Diffondere le biblioteche aziendali. "Connettiamo lavoro e cultura"
L'editoriale di Antonio Calabrò, Presidente di Fondazione Assolombarda, delegato del Presidente per Cultura d’impresa e Legalità - Il Giorno
Milano, il progetto Assolombarda: nuova vita al patrimonio librario interno. "Un patriottismo dolce"
C’è un paradosso sottile che, spesso, attraversa le nostre città: mentre assistiamo alla realizzazione di investimenti legati a grandi progetti culturali, apprendiamo, allo stesso tempo, della chiusura di librerie storiche. È un vero e proprio punto di svolta: si tratta, infatti, di luoghi che non sono distributori di merci ma presìdi concreti di socialità e scoperta. Le imprese stesse sono consapevoli di questa peculiarità e ad essa guardano con interesse. Mi piace ricordare che il sistema Confindustria sta lavorando, insieme agli editori, a un’iniziativa di grande respiro: la diffusione sistematica delle biblioteche aziendali.
Il rapporto con la lettura nasce, del resto, nella quotidianità. Come ricordava Umberto Eco, il libro è un oggetto essenziale e perfetto, come il cucchiaio. Portarlo nei luoghi di lavoro - come hanno fatto Assolombarda o grandi aziende come Bracco e Pirelli - significa sottrarre le persone all’“inverno dello spirito”, riavvicinando le famiglie alla conoscenza. Una tendenza che, oggi, va sostenuta. Gli strumenti per incoraggiare queste iniziative sono semplicissimi: basti pensare alla deducibilità delle spese che riguardano gli investimenti in libri in azienda. L’impatto sulle casse dello Stato sarebbe irrilevante, ma l’incidenza sulle virtù civili del Paese sarebbe altissima.
La nostra idea di biblioteca aziendale non intende restare un’isola felice. L’obiettivo è integrarla in reti diffuse che colleghino le fabbriche alle scuole, ai condomini, agli ospedali e alle carceri. In territori come Bergamo, Brescia o Milano, dove l’impresa rappresenta il baricentro della comunità, la biblioteca aziendale diventa un formidabile collante sociale; un “multiplo”: uno spazio di lettura, di gioco e di supporto ai tempi di vita dei lavoratori.
I Romani distinguevano tra la urbs, l’infrastruttura di mattoni, e la civitas, l’insieme dei diritti, doveri e appartenenza. La biblioteca in azienda trasforma il luogo di produzione in uno spazio di civitas. Molti anni fa, Carlo Azeglio Ciampi parlò di “patriottismo dolce”: un sentimento civile fatto di solidarietà, responsabilità e relazioni. Ecco: le biblioteche aziendali, connettendo il lavoro alla cultura, alimentano proprio questa identità accogliente.
Come donne e uomini d'impresa, il nostro compito, dunque, è quello di tenere alta l'asticella dell'utilità civile. La cultura non è un lusso, ma la forma più alta di produttività sociale di cui le nostre aziende hanno bisogno per generare valore e rimanere umane.
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