Booklet Economia - Previsioni: Il conflitto in Medio Oriente indebolisce le prospettive di crescita per il 2026. Pil lombardo rivisto al ribasso da +1,0% a +0,6%. Ricadute maggiori per l'industria
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La Lombardia nel confronto nazionale ed europeo. Focus specifici per Milano, Lodi, Monza Brianza, Pavia.
Il quadro complessivo: Lombardia e Italia
Il conflitto in Medio Oriente, giunto ormai all’ottava settimana, sta minando le prospettiva di crescita dell’economia globale, con inevitabili ricadute anche su Italia e Lombardia. La crisi iraniana ha infatti portato a una rapida escalation nei prezzi dell’energia, ridotto la fiducia di imprese e consumatori elevando ancora il grado di incertezza, e messo a rischio le catene di fornitura e il commercio globale con la chiusura dello Stretto di Hormuz, tutti fattori che pesano in particolar modo sull’industria. Va sottolineato, anche, che questo shock arriva in una fase in cui l’economia lombarda stava dando segnali consistenti di un nuovo slancio, con la ripresa della produzione manifatturiera e la spinta delle Olimpiadi ai servizi.
La durata del conflitto e soprattutto delle sue ricadute nell’area del Golfo sarà quindi cruciale per determinare quanto la crisi iraniana frenerà il rilancio che era in atto.
In uno scenario in cui il conflitto dura tre mesi, stimiamo che l’economia lombarda crescerà dello 0,6% nel 2026, sopra la media nazionale (+0,3%), ma in netto ribasso rispetto al +1,0% previsto a gennaio. Lo shock colpisce più duramente la Lombardia, e in generale il Nord Italia, rispetto al resto del Paese, a causa della maggiore concentrazione ed esposizione dell’industria in questi territori. L’aumento dell’incertezza fa sì che l’impatto si espanda anche ai servizi, lato offerta, e a consumi e investimenti, lato domanda: la crescita di quest’ultimi è particolarmente rivista al ribasso per il 2026. Come nelle stime di gennaio, l’incremento annuo per l’economia del ‘Quadrilatero’ di Assolombarda è previsto sopra la media regionale, ma viene anch’esso corretto al ribasso da +1,6% a +1,0%.
Il quadro lombardo rimane, così, all’interno della media dell’area euro, che secondo le previsioni della BCE è attesa espandersi in un intervallo fra +0,9% (scenario più favorevole) e +0,4% (scenario più sfavorevole).
Il quadro lombardo: settori, occupazione e consumi
Dal punto di vista settoriale, ci attendiamo che la crisi iraniana impatti innanzitutto sull’industria, con ripercussioni maggiori in Lombardia rispetto al resto d’Italia. L’esposizione del comparto è più alta al Nord, sia per una struttura produttiva più soggetta ai rincari dell’energia e dei beni intermedi (e alle relative difficoltà di approvvigionamento), sia per la maggiore propensione al commercio internazionale. La crescita attesa in Lombardia per il valore aggiunto industriale è quindi dimezzata da +0,8% a +0,4%. Anche la previsione per i servizi lombardi è corretta al ribasso da +1,0% a +0,6%, con il terziario frenato principalmente dai servizi alle imprese e più in generale dal deterioramento della fiducia, che però fa seguito all’accelerazione arrivata dalle Olimpiadi Invernali.
Stimiamo che il rallentamento dell’attività economica abbia ricadute più lievi sul mercato del lavoro. Le aspettative per l’occupazione regionale nel 2026 si collocano ora al +0,3%, in riduzione dal +0,5% previsto prima del conflitto. Lo scenario era comunque di una crescita moderata dopo il record storico raggiunto nel 2025 e con il tasso di disoccupazione ormai su livelli frizionali (3,0%).
Infine, prevediamo un impatto limitato sui consumi regionali nel 2026, attesi al +1,0%, a fronte del +1,1% stimato a gennaio. Ci si attende che l’aumento dell’inflazione possa essere relativamente contenuto (al momento) e che, in ogni caso, pesi meno sui consumi delle famiglie lombarde rispetto a quelle del Centro Sud.
Milano
Le nuove previsioni riportano per Milano un’espansione annua del Pil dell’1,1%, un ritmo quasi doppio rispetto alla Lombardia, ma con un consistente ridimensionamento rispetto alle attese di gennaio (+1,7%). Ciò è dovuto in primis all’impatto della crisi sull’industria, che sarebbe particolarmente pronunciato nella Città Metropolitana, e a un concomitante rallentamento delle esportazioni. Rispetto alla media lombarda, per altro, l’export di Milano è più direttamente esposto all’area del conflitto in Medio Oriente, dove arrivano il 6,1% delle vendite estere metropolitane totali. La previsione incorpora già il contributo dei Giochi Olimpici di Milano Cortina e in generale prefigura ancora un contributo positivo dal terziario.
Lato occupazione, l’espansione nel 2026 è stimata all’1,4%, meno di quanto formulato in precedenza (+1,9% a gennaio), ma comunque consistente rispetto alla media regionale.
Monza Brianza
L’espansione economica di Monza e Brianza nel 2026 è rivista allo 0,6%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto alla stima di gennaio e ora allineata alla media lombarda. In questo scenario, la trasmissione dello shock avviene prevalentemente attraverso l’industria, la cui crescita risulta fortemente ridimensionata, e le ripercussioni sul fronte delle esportazioni. Dal punto di vista commerciale, la manifattura monzese ha una esposizione consistente all’area del conflitto, dove è diretto il 4,9% dell’export provinciale, quota che sale per alcuni settori distintivi del territorio come meccanica, chimica e design-arredo.
Sul fronte dell’occupazione, nel 2026 il numero di lavoratori sul territorio è stimato aumentare dello 0,2%, meno rispetto alle attese di gennaio (+0,7%), ma in linea con la media lombarda.
Lodi
Una revisione al ribasso rispetto alla stima pre-conflitto interessa le previsioni per la provincia di Lodi nel 2026, che ora si collocano su una crescita dello 0,4% (0,7% a gennaio). L’impatto appare quindi relativamente moderato, in parte grazie alla specializzazione della manifattura provinciale in alcuni settori a-ciclici e potenzialmente più isolati dallo shock, anche se il comparto alimentare è tra i più esposti nel caso di un prolungamento del conflitto. In termini di commercio estero, l’esposizione di Lodi ai Paesi medio orientali coinvolti dal conflitto è limitata all’1,7% dell’export complessivo.
Sul fronte dell’occupazione, le deboli attese di crescita formulate prima del conflitto (+0,3%) si tramutano in previsioni di una contrazione di -0,2%.
Pavia
La previsione per l’economia pavese è rivista al ribasso al +0,4% dal +0,9% stimato a gennaio, restando leggermente al di sotto della crescita lombarda. Questa correzione è il risultato, come nel resto della regione, di una minor spinta da parte della manifattura, ma anche di una revisione al ribasso per il terziario, la cui espansione è ridimensionata specialmente nei servizi alle imprese. Sul fronte commerciale, l’esposizione diretta all’area del conflitto riguarda il 4,4% delle esportazioni territoriali, con potenziali vulnerabilità soprattutto nella meccanica.
In termini occupazionali, lo scenario prevede un incremento nel numero di occupati dello 0,2% (da +0,4% a gennaio).
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