RELIND: imprese e sindacati a confronto sul "valore del tempo". Il tour di Assolombarda parte dalla Brianza Comunicato stampa

RELIND: imprese e sindacati a confronto sul "valore del tempo". Il tour di Assolombarda parte dalla Brianza

Relazioni Industriali

Monza 18 maggio -. Guardare al mondo del lavoro oggi interpretando i cambiamenti in corso che impattano sul rapporto tra imprese e lavoratori. È questo l’obiettivo principale di Relind, uno spazio di confronto avviato da Assolombarda con il coinvolgimento delle Organizzazioni sindacali e delle imprese sia su dimensione nazionale- che avrà la sua terza edizione a Milano il prossimo novembre– che su un piano provinciale.  

L’ incontro fa tappa oggi in Brianza, un territorio prevalentemente manifatturiero ad altissimo contenuto tecnologico e con una forte propensione all’export.

"Il tempo di lavoro è oggi uno dei temi più centrali nelle trasformazioni in atto nel nostro sistema produttivo- ha sottolineato Marta Spinelli, Vicepresidente di Assolombarda con delega a Welfare, Sicurezza sul lavoro e Relazioni industriali-. Non è più soltanto una questione di orari o di regole, ma una vera e propria leva strategica: per la produttività delle imprese e la loro capacità di competere, ma anche per la qualità della vita e il benessere delle persone. Non esiste un unico modello predefinito. L’equilibrio tra le diverse esigenze si costruisce ogni giorno attraverso scelte concrete: flessibilità organizzativa, gestione dei picchi produttivi, sistemi premianti e strumenti di welfare. In questo scenario, il vero fattore determinante è il ruolo delle relazioni industriali. Il tempo di lavoro non si gestisce efficacemente senza confronto, non si governa senza contrattazione e non si rende sostenibile senza una responsabilità condivisa. Quando il dialogo tra imprese e lavoratori funziona, diventa un motore di stabilità, efficienza e sviluppo. Monza e Brianza si conferma un territorio capace di interpretare ed esprimere questo cambiamento in modo maturo, le relazioni industriali non sono un ostacolo, ma una risorsa preziosa. Saper riconoscere il valore del tempo e saperlo governare sarà una delle chiavi fondamentali per affrontare il futuro del lavoro."

 L’evento è l’occasione per discutere di un tema di grande attualità come il tempo, da intendersi oltre il mito della riduzione generalizzata dell’orario, ma piuttosto come un’opportunità che sappia guardare a una flessibilità "su misura" che valorizzi il tempo stesso e il risultato.

“La realtà mostra oggi come l’innovazione tecnologica giochi un ruolo chiave nella possibilità di ridefinire i termini dell’orario di lavoro senza sacrificare la produttività. - hanno sottolineato CGIL Monza e Brianza, CISL Monza Brianza Lecco e UIL Monza e Brianza-.  L’esperienza aziendale rivela peraltro che una mutazione dell’orario possa accom­pagnarsi a una riorganizzazione efficiente delle risorse. Una riduzione orario di lavoro può incontrare l’apprezzamento sia dei lavoratori con maggiore anzianità professionale, che possono così beneficiare di un minor carico lavorativo, come pure dai lavoratori più giovani, che manifestano apprezzamento per forme di lavoro più flessibili. Anche la transizione ecologica porta alla ribalta la rimodulazione dell’orario di lavoro. Lavorare per un minor numero di giorni alla set­timana, con un maggiore impiego delle tecnologie digitali e del lavoro a distanza, può offrire un ausilio considerevole alla riduzione dell’impatto sull’ambiente. Siamo convinti che i profondi mutamenti demografici, le sfide ecologiche e le nuove frontiere tecnologie richiedono un ripensamento dei modelli di lavoro più tradizionali. Ma siamo altresì convinti della necessità ineludibile di una contrattazione ex-ante con le aziende per non incorrere in orizzonti futuri definiti da algoritmi esclusivi che impongano al lavoro vecchie dinamiche coercitive. La contrattazione sindacale è uno strumento essenziale per partecipare attivamente alla gestione delle trasformazioni tecnologiche e sociali. Attraverso l’innovazione contrattuale garantisce al sindacato il suo ruolo centrale nella difesa degli interessi e del benessere dei lavoratori. La riduzione dell’orario di lavoro potrebbe essere una delle chiavi per un futuro più sostenibile, flessibile e produttivo. Oggi come in passato sosteniamo: “Lavorare meno, lavorare tutti, vivere meglio”.

Il tema è sottolineato dalla ricerca "Dal tempo al valore: ripensare l'orario di lavoro", presentata oggi da Assolombarda e ADAPT 

"Portare RELIND sul territorio è una scelta precisa: abbiamo sentito l’esigenza di proporre il confronto nazionale sulle relazioni industriali laddove il lavoro si organizza e si trasforma ogni giorno- ha affermato Matteo Parravicini, Presidente della Sede di Monza e Brianza di Assolombarda-. Monza e Brianza rappresenta, in questo senso, un osservatorio privilegiato: un territorio manifatturiero altamente innovativo e dinamico, capace di adattarsi ai cambiamenti e in grado di competere globalmente grazie a un tessuto di imprese che hanno saputo coniugare il radicamento familiare con una forte visione internazionale. Qui il lavoro non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana che poggia su quello che definiamo un vero e proprio 'Modello Brianza': un ecosistema unico nel panorama nazionale, dove la collaborazione costante tra Imprese, Istituzioni, Organizzazioni Sindacali e mondo della formazione crea una progettualità comune capace di generare valore per l'intera comunità. Il titolo di questo incontro, 'Il valore del tempo', riflette una sfida cruciale. Il tempo è ormai una variabile strategica per la competitività aziendale, ma è anche il fulcro del benessere individuale e dell'equilibrio tra vita privata e professionale. Su questo equilibrio si gioca il futuro delle relazioni industriali. Non esistono ricette universali, ma contesti specifici che richiedono un confronto serrato e una contrattazione moderna: l'obiettivo di oggi è proprio quello di mettere a sistema tutti gli attori del territorio per guidare il cambiamento e trasformare la gestione del tempo in un fattore di crescita e innovazione."

Lo studio scatta una fotografia del mercato del lavoro post-pandemico, rivelando che la vera sfida non è solo "quanto" si lavora, ma "come" si organizza il tempo. Con una media di 37,5 ore settimanali in Italia, il dibattito si è spostato dalla pura riduzione quantitativa a una rimodulazione qualitativa, capace di rispondere alle crescenti richieste di equilibrio vita-lavoro 

Questa ricerca nasce dall’esigenza di riportare il dibattito sull’orario di lavoro dentro la concretezza delle trasformazioni organizzative e produttive- ha sostenuto Francesco Seghezzi, Presidente ADAPT-. Ridurre tutto alla contrapposizione tra riduzione o mantenimento dell’orario rischia di farci perdere il punto centrale: oggi il tempo di lavoro va ripensato in rapporto al valore generato. Dalle esperienze analizzate emerge che non esiste un modello unico, ma una pluralità di soluzioni costruite attorno a organizzazione, produttività, autonomia e partecipazione. Il tema non è lavorare semplicemente di meno o di più, ma lavorare meglio, dentro modelli capaci di tenere insieme competitività delle imprese e qualità del lavoro. In questo senso, la contrattazione collettiva e aziendale può avere un ruolo decisivo nel governare l’innovazione, evitando scorciatoie ideologiche o soluzioni standardizzate. Ripensare l’orario significa quindi interrogarsi su come cambia il lavoro, su come si misura la prestazione e su quali condizioni permettono di generare valore in modo sostenibile. La ricerca prova a offrire strumenti e casi concreti per accompagnare imprese e parti sociali in questo percorso. È una sfida che riguarda il futuro delle relazioni industriali e la capacità di costruire nuovi equilibri tra tempo, valore e lavoro”.

I punti salienti della ricerca:

Il ruolo della contrattazione aziendale.
Gli accordi di secondo livello si confermano il motore dell'innovazione, permettendo di sperimentare modelli come la banca ore, il flexitime e nuove turnazioni che favoriscono la conciliazione dei tempi. 

Superare il "tempo-controllo".
La transizione digitale impone il passaggio a un modello basato su obiettivi e fiducia. La ricerca evidenzia come la tecnologia debba essere un fattore abilitante per l'autonomia, non un nuovo strumento di sorveglianza. 

Equità tra ufficio e produzione.
Una delle sfide emerse è la necessità di non lasciare indietro chi svolge mansioni non remotizzabili. Esperienze come la rimodulazione dell'orario del venerdì mostrano che è possibile offrire flessibilità anche a chi lavora su turni. 

Produttività come prerequisito.
Ogni intervento sulla riduzione o rimodulazione dei tempi deve restare ancorato a reali incrementi di produttività, garantendo la sostenibilità economica delle imprese nel lungo periodo.  "Oggi non serve una legge universale sull'orario, ma una contrattazione viva e creativa che sappia interpretare i bisogni di lavoratori e imprese in modo sartoriale", sottolinea il rapporto.
La ricerca invita ad adottare un approccio basato su progetti pilota e sull'uso di tecnologie avanzate, come l'intelligenza artificiale, per ottimizzare i flussi di lavoro e liberare valore dai vincoli temporali del passato. 

 

 

 

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