Biffi, l'Ai, i nuovi mercati e l'industria «E sì alla legge speciale per Milano»
L'intervista di Alvise Biffi, Presidente Assolombarda - Il Giorno, 5 febbraio 2026
Il Presidente di Assolombarda: i Giochi spingono la crescita. Non siamo solo turismo e servizi ma fabbriche «Dal digitale più produttività. L'accordo col Golfo? Un modello. E ora affari con India, Canada e Mercosur»
Una legge speciale per Milano, perché la politica possa viaggiare alla velocità dell'economia, progetti concreti per portare le imprese in nuovi mercati, attrazione degli investimenti esteri, digitalizzazione estesa. La ricetta della competitività di Milano e della Lombardia per Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, passa da nuovi strumenti per lo sviluppo.
Qual è lo stato di salute dell'economia nel quadrilatero MilanoMonza-Lodi-Pavia?
«Direi buono. Alcuni distretti risentono di difficoltà, come automotive, tessile e la chimica collegata a questo settore, ma crescono alimentare e farmaceutico. Anche le Olimpiadi ci aiuteranno: il nostro Centro studi stima una crescita nel 2026 che passa dall'1,1% previsto in precedenza all'1,6%...».
I dazi Usa non sembrano avere pesato più di tanto...
«Nell'immediato no, ma il rischio è nel medio-lungo termine. Oggi i contratti sono in essere e i dazi sono stati assorbiti dai clienti in massima parte, poi al rinnovo si troveranno nuovi equilibri, fra margini e volumi. La sfida è non farci sostituire da altre filiere. Ecco perché siamo andati a Dubai. Dalla crisi nasce un'opportunità. Molte aziende nel tempo hanno consolidato l'export su mercati storici come Usa, Germania, Francia, pur essenziali. La scossa internazionale è arrivata, ma ci ha concesso il tempo di differenziare. Abbiamo puntato sul Golfo non solo perché è un'area in crescita, con un forte interesse alle infrastrutture in trasporti, gestione dei rifiuti, intelligenza artificiale, su cui hanno in campo il più grande investimento al mondo, ma perché sono un crocevia verso Africa, Sud Est Asiatico e India. Hanno accordi di partnership che investendo lì consentono di aprire finestre su mercati enormi».
La politica di internazionalizzazione non è nuova...
«Nuovo è l'approccio. Costruiamo partnership. Cerchiamo e troviamo un attore credibile locale, che consenta a realtà piccole e medie di accedere a un contesto di investimenti già costruito, di aggregarsi. L'accordo con il gruppo kuwaitiano Alghanim è significativo. Noi ci mettiamo l'interesse delle nostre settemila imprese, con i servizi che forniamo. Sace sostiene per l'assicurazione al credito, Simest supporta il piano per gli investimenti di internazionalizzazione: un pezzo del sistema Italia che funziona. Un modello nuovo, che sta creando grande interesse. E lo replicheremo. Verso l'India, con cui l'Ue ha appena sottoscritto un accordo, verso il Canada, che vuole investire non più solo negli Usa, verso il Mercosur».
Come cambia Assolombarda?
«Continueremo nella nostra funzione di rappresentanza, cui affiancheremo progetti concreti di sviluppo delle imprese. Le prime reazioni sono molto positive». Nell'ultima assemblea ha puntato tutto sull'Ai, varando il progetto Forgia, un ecosistema unico, in cui far dialogare in sicurezza i dati di tutte le aziende associate. «Uno standard unico, che faccia massa critica sui mercati anche nel rapporto con i committenti di filiera. Ma anche un'opportunità di attrazione di investimenti. Con l'Ai la produttività delle nostre imprese cresce del 10%, un dato che vale 2,5 miliardi. E questo interessa anche ai partner del Golfo. Che verranno qui a studiare il modello e ci porteranno da loro a discuterne.».
Le Olimpiadi finalmente iniziano. Serviranno davvero alla Lombardia?
«Sì. Generano una produzione complessiva di 2,5 miliardi sul territorio milanese. E danno un patrimonio di credibilità e visibilità immenso. Se la logistica è complessa, gestirla bene sarà un ulteriore segno di efficienza. La prima legacy è il congresso mondiale di cardiologia del 2027. Lo inseguivano da anni. Sarà un volano per le industrie del settore».
Dopo il caso urbanistica Milano rischia di fermarsi?
«L'industria cresce, gli investimenti internazionali continuano. Anche sui data center, settore chiave per l'innovazione. Si è messa in discussione un certo tipo di urbanistica, ma Milano è di più. Non è solo servizi e turismo, che pure è ai vertici della spesa italiana, ma fabbriche, tecnologia. Ecco perché siamo a favore di una legge speciale per Milano. La politica deve muoversi alla velocità della società. Pensiamo alle industrie che per ampliare una fabbrica devono discutere con due o tre comuni, con regole e tempi diversi. Infrastrutture, turismo, terziario e industria hanno bisogno di connessioni, di politiche coordinate. È essenziale riuscirci, siamo il territorio a più alta concentrazione industriale d'Europa, un laboratorio per il Paese, unici perché integriamo innovazione e industria tradizionale».
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