Tutela legale per le imprese: dal rischio alla copertura assicurativa
Il rischio legale pesa su costi e operatività delle aziende: scopri come gestirlo e trasferirlo. Contatta l’Associazione per una consulenza specializzata.
Sommario
- Il rischio legale: cos'è e perché è importante gestirlo
- Come gestirle il rischio legale
- Come trasferire il rischio: la polizza tutela legale
- Differenze con la RC generale: oggetto, attivazione e spese
- Il supporto di Assolombarda
- Se stai leggendo questa notizia, potresti trovare interessante anche...
- Contatti
Il rischio legale: cos’è e perché è importante gestirlo
Quando si parla di rischio legale in azienda si pensa spesso a una cosa sola: la possibilità di perdere una causa. In realtà, per molte imprese il rischio più concreto arriva prima e prescinde dall’esito finale: il costo del conflitto. Una contestazione, una diffida o una causa producono quasi sempre sia spese, sia assorbimento organizzativo.
Il contenzioso, infatti, ha una peculiarità: genera costi e impatti indipendentemente dal risultato. L’impresa sostiene parcelle e consulenze tecniche, attività istruttorie, gestione documentale, tempi lunghi e si deve preoccupare di presidiare i rapporti con le controparti e, quando coinvolte, con le autorità. Tutto questo richiede di prendere decisioni in condizioni di incertezza e sottrae tempo e attenzione al management.
In termini di gestione del rischio d’impresa, quindi, il rischio legale non riguarda soltanto la soccombenza, ma anche la combinazione di:
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volatilità dei costi (spese legali e peritali difficili da prevedere);
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frizioni operative (tempo interno, interruzioni, complessità di gestione);
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impatti reputazionali (anche solo per il fatto che una controversia esiste e circola).
Questo rischio è presente in ogni dimensione aziendale, ma cambia intensità e forma. Nelle micro imprese e PMI, una singola vertenza può essere sproporzionata rispetto alla struttura aziendale e incidere direttamente sulla liquidità e continuità operativa. Qui il rischio può definirsi acuto: pochi casi possono fare molti danni. Nelle grandi imprese, invece, il contenzioso è formato spesso da un portafoglio di vertenze. Il rischio diventa sistemico: serve governance, standard, controllo costi, velocità decisionale e presidio dei conflitti di interesse.
In questa prospettiva, la gestione del rischio legale è coerente con la logica degli adeguati assetti organizzativi: prevenzione, controllo e trasferimento del rischio non sono iniziative accessorie, ma componenti organizzative per proteggere stabilità e continuità aziendale.
Come gestire il rischio legale
Gestire il rischio legale significa trattarlo come un rischio aziendale standard, con un metodo preciso, e non come un tema che appare solo quando arriva la citazione o la PEC di contestazione. L’obiettivo è rendere il contenzioso più governabile: capire dove nasce, quanto costa davvero, e quali scelte sono sostenibili.
Un modo semplice e pratico per impostare la gestione è inserirla in un processo strutturato, che parte dal contesto e arriva al monitoraggio:
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Definizione del contesto: quali processi generano più dispute (vendite, acquisti, HR, autorizzazioni, compliance, qualità, ambiente), quali giurisdizioni e quali controparti.
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Identificazione del rischio: tipologie di controversie (civili, penali, amministrative), stragiudiziali o giudiziali, ricorrenti o straordinarie.
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Analisi e valutazione: frequenza, severità economica (spese + accantonamenti + impatti indiretti), durata, complessità tecnica, impatti reputazionali e operativi.
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Trattamento: prevenzione e mitigazione (clausole contrattuali, procedure, formazione, gestione reclami) e, quando ha senso, trasferimento del rischio residuo.
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Monitoraggio e riesame: indicatori di rischio e performance, audit leggero dei processi, lesson learned sui casi chiusi, revisione periodica di procedure e coperture.
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Comunicazione e consultazione: flussi chiari tra tutte le divisioni aziendali che possono essere impattate.
In pratica, la gestione del rischio funziona bene quando la controversia viene intercettata presto, qualificata correttamente e trattata con una catena decisionale chiara: chi decide la strategia, chi autorizza gli incarichi, chi controlla i costi e come si documentano le scelte.
Come trasferire il rischio: la polizza di tutela legale
Una parte del rischio legale può essere mitigata con prevenzione e processi. Ma una parte resta inevitabile: quando il conflitto nasce, bisogna attraversarlo. È qui che entra il trasferimento del rischio tramite, in particolare, la polizza di tutela legale.
In termini semplici, la tutela legale serve a rendere più prevedibile e finanziabile il costo della gestione del conflitto. Non elimina la controversia, ma aiuta a sostenerne il peso economico, trasformando una voce potenzialmente imprevedibile in una variabile più controllabile.
Sul piano tecnico-giuridico, la tutela legale è il contratto con cui l’impresa di assicurazione, verso pagamento di un premio, si obbliga a prendere a carico le spese legali e peritali (o a fornire prestazioni di altra natura) necessarie all’assicurato per la difesa dei suoi interessi in sede giudiziale (in ogni tipo di procedimento) o in sede extragiudiziale, soprattutto per conseguire il risarcimento dei danni subiti o per difendersi da una domanda di risarcimento.
Questa definizione è importante perché evita l’equivoco più comune: la tutela legale non nasce per pagare il danno dovuto a terzi, ma per sostenere, entro i limiti contrattuali, i costi della tutela tecnica e processuale degli interessi dell’assicurato. È, quindi, una copertura centrata sull’accesso alla difesa, sull’efficacia dell’azione (o reazione) e sulla sostenibilità del costo.
Nella pratica, il contenuto dipende dal contratto e dalla modularità del prodotto, ma il nucleo ricorrente è il rimborso (o la presa in carico) di spese legali, peritali e processuali per gestire controversie, anche in fase stragiudiziale. In base alle estensioni, possono rientrare aree come la difesa penale e altre materie sensibili (lavoro, contrattuale, ecc.).
Il valore della tutela legale si vede bene su due direttrici. La prima è quella difensiva: l’impresa deve difendersi in procedimenti civili, penali o amministrativi. Qui l’esigenza non coincide necessariamente con una richiesta risarcitoria coperta da RC, ma i costi legali e peritali per impostare correttamente la difesa esistono comunque. La seconda è quella attiva: l’impresa deve far valere un diritto. È uno dei punti che distingue maggiormente la tutela legale dalla RC: l’azione dell’azienda non è un sinistro risarcitorio verso terzi, ma genera costi legali e tecnici. La tutela legale aiuta a ridurre la barriera economica all’azione, rendendo la scelta più razionale.
Differenze con la Responsabilità Civile (RC) generale: oggetto, attivazione e spese
Responsabilità civile (RC) e tutela legale vengono spesso confuse perché entrambe toccano il tema del contenzioso. In realtà hanno logiche diverse, e confonderle porta a errori operativi.
La RC generale è orientata all’obbligo risarcitorio verso terzi: quando un terzo agisce contro l’assicurato per un danno rientrante nella garanzia, la RC è il presidio patrimoniale.
La tutela legale, invece, è più ampia del solo scenario domanda risarcitoria del terzo coperta da RC, perché si concentra sui costi legali e peritali necessari a tutelare l’interesse dell’assicurato in procedimenti e controversie che possono anche non avere come oggetto un danno risarcibile in RC.
La distinzione, quindi riguarda quale rischio viene trasferito:
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con la RC si trasferisce principalmente il rischio risarcitorio;
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con la tutela legale si trasferisce principalmente il rischio costo-difesa/tutela.
C’è poi un punto operativo importante: quando un terzo agisce contro l’impresa con una richiesta risarcitoria rientrante in RC, le spese sostenute per resistere all’azione del danneggiato sono a carico dell’assicuratore nei limiti del quarto della somma assicurata, con riparto proporzionale se al danneggiato è dovuta una somma superiore al capitale assicurato. Questo rafforza un punto chiave: bisogna prima qualificare l’evento e poi attivare lo strumento corretto, senza aspettative errate.
In sintesi, la corretta integrazione tra tutela legale e RC non è una questione di sovrapposizione, ma di allocazione del rischio e di processo interno.
Ne deriva una conclusione manageriale semplice: l’efficacia combinata delle coperture dipende dalla capacità dell’impresa di classificare correttamente la situazione e attivare lo strumento giusto, con procedure chiare, tempestività e una catena decisionale ben definita.
Il supporto di Assolombarda
Nell'ambito di una corretta cultura del rischio e delle coperture, attraverso il servizio di check up assicurativo, con gli esperti dell’Associazione, potrai avere una prima panoramica dei tuoi rischi aziendali, una prima indicazione di severità di questi per la tua azienda e valutare, insieme a partner qualificati, il giusto trasferimento degli stessi tramite coperture assicurative.
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Per maggiori informazioni su questa notizia, le aziende possono contattare Andrea Montin - Area Credito e Finanza - e-mail andrea.montin@assolombarda,it . tel. 02.58370704. È anche possibile richiedere online un appuntamento. Inoltre è presente un supporto personalizzato di Assolombarda Servizi, che integra i servizi di Assolombarda con una consulenza specializzata.
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