Osservatorio Imprese Estere, Rapporto Annuale 2026 – Dai flussi di investimento al radicamento produttivo: il contributo delle imprese estere alla competitività dell'Italia

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Al report, realizzato con la collaborazione scientifica di Istat, Cassa Depositi e Prestiti (CDP), ICE Agenzia, LIUC, Luiss Guido Carli, Scuola IMT Alti Studi Lucca, ha contribuito anche il Centro Studi Assolombarda con due approfondimenti sull’andamento degli investimenti diretti esteri “greenfield” in Italia e sulla presenza delle imprese estere in Lombardia.

Le multinazionali estere rappresentano lo 0,4% delle imprese ma generano il 17,5% del valore aggiunto complessivo

Nel 2023 le imprese a controllo estero in Italia sono 18.825 (+38,7% dal 2014), pari allo 0,4% delle imprese attive, ma pesano molto di più sui grandi aggregati economici: 9,8% degli addetti (1,8 milioni), 21,0% del fatturato (887 miliardi di euro) e 17,5% del valore aggiunto (188 miliardi). Tra il 2014 e il 2023 l'occupazione nelle imprese estere è cresciuta del +49,5%, a fronte del +13,2% nel resto del sistema produttivo; negli anni più recenti (2021-2023) circa tre quarti della crescita occupazionale deriva dall'espansione di imprese estere già presenti in Italia, segno di una propensione strutturale all'ampliamento della base occupazionale interna.
Le unità locali estere sono mediamente più grandi in termini di addetti rispetto alla media (29,3 addetti contro 3,6 per l'intero sistema produttivo) e più produttive, con 107 mila euro di valore aggiunto per addetto (contro un dato medio di 59 mila euro). Nel confronto europeo l’Italia mostra una minore incidenza quantitativa della presenza estera, ma indicatori qualitativi elevati: la produttività del lavoro delle controllate estere attive nel Paese è superiore del 10% alla media europea.

Settori e territori: tra specializzazioni strategiche e concentrazione geografica

Sul piano settoriale, nel 2023 le imprese estere mostrano una particolare specializzazione nei comparti degli autoveicoli, della farmaceutica, della chimica, delle attività estrattive, dell’elettronica e dell’ICT: qui si concentrano quasi 1,3 milioni di addetti e 138 miliardi di valore aggiunto.
Con riferimento alla distribuzione territoriale, le prime cinque regioni concorrono per il 76,0% del valore aggiunto estero e la sola Lombardia ne rappresenta il 37,9%; la regione si distingue per la più intensa presenza di imprese estere nel panorama nazionale, con questa categoria di soggetti responsabile del 25,1% del valore aggiunto e il 15,1% dell'occupazione complessivi a livello regionale.
Tra il 2017 e il 2023 l'incidenza occupazionale delle imprese estere è comunque aumentata in tutte le regioni.
Guardando ai trend più recenti degli investimenti diretti esteri “greenfield”, nel 2025 i nuovi progetti produttivi annunciati da multinazionali estere nel Paese scendono a 197 (da 216 nel 2024), ma restano sopra i livelli pre-pandemia; le energie rinnovabili sono il primo ambito (48 progetti, 24,4% del totale) e il Nord-Ovest resta la principale porta di ingresso (80 progetti, 40,6%).

Impatto sistemico: 1€ di valore aggiunto mobilità oltre 2€ lungo tutta la filiera

Attraverso acquisti di beni intermedi, domanda di servizi avanzati, logistica, tecnologia e relazioni con fornitori e clienti, le imprese estere sollecitano la creazione di valore aggiunto e occupazione in una pluralità di settori lungo catene del valore che si articolano dalla scala locale a quella globale. A fronte di 188 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, le imprese estere sostengono complessivamente 398,3 miliardi di euro di valore aggiunto lungo le filiere (moltiplicatore 2,12) e, sul fronte occupazionale, attivano 6,22 milioni di addetti a fronte di 1,83 milioni impiegati direttamente (moltiplicatore 3,39), distribuiti in circa 2,35 milioni nel Nord-Ovest, 1,50 milioni nel Nord-Est, 1,31 milioni nel Centro e 1,07 milioni nel Mezzogiorno.

Export e R&S: le imprese estere trainano la competitività del paese

Le imprese estere contribuiscono in maniera estremamente rilevante e crescente ai flussi commerciali nazionali. Tra il 2014 e il 2023 la quota delle imprese estere sulle esportazioni nazionali è salita dal 27,4% al 35,8% (203 miliardi di euro), raggiungendo nel 2025, nel perimetro delle imprese persistentemente esportatrici, 215,5 miliardi di euro (36,9% del totale).
Tra il 2023 e il 2025 le esportazioni delle imprese estere crescono del +6,6%, contro il +4,2% del totale. Il differenziale più rilevante riguarda però l’integrazione nelle reti produttive internazionali: il 76,8% delle imprese estere partecipa a tali reti in modo complesso, contro il 34,3% del totale. Queste imprese non sono quindi solo esportatrici: sono nodi di connessione tra l’Italia e le catene globali del valore.
Per quanto riguarda le attività di R&S, nel 2023 le imprese estere sono l'11,1% delle imprese con attività di R&S interna ma sostengono il 38,1% della spesa R&S nazionale (6,5 miliardi di euro), in crescita dal +26,0% del 2019. L'intensità di R&S sul valore aggiunto raggiunge il picco del 26,6% nell'elettronica (contro una media settoriale del 3,5%). Oltre alla spesa, fondamentale il contributo in termini di lavoratori altamente qualificati, con oltre 63 mila addetti alla R&S e circa 25 mila ricercatori.

Capitale umano: più giovani, più laureati

Allargando lo sguardo al capitale umano nel suo complesso, le imprese estere impiegano mediamente una popolazione lavorativa più giovane (69,5% under 50, contro il 67,0% tra le domestiche) e più qualificata (29,9% delle ore lavorate da laureati, 12,2% nelle domestiche).
A livello retributivo, tra tutte le diverse tipologie di impresa il salario orario raggiunge, sia per le femmine sia per i maschi, i livelli massimi nelle imprese estere. Anche a parità di caratteristiche osservate, tale differenziale retributivo resta visibile. La natura multinazionale si associa a maggiore scala organizzativa, più capitale umano qualificato e standard del lavoro mediamente più elevati.

IL REPORT COMPLETO È DISPONIBILE QUI.

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