Booklet Economia - Settori e Lavoro: A inizio 2026 produzione manifatturiera lombarda ancora in crescita grazie alla domanda interna, mentre rallentano le vendite verso l’estero. Mercato del lavoro solido e occupazione più dinamica.
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La Lombardia nel confronto nazionale ed europeo. Focus specifici per Milano, Lodi, Monza Brianza, Pavia
I dati a consuntivo del primo trimestre 2026 restituiscono l’immagine di una Lombardia più forte delle attese, sostenuta in particolare dai consumi interni, sebbene non manchino elementi da monitorare, come la debolezza della domanda proveniente dai mercati internazionali.
Tra gennaio e marzo continuano a crescere i livelli di produzione manifatturiera, il fatturato dei servizi prosegue lungo un sentiero espansivo, anche grazie alla spinta generata dalle Olimpiadi di Milano-Cortina, e il mercato del lavoro regionale resta solido, con un aumento dell’occupazione, un calo della disoccupazione e un minor numero di inattivi. Tuttavia, le esportazioni delle imprese stazionano e si evidenziano flessioni nei flussi verso molti dei principali partner commerciali. Si tratta di segnali di rallentamento che richiedono attenzione, perché, anche se è stato firmato un accordo tra USA e Iran, che ha già portato a un calo del prezzo del petrolio intorno a 80$/barile (livelli più bassi da inizio marzo), occorreranno settimane, o addirittura mesi, per una piena normalizzazione delle catene globali di approvvigionamento e produzione. Inoltre, si consideri che il quadro appare molto differenziato per territori, su cui incidono soprattutto le diverse specializzazioni settoriali.
Manifattura
Secondo i dati a consuntivo del primo trimestre 2026, la manifattura lombarda prosegue il trend di espansione dell’ultimo anno. I livelli di produzione aumentano dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, segnando così il sesto incremento congiunturale consecutivo, e superano del 2,4% i livelli di un anno prima. La crescita è spinta, in particolare, dalla domanda interna, mentre gli ordini dall’estero rimangono sostanzialmente stabili. L’incremento regionale del 2,4% si posiziona sopra alla media italiana (+0,4%) e a tutti i Paesi europei di riferimento (Germania -2,8%, Spagna -0,1%, Francia +1,5%).
L’aumento della produzione manifatturiera lombarda accomuna tutte le classi dimensionali d’impresa: rispetto a un anno prima, l’attività cresce del 2,7% per le grandi realtà, del 2,8% per le medie imprese e dell’1,8% per quelle più piccole.
La performance positiva di inizio 2026 risulta diffusa anche a livello settoriale, segnalando un chiaro rafforzamento dell’abbrivio di fine 2025; la ripartenza è resa incerta nei mesi più recenti dal deterioramento dello scenario globale. Tra gennaio e marzo cresce marcatamente la produzione di mezzi di trasporto (+7,1% rispetto a un anno prima), seguita da legno-mobilio (+3,8%), pelli-calzature (+3,1%), siderurgia (+3,1%) e meccanica (+2,8%). Un aumento, seppur inferiore alla media, interessa anche alimentare (+2,2%), chimico-farmaceutica (+1,9%), carta-stampa (+0,9%) e tessile (+0,7%), che segna il primo incremento dopo tre anni di flessioni. Dall’altra parte, il calo più intenso riguarda l’abbigliamento (-3,4%) e una contrazione evidente interessa anche i prodotti derivati da minerali non metalliferi (-2,1%, la prima dopo oltre un anno di variazioni positive), mentre diminuisce solo lievemente la produzione di gomma-plastica (-0,3%).
Se, da un lato, i consumi interni spingono la produzione della manifattura lombarda a inizio anno, dall’altro, la performance sui mercati esteri risulta debole. Tra gennaio e marzo, il valore delle esportazioni lombarde rimane invariato rispetto a un anno prima; una stabilità che si confronta con la crescita media italiana dell’1,3%. Tra le regioni benchmark, la Lombardia performa comunque meglio della Cataluña (-1,4%) ed è in linea con l’Emilia-Romagna (+0,2%), mentre incrementi decisi interessano l’export di Bayern (+1,9%), Piemonte (+2,8%), Auvergne-Rhône-Alpes (+3,3%), Baden Württemberg (+4,6%) e Veneto (+5,1%).
La stazionarietà delle vendite lombarde all’estero è il risultato di un bilanciamento tra i contributi più positivi di mezzi di trasporto (+12,1% rispetto al primo trimestre 2025), farmaceutica (+9,7%), elettronica (+9,6%), metalli (+2,7%) e quelli più negativi di meccanica (-5,5%), moda (-7,9%) e chimica (-6,1%). Diminuiscono anche le esportazioni di alimentari (-4,6%), legno-carta (-4,5%), gomma-plastica (-2,4%) e apparecchi elettrici (-1,0%), seppur con un’incidenza più contenuta sulla dinamica complessiva.
L’andamento delle vendite estere nel primo trimestre nasconde divergenze anche in temini delle geografie di destinazione. Tra gennaio e marzo l’export cresce dell’1,0% su base annua verso gli altri Paesi dell’Ue27, mentre diminuisce dell’1,2% verso i mercati extra-europei. Tra i partner commerciali più prossimi, si contraggono le esportazioni verso Spagna (-2,6%) e Germania (-0,9%, che interrompe un anno di incrementi) e aumentano quelle dirette in Francia (+1,6%), Polonia (+3,0%) e Paesi Bassi (+7,9%). Ampliando lo sguardo ai principali mercati extra-Ue, cresce fortemente l’export verso la Svizzera (+21,2%), affiancata dall’incremento verso il Regno Unito (+1,6%), mentre continuano a diminuire le vendite dirette in USA (-4,4%), Turchia (-11,2%) e Cina (-12,7%). La debolezza delle esportazioni verso la Cina è coerente con le recenti dinamiche che accomunano l’intero continente europeo, che negli ultimi trimestri ha visto crescere il deficit commerciale verso il Paese asiatico, dove le esportazioni continuano a fare da traino mentre la domanda interna rimane stagnante. Viceversa, il calo annuo nelle vendite in USA, per quanto significativo, è frutto anche di un effetto base, facendo riferimento al primo trimestre del 2025, in cui l’effetto ‘frontloading’ aveva spinto le esportazioni lombarde.
Servizi
Nel primo trimestre 2026 il fatturato dei servizi in Lombardia cresce dello 0,4% a valori correnti rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,5% in confronto a inizio 2025, confermando la traiettoria positiva osservata gli ultimi anni, anche se in lieve rallentamento. L’incremento annuo lombardo supera (di poco) il +2,3% medio italiano e, tra i Paesi europei di riferimento, il +1,9% francese; si colloca, invece, sotto al +2,9% tedesco e al +3,9% spagnolo.
La crescita coinvolge tutti i settori, e appare evidente il contributo indotto dai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina. L’aumento di fatturato più marcato riguarda infatti alberghi e ristoranti (+4,4% su base annua), seguiti dai servizi alle persone (+2,8%), dai servizi alle imprese (+2,4%) e, infine, dal commercio all’ingrosso (+0,9%).
Mercato del lavoro
Tra gennaio e marzo 2026 l’occupazione regionale mostra un dinamismo più accentuato rispetto ai periodi precedenti. La Lombardia conta 4,63 milioni di occupati, ossia 39 mila persone in più rispetto a un anno prima (+0,8%); un incremento interamente attribuibile alla componente maschile (+1,9%), mentre continua a ridursi il numero di lavoratrici (-0,4%).
Questo aumento sintetizza il calo dei lavoratori dipendenti (-2,1%) e l’incremento di quelli autonomi (+14,3%), su livelli vicini al massimo storico. Scomponendo per settori, i contributi positivi delle costruzioni (+17,6%) e del commercio, alberghi e ristorazione (+4,0%), comparto sostenuto dall’effetto Olimpiadi, si contrappongono a quello negativo dei servizi (-2,3%), mentre l’apporto dell’industria è pressoché nullo.
Al contempo, il numero di disoccupati scende a 132 mila (-12 mila in un anno, -8,1%), con una flessione più marcata tra gli uomini (-9,1%) rispetto alle donne (-7,0%).
Dopo sette trimestri di incremento, torna a calare, seppur lievemente, anche il numero di inattivi in età lavorativa (-4 mila, -0,2%), ora pari a 1,77 milioni. Questa contrazione è dovuta unicamente alle forze di lavoro potenziali (-8,8%), ossia alla componente più facilmente riassorbibile dal mercato del lavoro, mentre aumentano le persone che non cercano un impiego e non sono disponibili a lavorare (+0,7%), difficilmente più attivabili.
Il tasso di occupazione lombardo sale quindi leggermente, al 70,3% (+0,3 punti percentuali da un anno prima), posizionandosi sempre ben sopra al valore medio nazionale (62,5%) e, tra le regioni benchmark, a Piemonte (68,5%) e Veneto (69,1%), ma sotto all’Emilia-Romagna (71,1%). Anche qui, però, emerge la divergenza di genere: aumenta per la componente maschile (77,7%, +1,1 p.p.), mentre si riduce per quella femminile (62,6%, -0,5 p.p.).
Parallelamente, il tasso di disoccupazione lombardo scende al ridottissimo 2,8% (-0,3 p.p.) e risulta inferiore a quello di tutte le regioni benchmark italiane (Veneto 3,1%, Emilia-Romagna 3,7%, Piemonte 5,4%) e al dato nazionale (5,4%).
Si riduce lievemente anche il tasso di inattività al 27,7% (-0,1 p.p.) a fronte del 33,8% medio italiano.
Lato cassa integrazione guadagni, nel primo trimestre 2026 il numero di ore autorizzate in Lombardia diminuisce del 4,0% su base annua, proseguendo lungo il trend decrescente avviatosi a metà 2025.
Il dettaglio dei territori
MILANO
Nel primo trimestre 2026 prosegue il percorso di crescita della produzione manifatturiera milanese, salita dell’1,2% rispetto al periodo precedente e del 4,3% in confronto ai livelli di un anno prima. L’incremento tendenziale è il più marcato da inizio 2022, a indicare un’importante espansione dell’attività industriale sull’avvio dell’anno, ed è ben più sostenuto della crescita media lombarda (+2,4%). Così come osservato nel quadro regionale, anche per la manifattura milanese la spinta alla produzione arriva dalla domanda interna, mentre la performance sui mercati esteri risulta negativa. Tra gennaio e marzo il valore delle esportazioni delle imprese del territorio cala, infatti, dello 0,5% rispetto a un anno prima, con flessioni che interessano la maggior parte dei settori manifatturieri. Le diminuzioni di export dal peso economico più rilevante riguardano moda (-14,0% rispetto al primo trimestre 2025), chimica (-9,4%) e meccanica (-6,5%); queste dinamiche negative sono solo parzialmente compensate dai forti incrementi di elettronica (+77,1%) e farmaceutica (+29,1%).
Sul fronte del mercato del lavoro, nel primo trimestre 2026 il numero di ore di Cassa Integrazione Guadagni autorizzate nella Città Metropolitana diminuisce fortemente (-45,5%). Va, tuttavia, sottolineato che tale calo è particolarmente intenso in quanto si confronta con le 5,1 milioni di ore del primo trimestre 2025, ossia il valore più elevato degli ultimi tre anni.
MONZA E BRIANZA
Nel primo trimestre 2026 il livello di produzione della manifattura monzese-brianzola rimane stabile rispetto al periodo precedente e cresce appena dello 0,7% su base annua. Si delinea quindi un nuovo rallentamento dopo il sostenuto incremento osservato a fine 2025 che pareva delineare un cambio di rotta rispetto alla dinamica sottotono dell’ultimo anno.
Il territorio riesce, tuttavia, a distinguersi positivamente sui mercati internazionali, con il valore delle esportazioni che cresce del 5,7% su base annua a fronte della stazionarietà regionale. L’incremento non appare però diffuso, ma risulta trainato dalla performance di pochi settori: l’aumento si concentra nei metalli (+36,9% rispetto al primo trimestre 2025), nella chimica (+6,9%), nel legno-carta (+5,5%) e nell’elettronica (+5,2%). Al contrario, gli altri comparti della manifattura registrano flessioni delle vendite verso l’estero, tra cui le più rilevanti sono moda (-23,0%), meccanica (-6,6%), automotive (-22,9%) e farmaceutica (-3,3%). Diminuisce anche l’export della specializzazione territoriale del design-arredo (-1,7%).
Sul fronte del mercato del lavoro, nel primo trimestre 2026 il numero di ore di Cassa Integrazione Guadagni autorizzate si riduce del 22,8% rispetto a un anno prima, segnando la terza flessione trimestrale consecutiva.
LODI
Nel primo trimestre 2026 l’attività manifatturiera delle imprese lodigiane si contrae dello 0,3% rispetto a fine 2025 e del 3,7% in confronto ai livelli di un anno prima. Si tratta di una dinamica in forte controtendenza rispetto all’espansione osservata a livello regionale (+2,4%) e che segna la prima flessione tendenziale dopo circa due anni e mezzo di crescita.
Il calo della produzione è dovuto a un mancato sostegno da parte degli ordinativi sul fronte sia interno sia estero. In particolare, tra gennaio e marzo il valore dell’export lodigiano diminuisce del 21,6% rispetto a un anno prima; tuttavia, la quasi totalità della contrazione si riconduce all’elettronica (-38,9%) e al netto di questo settore il calo delle esportazioni provinciali si riduce al -1,2%. Dall’altra parte, il contributo positivo più incisivo arriva dagli apparecchi elettrici (+24,7%).
Sul fronte del mercato del lavoro, nel primo trimestre 2026 il numero di ore di Cassa Integrazione Guadagni autorizzate cala del 41,7%. Si tratta di una riduzione marcata, che va tuttavia letta alla luce del confronto con il primo trimestre 2025, caratterizzato da livelli particolarmente elevati: il dato più recente risulta infatti già in linea con la media dei trimestri precedenti.
PAVIA
Tra gennaio e marzo 2026 la produzione della manifattura pavese diminuisce per il secondo trimestre consecutivo su base congiunturale (-0,9%), segnalando un rallentamento, ma rimane sopra ai livelli di un anno prima dell’1,5%, sebbene l’espansione tendenziale sia più contenuta di quella media lombarda (+2,4%).
A una complessiva tenuta dei livelli produttivi si affianca, però, la performance negativa sui mercati internazionali. Nel primo trimestre 2026 il valore delle esportazioni delle imprese pavesi diminuisce del 14,0%, registrando il calo più marcato del periodo post-Covid. Buona parte di questa contrazione è tuttavia dovuta a una flessione dell’export farmaceutico (-30,1%), al netto del quale la variazione provinciale si riduce al -7,0%, che rimane comunque un segnale di debolezza diffusa tra i settori manifatturieri. Altre variazioni negative rilevanti riguardano meccanica (-10,8%) e alimentare (-11,4%), mentre l’unico contributo positivo di rilievo per peso economico arriva dai metalli (+8,7%).
Sul fronte del mercato del lavoro, nel primo trimestre 2026 il numero di ore di Cassa Integrazione Guadagni autorizzate diminuisce del 50,8% su base tendenziale, in un trend di riduzione che prosegue da quattro trimestri.
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