Osservatorio Assolombarda Agenzie per il Lavoro - I semestre 2020

Il ranking delle professionalità nell'area milanese.

La domanda di lavoro in somministrazione del territorio

Il confronto fra le province interessate dall’Osservatorio lascia emergere una realtà differenziata sia dal punto di vista economico-produttivo, che dal punto di vista del ricorso al lavoro in somministrazione.

A Milano e nei territori limitrofi prevalgono senz’altro le professioni del terziario, mentre a Brescia e a Bergamo – dove l’Osservatorio si è attivato nei mesi scorsi – le figure più ricercate afferiscono al comparto produttivo manifatturiero, con una relativa maggiore incidenza degli operai specializzati nel primo caso, e dei conduttori di impianti nel secondo caso.

Gli effetti della pandemia sulla somministrazione

In presenza di misure restrittive sui licenziamenti gli effetti dello shock sull’occupazione si sono scaricati quasi esclusivamente sui rapporti di lavoro a termine, tra cui quelli in somministrazione a tempo determinato. 

Le assunzioni hanno subito un forte calo, con un picco nel mese di aprile e una successiva attenuazione nei mesi successivi.
Risentono significativamente della situazione anche le stabilizzazioni, scese progressivamente col passare dei mesi.

A Milano il calo trainato dal settore ricettivo 

Nel territorio di Milano, Lodi, Monza e Pavia l’effetto dell’emergenza Covid è stato significativo, soprattutto nel II trimestre: -61% delle richieste rispetto a un anno prima, con punte del -82% per gli Operai Specializzati e del -68% tra gli Addetti al commercio (figure per le quali le attività sono tipicamente in presenza e, dunque, maggiormente interessate dal lock down imposto dall’emergenza).

Nel caso degli addetti al commercio il calo rischia di assumere un carattere strutturale: l’epidemia ha infatti inferto un colpo durissimo al settore ricettivo (turismo e ristorazione).

A Brescia pesano le difficoltà del commercio e dell’industria

Nel territorio bresciano, fra i più colpiti a livello sanitario, il Coronavirus ha prodotto significativi impatti in ambito economico, anche con riferimento alle richieste di lavoratori in somministrazione.

In tale contesto, le flessioni più significative si sono rilevate nel II trimestre, quando le richieste sono diminuite del 54% tendenziale, la discesa più intensa da quando è stato avviato l’Osservatorio. I cali hanno interessato tutti i gruppi professionali oggetto dell’indagine, in particolare gli addetti al commercio (-76%) e i conduttori d’impianti (-59%).

Le figure necessarie a gestire l’emergenza in controtendenza

Le informazioni più dettagliate raccolte sul profilo professionale dei lavoratori ricercati dalle imprese consentono di identificare le specifiche figure che registrano le variazioni più rilevanti.

Attraverso la fornitura delle professionalità richieste per la gestione dell’emergenza (tra gli altri addetti alla consegna merci, non qualificati nei servizi di pulizia, tecnici della salute, addetti alla sicurezza, cassieri del supermercato, ecc.) le Agenzie per il Lavoro hanno svolto un ruolo importante per la collettività.

Sembra paradossale ricordare che, in occasione della individuazione dei settori considerati “essenziali” per la gestione dell’emergenza, in un primo momento l’attività delle Agenzie per il lavoro era stata esclusa.

Le criticità da risolvere in vista di una nuova emergenza 

Le criticità su alcune figure utili alla gestione dell’emergenza, emerse grazie alla metodologia utilizzata dall’Osservatorio sul lavoro in somministrazione vanno attentamente valutate, per evitarne il ripetersi qualora l’emergenza si ripresentasse. 

Nel territorio di Milano, Lodi, Monza e Pavia, ad esempio, una difficoltà a soddisfare le richieste in qualche misura legate all’emergenza si è manifestata per gli addetti macchine industria chimica tra i conduttori di impianti e, tra i tecnici, per i tecnici della salute e i tecnici della produzione.

Quali effetti dalla sospensione del Decreto Dignità?

L’apertura parziale su contratti a termine e in somministrazione terminerà il 31 dicembre: un periodo troppo limitato rispetto alle esigenze del mercato del lavoro, ma comunque utile per verificare se e come questa “finestra” abbia avuto un effetto sui numeri.
Il superamento in via definitiva dei limiti imposti dal decreto dignità rimane prioritario per facilitare la ripresa delle assunzioni. 

Peraltro, il susseguirsi della decretazione di urgenza non ha certo favorito la composizione di un quadro chiaro e certo per le imprese, generando ulteriori incertezze applicative.