibilità, maggiori costi e una quota crescente di rischio che resta in capo all’impresa. La crisi, inoltre, si può innestare su filiere già tese da restrizioni commerciali, regionalizzazione produttiva e crescente frammentazione geopolitica, rendendo ancora più evidente la fragilità di molte catene di fornitura.
L’impatto sui bilanci aziendali
L’effetto del rischio geopolitico sul bilancio non passa soltanto da eventi estremi o da interruzioni totali. Più spesso si manifesta come deterioramento progressivo della normalità operativa: aumento del costo del venduto, maggiori costi logistici e assicurativi, pressione sui margini industriali, ritardi nella produzione, incremento del capitale circolante per effetto di scorte più elevate o approvvigionamenti anticipati, maggiore assorbimento di cassa e possibile revisione delle previsioni economico-finanziarie.
La gestione del rischio di supply chain e di approvvigionamento delle materie prime critiche
Sul piano operativo, questo scenario conferma che il rischio geopolitico non può più essere trattato come una variabile esterna da monitorare soltanto in chiave di scenario macroeconomico. Per molte imprese si tratta ormai di un rischio operativo e finanziario che incide direttamente sulla capacità di approvvigionarsi, produrre, consegnare e difendere la marginalità. Per questo, la gestione della supply chain e delle materie prime critiche richiede un presidio più strutturato.
Per rafforzare questo presidio, le imprese dovrebbero prendere in considerazione alcuni punti essenziali:
- mappatura della filiera, non solo fornitori diretti, ma anche dipendenze critiche, aree geografiche sensibili e possibili punti di rottura lungo la catena di fornitura;
- individuazione dei materiali critici, distinguendo gli input facilmente sostituibili da quelli più esposti a concentrazione, scarsità, volatilità o lunghi tempi di riapprovvigionamento;
- diversificazione delle fonti, valutando dove possibile fornitori alternativi, soluzioni di dual sourcing e misure che riducano la dipendenza da singoli operatori o rotte vulnerabili;
- revisione delle scorte e dei contratti, con attenzione a livelli di stock, tempi di consegna, clausole di forza maggiore e meccanismi di gestione degli extracosti;
- monitoraggio degli indicatori di rischio, come tempi di ripristino, concentrazione geografica, esposizione a rotte critiche e volatilità dei prezzi;
- verifica delle coperture assicurative, per capire se le polizze intercettano davvero gli effetti indiretti di una crisi geopolitica sulla supply chain o se una parte rilevante del danno resta a carico dell’impresa.
In questo scenario, il punto non è soltanto reagire quando la crisi si manifesta, ma capire in anticipo dove la filiera è più vulnerabile e quali strumenti possono rafforzarne la resilienza.
Azioni da mettere in atto durante la crisi
Quando la crisi è già in corso, il primo passo è attivare una cabina di regia interna che coinvolga le funzioni aziendali di procurement, operations, logistica, finance, e risk management, così da riallineare rapidamente il piano produttivo in funzione degli input disponibili ed avere il quadro delle esposizioni verso terzi e delle priorità. Prepararsi con anticipo, analizzare i propri numeri e dotarsi degli strumenti giusti rappresenta nel breve periodo una condizione essenziale per preservare stabilità finanziaria e operatività aziendale.
In particolare alcuni interventi concreti attuabili nel breve periodo possono essere:
- mappatura completa dei fornitori e verifica tempestiva degli impegni di consegna, clausole di forza maggiore, penali e possibilità di rinegoziazione di tempi e prezzi, così da avere il quadro completo a disposizione di tutta l'azienda;
Perché è utile farlo: questa operazione consente all’impresa di avere una visione chiara e condivisa delle esposizioni più critiche, anticipare possibili interruzioni o contestazioni e prendere decisioni più rapide e coordinate su forniture, produzione, clienti e impatti economici
- scarico della Centrale dei Rischi di Banca d'Italia degli ultimi 12/36 mesi e aggiornamento della stima dell’impatto su margini, capitale circolante e fabbisogno di cassa, predisponendo un Business Plan completo e ragionato;
Perché è utile farlo: la Centrale dei Rischi consente di ottenere una prima indicazione puntuale del profilo di accesso al credito, utile sia per valutazioni interne sia nel dialogo con banche e intermediari. Il Business Plan costituisce un elemento essenziale di dialogo con il sistema bancario, specialmente in fasi di incertezza per poter valutare la richiesta di finanziamenti dedicati a scorte o variazioni dei costi di approvvigionamento.
- controllo del Fondo di Garanzia e dei plafond disponibili per finanziamenti agevolati
Perché è utile farlo: l’analisi del Fondo di Garanzia permette di calcolare la possibilità di beneficiare della garanzia pubblica. Mentre il controllo dei plafond permette di conoscere rapidamente l’entità massima potenzialmente finanziabile, combinando plafond di garanzia e plafond de minimis residui, e l’esatta dimensione aziendale: micro, piccola, medio o grande
- controllo delle polizze in essere, dei limiti, delle esclusioni o possibili aree di scopertura nelle polizze collegate alla supply chain.
Perché è utile farlo: dato lo scenario macroeconomico sempre in continuo cambiamento, il controllo delle polizze in essere risulta utile per analizzare l’aderenza di esse ai reali rischi che l’azienda può correre e strutturare dialogo costante con il canale assicurativo
Il supporto di Assolombarda
Assolombarda, attraverso servizio di check up assicurativo supporta le imprese nella lettura e nella gestione degli impatti che il rischio geopolitico può generare su supply chain, continuità operativa e sostenibilità economico-finanziaria. Inoltre con il desk consulenza finanziaria e tramite la piattaforma di pianificazione finanziaria Bancopass, l'associazione è a disposizione per supportare le imprese nella valutazione degli effetti della crisi su equilibrio finanziario, fabbisogni e dialogo con il sistema bancario.
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Contatti
Per maggiori informazioni su questa notizia, le aziende possono contattare Andrea Montin - Area Credito e Finanza - e-mail andrea.montin@assolombarda,it . tel. 02.58370704. È anche possibile richiedere online un appuntamento. Inoltre è presente un supporto personalizzato di Assolombarda Servizi, che integra i servizi di Assolombarda con una consulenza specializzata.
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