Commissione europea – DESI 2026: l’Italia accelera sulla transizione digitale, ma persistono gap rilevanti
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Nell’ambito del programma europeo Digital Decade 2030, l’indice DESI (Digital Economy and Society Index) monitora, attraverso un insieme di indicatori chiave (KPIs), i progressi nella trasformazione digitale degli Stati membri. Di seguito si sintetizzano le principali evidenze relative all’Italia, nel confronto con la media UE e rispetto all’evoluzione osservata negli ultimi anni, presentate nell’ultimo rapporto sullo ‘State of the Digital Decade’ della Commissione europea.
Quasi l’80% delle PMI è digitalizzato, ma solo il 7,3% presenta livelli molto elevati di intensità digitale
L’Italia presenta livelli di digitalizzazione delle piccole e medie imprese superiori alla media europea. Nel 2025 la quota di PMI con un livello di intensità digitale almeno di base raggiunge il 79,5%, ben al di sopra della media UE (71,4%) e in forte crescita rispetto al 60,7% del 2024. In particolare, l’Italia si colloca davanti alle maggiori economie europee – tra cui Francia (69,4%), Germania (73,6%) e Spagna (75,4%) – per digitalizzazione (almeno di base) delle PMI.
Tra le imprese italiane, anche l’utilizzo di servizi cloud (68,1%) e di strumenti per l’analisi dei dati (42,7%) supera la media europea (46,7% e 39,9%, rispettivamente) e risulta in aumento rispetto ai livelli dell’ultima rilevazione (55,1% e 26,6%, relativi al 2023). Sul fronte delle tecnologie IA, il tasso di adozione raddoppia in un anno e raggiunge il 16,4% per le imprese private italiane (dell’industria e dei servizi non finanziari con almeno 10 addetti), pur collocandosi ancora sotto la media UE (20%) e, soprattutto, distante dai Paesi più avanzati dove la quota supera addirittura il 35%. Come evidenziato dal rapporto, a favorire questi progressi nella digitalizzazione del tessuto produttivo ha contribuito in modo significativo il programma Transizione 4.0, finanziato con oltre 18 miliardi di euro dal PNRR.
Si segnalano, tuttavia, significativi ritardi nella digitalizzazione più avanzata: solo il 7,3% delle PMI italiane si caratterizza per livelli molto elevati di intensità digitale, contro il 9,1% della media UE e percentuali più elevate rilevate in Germania (9,5%) e Spagna (11%). Va comunque considerato che il dato risulta in netto miglioramento rispetto al 2,8% del 2023 (+4,5 punti percentuali). Inoltre, sempre in ambito business, in Italia permangono difficoltà nella scalabilità delle imprese: sebbene in leggero aumento, a inizio 2026 il numero di ‘unicorni’ (startup che raggiungono la valutazione di 1 miliardo di dollari in un periodo relativamente breve dalla loro fondazione) si attesta a 13, pari ad appena il 4% del totale UE e ancora lontano dai livelli registrati in Francia (50, pari al 15,4%) e Germania (74, 22,8%).
Considerate queste criticità, il rapporto individua specifici punti di forza del sistema produttivo italiano in alcuni comparti strategici per la transizione digitale. L’Italia presenta infatti uno dei maggiori ecosistemi europei nell’ambito dei semiconduttori, oltre a disporre di solide infrastrutture per il supercalcolo e di crescenti capacità nelle tecnologie quantistiche.
Competenze digitali (54,3%) e specialisti ICT (3,8%) sotto la media UE
Sul fronte delle competenze, la quota di popolazione italiana con skill digitali almeno di base raggiunge il 54,3%, anche in questo caso segnalando una crescita di oltre 8 punti rispetto al 2023 (45,8%). Il dato resta, tuttavia, inferiore al 60,4% europeo e permangono ampi divari per età, genere e livello di istruzione. In particolare, tra le persone con un basso livello di istruzione soltanto il 28,9% possiede competenze digitali di base.
Più critico appare il quadro relativo agli specialisti ICT, che rappresentano soltanto il 3,8% dell’occupazione nazionale. La quota, oltre a rimanere inferiore alla media europea (5%), registra un arretramento rispetto al 2023 (4%) e si colloca al di sotto della traiettoria prevista dalla roadmap nazionale relativa al ‘Digital Decade’ (5,3% nel 2025). In questo contesto, l’Italia presenta inoltre una delle percentuali più basse di donne impiegate come specialiste ICT (16,6% contro il 19,5% europeo) e una ridotta incidenza di laureati ICT (1,6% del totale nel 2024).
Emerge, dunque, un disallineamento tra la crescente digitalizzazione del sistema produttivo, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese, e la disponibilità di competenze digitali tra la forza lavoro. A fronte di una quota di PMI digitalizzate superiore alla media UE, l’Italia continua, infatti, a registrare livelli di competenze digitali di base e di specialisti ICT inferiori ai benchmark europei. Questo divario rischia di ostacolare la piena valorizzazione degli investimenti in capitale tecnologico da parte delle imprese e rallentare la crescita.
L’Italia consolida i progressi nelle infrastrutture digitali: copertura della fibra al 77,6% e 5G al 99,8%
Un ulteriore ambito in cui l’Italia sta consolidando notevoli progressi riguarda le infrastrutture digitali. Il rapporto della Commissione mostra, infatti, che la fibra ottica fino ai locali (FTTP) e le reti fisse ad altissima capacità (VHCN) coprono il 77,6% delle famiglie, un dato in crescita di circa 7 punti percentuali rispetto al 2024. La copertura 5G risulta ormai pressoché universale, raggiungendo il 99,8% della popolazione (a fronte del 96,8% della media UE). Positivi, infine, i risultati nei servizi pubblici digitali per i cittadini (86,1 punti su 100) e nella sanità elettronica (e-Health), con un livello di accesso alle cartelle cliniche elettroniche superiore alla media UE (89,9 punti su 100 contro 86,5 punti su 100).
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