Booklet Economia - Sentiment e Materie prime: Attese di crescita più favorevoli per il 2026 in Lombardia, con prestiti in ripresa e inflazione moderata. Materie prime volatili indicano però ancora incertezza e il prezzo dell’energia rimane molto elevato
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Il sentiment delle imprese nel Nord-ovest e nel Quadrilatero di Assolombarda e l'andamento delle commodities
Dopo un 2025 di crescita economica contenuta in Lombardia (e Italia), i segnali di ripresa manifestati in chiusura d’anno si traducono in prospettive più positive per il 2026. Per l’anno in corso, le imprese associate di Assolombarda riportano perlopiù attese di stabilità o miglioramento della situazione economica regionale rispetto al 2025, pur essendoci un quinto dei rispondenti che prevede un deterioramento. Nel quadro più ampio del Nord-ovest, la fiducia del manifatturiero appare però ancora piuttosto cauta, mentre i servizi proseguono sulla dinamica ascendente avviata in autunno, anche sostenuti dall’impulso legato alle Olimpiadi Invernali. In ogni caso, segnali che lasciano presagire un’accelerazione dell’economia lombarda arrivano dal credito alle imprese, tornato a crescere dopo due anni di contrazioni, e dall’inflazione, che si è mantenuta moderata nell’intero 2025 (+1,3%) e si è allentata al +0,9% a dicembre scorso. Più turbolento è il tema dei prezzi dei beni energetici, che negli ultimi mesi hanno subito forti oscillazioni a causa di fattori geopolitici e climatici; da monitorare anche il calo dei noli navali, che suggerisce possibili venti contrari per il commercio globale nel corso dell'anno.
Il sentiment delle imprese di Assolombarda
Le prospettive per l’economia lombarda nel 2026 sono complessivamente favorevoli, tanto sul piano macroeconomico quanto nelle aspettative delle imprese: a stime di un’accelerazione del Pil regionale all’1,0%, si affiancano attese perlopiù moderate o ottimiste. Dalla flash survey condotta tra il 19 e il 26 gennaio presso le associate di Assolombarda emerge che il 42,6% dei 312 rispondenti prevede nell’anno in corso un quadro regionale uguale al 2025 e il 34,9% si attende un’evoluzione in positivo. La quota di chi si aspetta un peggioramento si ferma al 19,6%, segnale comunque di una persistente incertezza sull’effettiva ripresa della domanda. L'orientamento positivo accomuna industria e servizi, con un ottimismo più marcato per questi ultimi.
Il clima di fiducia nel Nord-ovest
Ampliando lo sguardo al Nord-ovest, il sentiment del manifatturiero appare più cauto. Dopo la salita registrata lo scorso novembre, il clima di fiducia risulta sostanzialmente stazionario tra la fine del 2025 e l’avvio del 2026: a gennaio, una riduzione delle giacenze in magazzino si contrappone a giudizi ancora estremamente bassi su ordini e produzione, cui si aggiunge un ridimensionamento delle attese per i mesi a venire. L’insufficienza di domanda rimane, infatti, il principale ostacolo alla produzione nel Nord-Ovest, segnalata nell’ultimo trimestre 2025 da quasi un quarto (24,7%) delle imprese: quote simili (ben superiori alla media decennale del 18,7%) si rilevano da inizio 2024, a indicare la persistenza della criticità.
La stazionarietà nel Nord-ovest si confronta con un andamento altalenante della fiducia manifatturiera italiana, che dopo il calo di dicembre ha registrato una salita a gennaio. A inizio 2026, una fiducia in ascesa interessa anche la manifattura tedesca, pur restando la più bassa tra i peer europei: migliora il quadro corrente e del prossimo futuro, quando si dovrebbe manifestare una ripartenza del ciclo tedesco. Una salita dell’indicatore si registra pure in Spagna e, con maggiore intensità, in Francia.
Sempre nel Nord-ovest, la fiducia dei servizi mostra una crescita decisa, in linea con le opinioni sul quadro regionale emerse dalla flash survey presso le imprese del terziario associate di Assolombarda. L’ascesa di gennaio è guidata dall’aumento degli ordinativi e da previsioni di domanda molto positive per i mesi a venire (sui massimi da dicembre 2021), sostenute anche dai Giochi Olimpici. Diversamente dalla manifattura, le imprese del Nord-ovest non segnalano difficoltà sul fronte della domanda, mentre si conferma critica la scarsità di manodopera, indicata dal 9,8% dei rispondenti nel quarto trimestre 2025 (oltre il doppio della media 2015-2025). Una dinamica crescente della fiducia del terziario si riscontra anche livello nazionale e, tra i peer europei, in Germania, mentre in Francia risulta pressoché stabile e in territorio negativo.
Sul fronte dei consumatori, la fiducia nel Nord-Ovest alterna fasi di crescita e flessione dall'autunno; l'ultima, registrata a gennaio, riflette un deterioramento del clima corrente e di quello futuro. Il sentiment delle famiglie nella ripartizione resta comunque superiore alla media nazionale, corroborando le nostre previsioni di un impulso maggiore da parte dei consumi all’economia lombarda.
Prestiti alle imprese
L’evoluzione dei prestiti in Lombardia ha segnato una ripartenza nella seconda metà del 2025: dopo oltre un biennio di dinamiche negative, nel terzo trimestre dello scorso anno il credito alle imprese è cresciuto dell’1,2% su base tendenziale (sopra al +0,8% medio italiano) e i dati preliminari di novembre suggeriscono una prosecuzione del trend sul finire d’anno. Secondo l'Indagine sul credito bancario di Banca d'Italia, l’aumento dei prestiti a livello nazionale si può ricondurre a una più elevata domanda da parte delle imprese (sebbene ancora prudente), sostenuta da maggiori esigenze di rifinanziamento del debito, di investimenti fissi e di operazioni societarie di fusione o acquisizione.
La ripartenza dei prestiti in Lombardia appare spinta in buona parte dall’industria, che ha mostrato pressoché costanza nella risalita dai minimi del 2023, portandosi su variazioni positive negli ultimi trimestri. Si mostra, invece, più incerto l'andamento del credito ai servizi, che dalla primavera del 2023 oscilla tra variazioni negative o prossime allo zero, pur evidenziando uno slancio più positivo nel terzo trimestre dello scorso anno. Questo quadro risulta coerente con la ripartenza (ancora modesta) del settore manifatturiero lombardo stimata per il 2025 nel Booklet Economia Previsioni di gennaio.
Prezzi e materie prime
Nel 2025 l'inflazione in Lombardia si è attestata in media al +1,3%, leggermente sotto al dato nazionale (+1,5%), sintesi di una prima parte dell’anno più vivace (intorno al +2%) e di una successiva decelerazione (a dicembre +0,9% tendenziale). A livello provinciale, nel 2025 Milano si è mossa in linea con la media regionale (+1,3%), mentre Lodi (+0,8%) e Pavia (+1,1%) hanno registrato incrementi più contenuti.
Più articolato è il quadro delle materie prime, con i mercati delle commodities sotto pressione a inizio 2026 per via di tensioni geopolitiche ed eventi climatici.
Il costo del petrolio è salito del 5,2% nell’ultimo mese, assestandosi intorno ai 68 $/barile nella prima metà di febbraio, per effetto delle forti tensioni in Venezuela e Iran, due dei principali produttori mondiali di greggio, e del deprezzamento del dollaro, valuta di riferimento per la quotazione del petrolio.
Anche il costo del gas naturale europeo ha registrato un’impennata a gennaio, per poi correggersi verso i 30 €/MWh in seguito a previsioni di clima più mite: nei primi giorni di febbraio, il prezzo resta comunque superiore del 6,6% rispetto a tre mesi prima. Il forte incremento è riconducibile alla discesa dei livelli di stoccaggio europei sui minimi stagionali dal pre-crisi energetica del 2022 per via di un clima più freddo e di scorte iniziali inferiori rispetto agli anni precedenti. Inoltre, le temperature estremamente rigide negli USA hanno portato a un incremento nel costo del GNL esportato verso il Vecchio Continente. Il rincaro del gas ha trascinato al rialzo il prezzo dell’energia elettrica in Italia tra dicembre e gennaio, poi rientrato nei primi giorni di febbraio e ora sostanzialmente in linea (+1,7%) rispetto a tre mesi fa. Dinamiche analoghe hanno interessato anche Germania e Francia, dove però l’energia elettrica resta meno cara rispetto al nostro Paese (rispettivamente del 10% e del 50% a febbraio), mentre in Spagna la produzione record di eolico ha abbattuto il costo dell’elettricità a una media di 10,9 €/MWh nella prima metà di febbraio (a fronte dei 119,9 €/MWh in Italia).
Le turbolenze geopolitiche, unite alle controversie intorno alla Groenlandia, hanno influenzato le quotazioni di oro e argento, che a fine gennaio hanno toccato nuovi massimi storici di 4.444 e 97,2 €/Oncia Troy, rispettivamente. Tra le altre cause di questa «corsa», ci sono gli ingenti acquisti delle banche centrali, l’indebolimento del dollaro, le preoccupazioni sui livelli di debito pubblico dei Paesi avanzati, la scarsità di offerta per l’argento e i significativi movimenti speculativi anche da parte di investitori privati. Entrambi i metalli hanno poi subito una brusca correzione in seguito alla nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed.
Hanno continuato a crescere i prezzi dei metalli non ferrosi, con tendenze al rialzo per alluminio e zinco e aumenti ancor più decisi per rame e nichel (a febbraio, rispettivamente, +17,4% e +12,9% sul trimestre). Alla base di queste pressioni vi sono interruzioni produttive in alcune delle principali miniere e una probabile carenza di offerta nel prossimo futuro, a fronte di una domanda in costante aumento legata a data center e infrastrutture elettriche (S&P Global stima un deficit di rame di 10 milioni di tonnellate entro il 2040). Sul nichel pesa il recente inasprimento dei controlli ambientali da parte dell'Indonesia (che vale il 60% della produzione globale), mentre sull'alluminio incide la Cina, la cui produzione nel 2025 ha raggiunto il tetto auto-imposto di 45 milioni di tonnellate.
Opposta è la traiettoria di ferro e acciaio, ancora sotto i livelli di un anno fa (a febbraio rispettivamente -11,8% e -4,5% tendenziale) e i fondamentali non lasciano intravedere inversioni di rotta: la domanda cinese di acciaio è in calo, mentre l'offerta mostra maggiori esportazioni da Australia e Brasile e l’entrata in produzione di una nuova miniera in Guinea.
Tra le altre materie prime, cacao e caffè proseguono il calo dai picchi dello scorso anno (-27,5% e -31,5% nell'ultimo trimestre), grazie a un allentamento delle tensioni sul fronte approvvigionamento; in discesa anche il cotone, che vede una sovrabbondanza di offerta. Il legname ha, invece, registrato una risalita negli ultimi mesi (pur rimando inferiore rispetto a un anno fa) per effetto di un buon livello di domanda stagionale.
Infine, il costo dei noli navali è in calo da quattro settimane consecutive e nei primi giorni di febbraio è arrivato a 1.642 €/40-ft Container. In generale, la tendenza decrescente potrebbe segnalare prospettive più deboli per gli scambi globali nel 2026, dopo l’effetto «frontloading» scatenato dall’annuncio dei dazi lo scorso anno.
Fonte: Centro Studi su dati Pricepedia
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