Fabbrica del futuro Intervista

Fabbrica del futuro

L'editoriale di Alvise Biffi, Presidente Assolombarda - Il Corriere della Sera, 21 marzo 2026.

Milano ha raggiunto un punto di svolta: dopo anni di crescita, attrattività e trasformazioni urbane, la città è chiamata a misurarsi con una sfida più complessa. Il recente commento di Marco Castelnuovo sul Corriere coglie il cambio di fase.

Innanzitutto, Milano non può essere un perimetro amministrativo: è un sistema produttivo e della conoscenza che si estende oltre i confini comunali. La ‘Grande Milano’ è un ecosistema che integra industria, servizi innovativi, finanza, ricerca e formazione. Qui si gioca la partita della competitività.

Il tema dei talenti, inoltre, è centrale. La città attrae studenti universitari - di cui ben 20mila da tutto il mondo -, professionisti e investimenti internazionali ma fatica a trattenerli. Il disallineamento tra costo della vita e salari, la pressione sui servizi e infrastrutture metropolitane non integrate rischiano di indebolire il suo vantaggio competitivo. Serve una strategia che renda la città più accessibile, inclusiva e sostenibile: Milano deve diventare il luogo dove ogni giovane possa restare perché vi trova opportunità e qualità della vita.

In questo quadro, il distretto della conoscenza rappresenta una leva decisiva. Milano dispone già di università di eccellenza, centri di ricerca e imprese innovative, a cui ora si aggiunge il nuovo progetto del CNR a MIND. Ora la sfida è trasformare questo patrimonio in un’infrastruttura stabile, rafforzando il legame tra formazione e impresa e sostenendo i settori ad alto contenuto tecnologico per consolidarsi come ‘fabbrica di futuro’ per il Paese.

La spinta delle Olimpiadi sarà un acceleratore ma non può restare un fatto isolato. Il vero obiettivo è costruire un’eredità duratura, capace di trasformare la città. L’opportunità c’è: nei prossimi vent’anni, Milano è chiamata ad affrontare una nuova stagione di rigenerazione urbana ancora più ambiziosa. La sfida è quella di rigenerare altri 3,2 milioni di metri quadrati, una superficie equivalente a 189 volte Piazza del Duomo.

In questo contesto, guardiamo con interesse al dibattito su una legge speciale. Un confronto - come quello avviato con il Patto per il rilancio del governo metropolitano (il documento programmatico firmato con i sindacati per trasformare la Città Metropolitana di Milano) - che può rappresentare un’opportunità per riflettere su strumenti e modelli di governance efficaci per un’area a forte vocazione industriale, a cui va riconosciuta la giusta importanza strategica a livello nazionale.

Il cuore di Milano sono infatti le sue imprese: è la prima provincia lombarda per PIL con 245 miliardi di euro di valore sul totale regionale pari a quasi 517 miliardi di euro. Questa vocazione fortemente produttiva, ma già alchimizzata con il digitale e sinergica con i servizi innovativi, è la chiave per confermarsi come un laboratorio in grado di cogliere i mutamenti, facendo da apripista per il Paese. La prossima sfida da cogliere è quella di diventare la capitale italiana delle applicazioni AI: questo è il prossimo gradino che può consentire a Milano di fare un ulteriore salto di qualità.