Booklet Economia: PIL lombardo nel 2023 in frenata al +0,3%, dopo il +3,9% nel 2022

La Lombardia rispetto ai benchmark nazionali ed europei. Focus specifici per Milano, Lodi, Monza Brianza, Pavia.

Il passo della manifattura lombarda perde decisamente tono a partire dall’estate e soprattutto in autunno, ma continua a evidenziare maggiore resilienza rispetto all’Italia che si è fermata. In controtendenza, i servizi finora tengono. Ancora più incertezza si insidia nelle prospettive, con tensioni lato materie prime concentrate sul gas, le cui quotazioni in Europa sono scese nell’ultimo mese in media a circa 115 €MW/h ma sono sempre dieci volte il pre Covid. Per la Lombardia, così come per l’Italia, si prospetta dunque una flessione dell’economia nell’ultima parte del 2022 e nell’avvio del 2023, sebbene di intensità contenuta e di durata temporanea. Il nodo principale riguarda la domanda, che si sta raffreddando.

Tutto questo si riflette nelle previsioni di crescita dell’economia lombarda per quest’anno e per il successivo. Nel complesso del 2022 la Lombardia è attesa crescere del +3,9%, più della media italiana (+3,4%). Questo permette alla regione di colmare pienamente la perdita di PIL accusata nel 2020, attestandosi così alla fine del 2022 a +1,8% rispetto al 2019. Scomponendo per macro comparti, quest’anno l’industria regionale non chiuderà per poco il divario con il 2019 (-0,2% il valore aggiunto), risentendo maggiormente del rincaro degli input produttivi e del rallentamento internazionale, così come l’agricoltura (-2,4%), mentre le costruzioni avanzeranno sensibilmente (+30,1%) e anche i servizi e il commercio (+1,0%).
Per il 2023 le stime sono nuovamente riviste al ribasso. In Lombardia il PIL è previsto aumentare appena del +0,3%, in Italia del +0,1%. Il risultato regionale sintetizza una contrazione del valore aggiunto dell’industria (-1,0%) e dell’agricoltura (-0,5%), a fronte di un limitato incremento sia delle costruzioni (+1,2%) sia dei servizi e del commercio (+0,5%).

Con riferimento all’industria, la decelerazione in corso è visibile nel consuntivo del terzo trimestre 2022. Dopo una prima metà dell’anno di robusta progressione, infatti, la produzione registra ancora una crescita del +0,4% congiunturale e del +4,8% tendenziale, ma nei tassi è evidente che la spinta dei periodi precedenti si è ridotta. L’avanzamento lombardo si differenzia comunque dall’Italia che rimane ferma (+0,1% la produzione tendenziale). Rispetto a prima del Covid, l’attività manifatturiera lombarda è comunque a +11,3%, quella italiana a +2,4% e, in entrambi i casi, resta molto ampio il differenziale con la produzione tedesca e francese, a -3,7 e -2,7 punti percentuali.

Inoltre, secondo le ultime indagini cresce la preoccupazione per l’insufficienza di domanda, un ostacolo alla produzione corrente per il 16% delle imprese manifatturiere del Nord-Ovest, percentuale mai così alta nell’ultimo anno e mezzo. A ciò si aggiunge, però, qualche segnale di allentamento nelle strozzature dal lato dell’offerta. La percentuale di aziende che segnala carenze di materiali e impianti diminuisce, infatti, nel terzo trimestre al 12% (dopo il picco del 23% nel primo trimestre e il 16% nel secondo).

Più di recente, a ottobre le indicazioni di sentiment confermano i segnali di rallentamento dei mesi precedenti. La fiducia delle imprese manifatturiere in Lombardia e nel Nord-Ovest è ancora in calo, per il quarto mese consecutivo, e scende sui minimi da gennaio 2021. In particolare, si riducono ulteriormente gli ordini in portafoglio, si accumulano le scorte di prodotti finiti nei magazzini, mentre sono in lieve miglioramento le aspettative di produzione. Nei servizi del Nord Ovest la fiducia a ottobre rimbalza leggermente, ma il comparto soffre comunque attese di domanda a breve termine molto caute. Più colpite dal deterioramento del contesto sono le famiglie, con la fiducia dei consumatori che a ottobre nel Nord-Ovest scende sul livello più basso da maggio 2020, in Italia addirittura da maggio 2013, per effetto di un peggioramento del clima personale (più del contesto economico) e del clima corrente (più delle aspettative).

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