I giovani NEET tra i 15 e i 29 anni
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In questa nota si approfondisce il fenomeno dei NEET, acronimo che indica i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione (Not in Education, Employment or Training). Dietro questa definizione tecnica si nasconde però una realtà molto più complessa: ragazzi e ragazze spesso pieni di potenzialità che, per motivi economici, sociali o culturali, restano bloccati ai margini del sistema. Il fenomeno dei NEET rappresenta, quindi, uno dei più grandi sprechi di risorse per la comunità. Ogni giovane che rimane inattivo non mette a frutto competenze, energie, creatività e capacità di innovazione che potrebbero contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese.
Di seguito i numeri chiave dei NEET in Italia, in Lombardia e nel Quadrilatero di Assolombarda, con confronto europeo. La fascia di età analizzata è tra i 15 e 29 anni (includendo quindi anche la classe di età 25-29 anni che si affaccia sul mercato del lavoro).
I NEET in Italia
Nel 2025 i NEET italiani di 15-29 anni sono 1,178 milioni, con un’incidenza pari al 13,3% rispetto alla popolazione di riferimento. Il dato è in diminuzione di quasi 10 punti percentuali rispetto al 2018, ma ancora superiore al target fissato dall’Unione europea, che prevede una riduzione del tasso al di sotto del 9%1.
Incidenza dei NEET (15-29 anni) dal 2018 al 2025, Italia e Lombardia (valori %)
Fonte: Centro Studi Assolombarda su dati Istat
Il dato nazionale rappresenta la sintesi di un fenomeno che si manifesta con intensità diverse nelle varie aree del territorio italiano. Le regioni del Nord registrano le incidenze più basse. In Lombardia, i NEET tra i 15 e i 29 anni rappresentano l’8,5% della popolazione della stessa fascia d’età, quasi 5 punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale.
Inoltre, la Lombardia rientra tra le sette regioni italiane che hanno già raggiunto il target europeo: 6,1% in Trentino-Alto Adige, 8,1% in Valle d’Aosta, 8,2% in Emilia-Romagna, 8,3% in Veneto, 8,4% in Umbria, 8,5% in Friuli-Venezia Giulia e in Lombardia. Al contrario, nel Mezzogiorno si osservano i valori più elevati, con la Sicilia che raggiunge ben il 22,8% di NEET.
Chi sono i NEET in Italia?
In Italia, l’incidenza dei NEET presenta andamenti diversi in termini di crescita o diminuzione a seconda delle caratteristiche della popolazione analizzata. Variabili come il genere, il livello di istruzione e la cittadinanza incidono in modo significativo sulla diffusione del fenomeno. Per questo motivo, l’analisi non può essere considerata omogenea sull’intera popolazione giovanile, ma deve tener conto delle specificità dei diversi gruppi, che contribuiscono a determinare dinamiche differenti di inclusione o esclusione dai percorsi formativi e lavorativi.
Approfondendo i dati, nel 2025 l’incidenza dei NEET tra le donne è pari al 14,9%, con una differenza di 3 punti percentuali in più rispetto ai coetanei maschi (11,8%). Nel corso degli anni, la percentuale femminile si è mantenuta costantemente superiore a quella maschile, raggiungendo un picco del 25,8% nel 2020. Tuttavia, anche tra le donne si osserva una riduzione della quota di giovani NEET, con un calo significativo di 10 punti percentuali rispetto al 2018.
Il fattore “genere” introduce, inoltre, la figura del NEET caregiver2, ovvero persone che restano fuori dal mercato del lavoro e dai percorsi formativi perché impegnate in attività di cura familiare. Questa condizione si riscontra più frequentemente tra le donne, per le quali le difficoltà di conciliazione tra lavoro, formazione e ruolo di cura possono tradursi in una rinuncia, temporanea o prolungata, alla partecipazione attiva al mercato del lavoro.
Incidenza dei NEET (15-29 anni) dal 2018 al 2025 per genere, Italia (valori %)
Fonte: Centro Studi Assolombarda su dati Istat
Anche la cittadinanza rappresenta una variabile rilevante. Nel 2025, tra i giovani italiani di età compresa tra i 15 e i 29 anni, l’incidenza di chi non studia e non lavora è pari al 12,2%, mentre tra i coetanei con cittadinanza straniera la quota risulta quasi doppia, raggiungendo il 23,8%. Anche in questo caso, per entrambi i gruppi si osserva una riduzione significativa rispetto al 2018 (quando l’incidenza era del 22,1% tra gli italiani e del 33,3% tra gli stranieri), ma permane un ampissimo divario.
Particolarmente significativo è l’incrocio tra il dato della cittadinanza e quello di genere. In questo caso, la differenza tra la quota di NEET italiani e stranieri si riduce sensibilmente tra i maschi, mentre resta molto marcata tra le donne. Ne emerge che la condizione di maggiore vulnerabilità riguarda le donne straniere, tra le quali oltre una ragazza su tre risulta esclusa sia dal mercato del lavoro sia dai percorsi formativi: nel 2025, la quota raggiunge il 34,8%.
In un Paese in cui il tasso di abbandono scolastico tra i 18 e i 24 anni (dispersione esplicita) è pari all’8,2% e quello di dispersione implicita (una misura del rischio di non riuscire a rimanere nel percorso scolastico dopo l’obbligo - che arriva fino ai 16 anni -, di ripetere gli anni di studio, di non recuperare o addirittura di vedere accentuate le proprie lacune) raggiunge l’8,7%, il conseguimento di un titolo di studio rappresenta un fattore determinante per l’uscita dalla condizione di NEET. Tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni in possesso di una laurea o di un titolo post laurea, la quota di NEET nel 2025 è pari all’11,1%, un valore inferiore rispetto a quello registrato tra chi ha conseguito un diploma (15%) o al massimo la licenza media (12%). Tra i giovani con istruzione terziaria la quota di NEET risulta, quindi, più bassa rispetto a chi possiede un diverso titolo di studio, suggerendo che l’investimento in formazione riduce il rischio di trovarsi in questa condizione. Probabilmente, una parte dei NEET con formazione terziaria è legata a una fase di transizione dopo il conseguimento del titolo (che per i percorsi magistrali avviene spesso intorno o dopo i 25 anni) e quindi ai tempi di ingresso nel mercato del lavoro, più che a una condizione di inattività persistente. Tuttavia, è importante monitorare il fenomeno, soprattutto alla luce del fatto che l’Italia è uno dei Paesi europei con la più bassa quota di giovani in possesso di un titolo di studio terziario.
I NEET italiani nel panorama europeo
Nel panorama europeo, l’Italia si colloca tra i Paesi con le quote più elevate di NEET nella fascia di età 15-29 anni, preceduta solo dalla Romania (19,2%) e, a distanza più ravvicinata, dalla Bulgaria (13,8%) e dalla Grecia (13,6%). I principali Paesi di riferimento a livello europeo presentano invece valori più contenuti, con un’incidenza del 12,7% in Francia, dell’11,5% in Spagna e del 9,5% in Germania, dato che, pur risultando in aumento rispetto al 2024, è già molto vicino al target fissato dall’UE per il 2030.
Nonostante questo posizionamento, l’Italia è il Paese in cui l’incidenza dei NEET si è ridotta maggiormente nel periodo compreso tra il 2018 e il 2025, passando da oltre 2 milioni di giovani a 1,178 milioni. La diminuzione è pari a 9,9 punti percentuali in Italia, a fronte di una riduzione di 3,8 p.p. in Spagna e di 0,9 p.p. in Francia; in Germania, al contrario, l’incidenza è aumentata di 1,6 p.p., pur mantenendosi su livelli complessivamente molto bassi.
Incidenza dei NEET (15-29 anni) dal 2018 al 2025, Italia, Francia, Germania, Spagna (valori %)
Fonte: Centro Studi Assolombarda su dati Istat
La Lombardia e il Quadrilatero Assolombarda
La Lombardia rientra tra le regioni italiane con la più bassa incidenza di giovani NEET. Ai due vertici risultano il Trentino-Alto Adige (6,1%) e la Sicilia (22,8%). Guardando all’evoluzione nel tempo, a seguito degli effetti della crisi sanitaria da Covid sul mercato del lavoro, l’incidenza dei NEET nella fascia 15-29 anni ha raggiunto un picco del 18,4% nel 2021, per poi avviare un progressivo e veloce calo fino a scendere all’8,5% nel 2025, valore inferiore di 6 punti percentuali rispetto al 2018.
Nell’analisi del fenomeno è utile distinguere tra NEET attivi e NEET inattivi: i primi sono giovani che non studiano e non lavorano ma sono alla ricerca di un’occupazione, quindi più vicini al mercato del lavoro e perciò riconducibili alle forze di lavoro potenziali, mentre i secondi non partecipano né al mercato del lavoro né a percorsi formativi e non cercano attivamente un impiego. Nel 2025, tra i giovani lombardi di 15-29 anni, i NEET attivi rappresentano il 2,2%, mentre gli inattivi salgono al 6,3%.
Distribuzione dei NEET 15-29 anni in Lombardia, distinti tra “attivi” e “inattivi” (valori % sulla popolazione di riferimento)
Fonte: Centro Studi Assolombarda su dati Istat
In un’ottica internazionale, il confronto tra la situazione lombarda e quella delle regioni europee benchmark mostra come la Lombardia non si discosti significativamente dalla virtuosa area del Bayern, che registra una quota di NEET pari al 6,7%, e presenti un valore analogo a quello osservato nel Baden Württemberg. Al contrario, nelle regioni dell’Auvergne Rhône Alpes e della Catalogna l’incidenza dei NEET risulta più elevata, raggiungendo rispettivamente il 10% e il 10,6%.
Focalizzando l’analisi sul territorio di Assolombarda, il quadrilatero rappresentato dalle province di Milano, di Lodi, di Monza Brianza e di Pavia, si osservano situazioni differenti in termini di incidenza del fenomeno attuale ma anche una comune direttrice di riduzione dell’entità negli ultimi anni.
Incidenza NEET 15-29 anni, 2018 vs 2024
* Stima Centro Studi Assolombarda su dati Istat, a partire dalla popolazione media tra il 1° gennaio dell’anno t e il 1° gennaio dell’anno t+1.
Fonte: Centro Studi Assolombarda su dati Istat
Nello specifico, l’incidenza più elevata di NEET si riscontra a Lodi, con il 13,8% di giovani che non studiano e non lavorano nel 2024 (erano il 16% nel 2018), segue Pavia con il 12,7% (erano addirittura il 21,2%), poi Milano con il 10,6% (in discesa dal 14,0%) e, più distanziata, Monza Brianza con il 7,6% (valore al di sotto della media regionale, che partiva dal 12,9% sette anni prima). Per l’intera area del Quadrilatero Assolombarda si stima un’incidenza del 10,4%, in calo rispetto al 14,7% del 2018. Si tratta, ancora, di circa 77.500 giovani che non studiano e non lavorano e che rappresentano un potenziale inespresso.
1 Il target fissato dall’Unione europea per il 2030 sul fenomeno dei NEET è ridurre il tasso di giovani NEET (15–29 anni) al di sotto del 9%.
2 Osservatorio Gruppo Intesa San Paolo, 2023.
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