Storie di apertura del capitale: Meba Bioresine SB Srl
Gianluca Sclavi AD di Meba Bioresine SB Srl racconta la sua esperienza di apertura del capitale.
Le 3 C del Capital matching

Benvenuto a un nuovo appuntamento di “Storie di apertura del capitale”, la rubrica che racconta, dalla vivavoce degli imprenditori, le loro esperienze e best practice in tema del capital matching.
Ne parliamo con... Meba Bioresine SB Srl
| Dimensione aziendale: | Media impresa |
| Settore: | Manifatturiera |
Breve descrizione della società
MEBA BIORESINE SB Srl si fonda sull’unione di MEBA SAS, storica società attiva nella produzione di materiali in resina per il mondo della moda e del design, e AXIAINVESTMENT Srl, società di investimento sotto forma di club deal costituita con il supporto di AXIA-NET, realtà specializzata nel coinvolgimento di temporary manager.
La società si distingue oggi per la produzione di materiali bio-based certificati e componenti finiti, con un posizionamento alto, orientato al segmento premium e luxury, e sempre più focalizzato su sostenibilità, trasparenza e filiera corta. Il percorso intrapreso è guidato da una progressiva verticalizzazione dell’offerta e da una continua attività di ricerca e sviluppo, elementi chiave per supportare l’evoluzione del mercato e dei brand di riferimento.
Com’è nata Meba Bioresine SB Srl e di cosa si occupa?
MEBA SAS nasce come impresa familiare, con una forte vocazione manifatturiera e una specializzazione nella produzione di lastre e bastoni in resina poliestere destinati principalmente al mondo dei bottoni. Per decenni abbiamo operato come partner industriale per trasformatori e produttori, costruendo una competenza tecnica molto verticale.
Negli ultimi anni abbiamo intrapreso un importante percorso orientato alla sostenibilità, sviluppando — unici in Europa — un biopolimero derivato da fonti rinnovabili e certificato, pensato per il mercato della moda e del design, che ha iniziato a richiedere soluzioni con queste caratteristiche.
Oggi questa esperienza rappresenta la base su cui abbiamo costruito un’evoluzione più ampia verso materiali sostenibili e prodotti finiti.
Quali sono state le motivazioni per le quali avete deciso di intraprendere il percorso di apertura del capitale?
La scelta nasce da un’esigenza strategica: accelerare un percorso di trasformazione già avviato. Il mercato richiede oggi innovazione, sostenibilità certificata e capacità di dialogare direttamente con i brand. Per affrontare questa fase servono risorse, esperienza e struttura. 
L’apertura del capitale ci ha permesso di affiancare alla dimensione imprenditoriale una logica più industriale e finanziaria, mantenendo però continuità nella guida e nei valori. Per crescere ed uscire da una logica esclusivamente familiare, era necessario il supporto di un nuovo socio in grado di portare maggiore struttura, organizzazione e capacità di pianificare investimenti pluriennali significativi.
Inoltre, nelle imprese familiari può emergere una difficoltà nei processi decisionali, legata all’assenza di un centro di decisione chiaramente riconosciuto: l’ingresso di un partner esterno ha contribuito a rendere il processo più definito, rapido ed efficace.
Quali sono le cose più difficili da affrontare pre e post?
Nella fase pre, la difficoltà principale è culturale: accettare di mettere in discussione un modello che ha funzionato per anni e tradurlo in un linguaggio comprensibile a investitori esterni. Significa anche preparare i dipendenti al cambiamento e, non meno importante, accompagnare tutta la famiglia ad accettare una nuova fase dopo anni di gestione autonoma.
Nella fase post, la sfida diventa l’esecuzione: trasformare rapidamente i piani in risultati, gestendo al contempo maggiore complessità, reporting e aspettative. A livello personale, cambia molto anche il modo di lavorare: bisogna relazionarsi con nuove figure all’interno della struttura e condividere passaggi e decisioni che prima venivano prese in totale autonomia.
Un aspetto importante nelle operazioni di apertura del capitale è sicuramente quello legato alla governance, come lo avete affrontato nel vostro caso?
Abbiamo lavorato per costruire una governance chiara, con ruoli definiti e un equilibrio tra visione imprenditoriale e disciplina gestionale.
L’introduzione di un consiglio di amministrazione strutturato e di momenti formali di confronto ha migliorato la qualità delle decisioni, senza compromettere la flessibilità operativa.
La chiave è stata vedere la governance non come un vincolo, ma come uno strumento di crescita e di controllo. Operativamente, ci si accorge rapidamente che la condivisione delle responsabilità rappresenta un volano enorme: consente di distribuire il peso delle decisioni, integrare punti di vista diversi e ridurre il rischio che scelte strategiche dipendano esclusivamente dall’intuizione del singolo imprenditore.
Pregi e difetti: quali sono le principali differenze fra un socio finanziario e un socio industriale?
Il socio finanziario porta metodo, disciplina e una forte attenzione alla creazione di valore nel medio periodo. È meno coinvolto operativamente, ma molto focalizzato su numeri, processi e scalabilità.
Il socio industriale, invece, contribuisce con competenze operative, conoscenza del mercato e sinergie concrete, ma può avere una visione più orientata al proprio business.
Al di là delle differenze, l’aspetto più interessante è il continuo scambio di competenze che si crea: l’imprenditore porta la conoscenza del mercato, l’intuizione e l’esperienza costruita nel tempo; i manager contribuiscono con metodo e strumenti, lavorando per individuare il percorso più efficace per raggiungere gli obiettivi. È proprio in questo equilibrio che si genera valore.
Da imprenditore a imprenditore: un consiglio per affrontare le operazioni di apertura del capitale.
Arrivare preparati e, soprattutto, avere un progetto chiaro, in cui credere profondamente — quasi in modo contagioso.
Non solo nei numeri, ma nella visione: sapere dove si vuole andare, perché, ed essere realmente convinti dell’obiettivo. È questa convinzione che permette di allineare le persone giuste lungo il percorso.
L’apertura del capitale non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una fase più complessa e strutturata, che richiede maggiore disciplina e capacità di esecuzione, ma che può rivelarsi estremamente stimolante ed entusiasmante.
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