L'ecosistema dell'innovazione pavese
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Fattori abilitanti - Filiera della conoscenza - Impatto
L'ecosistema è l'infrastruttura invisibile che permette a un territorio di non subire il futuro, ma di progettarlo. È una rete complessa di attori diversificati che, interagendo tra loro, accelerano la trasformazione della ricerca e dell’innovazione in valore economico e sociale. In questa prospettiva, Pavia presenta chiari punti di forza, cui si affiancano potenziali da moltiplicare, ma anche debolezze strutturali su cui agire.
Di seguito si traccia una visione d’insieme dello studio, con l’obiettivo di comprendere il posizionamento competitivo di Pavia su ricerca e innovazione nel più ampio contesto lombardo e italiano e portando in primo piano le evidenze principali lungo la catena del processo innovativo.
Partendo dai fattori abilitanti, Pavia poggia la propria forza sulla presenza di un bacino consistente di giovani studenti, pari a 30,3 mila iscritti all’Università e all’Istituto Universitario di Studi Superiori, in forte espansione negli ultimi anni (+17,2% tra il 2019/2020 e il 2024/2025) e concentrato in corsi a elevato profilo qualitativo (i dottorati sono raddoppiati in sei anni, con oggi più di 1.300 iscritti). Soprattutto, si registra una sempre maggiore attrattività verso giovani da fuori la provincia: in particolare, gli studenti con residenza a Milano sono circa 4.900 nell’ultimo anno accademico, mille in più rispetto al 2019, rappresentando quindi quasi un quinto del totale iscritti al sistema universitario pavese. Punte di eccellenza sono, inoltre, i 14 ricercatori afferenti ad enti locali e vincitori di un grant dello European Research Council per la ricerca di eccellenza a livello europeo. Tuttavia, questo potenziale di capitale umano non si trasferisce completamente sul territorio perché molti dei laureati formati localmente non si fermano poi, qui, a vivere e lavorare. I dati sulla popolazione residente dicono, infatti, che a Pavia la percentuale di laureati tra i 25 e i 39 anni è pari al 25,3% nel 2024, quota nettamente inferiore alla media lombarda (34,4%) e anche nazionale (30,9%); il tasso di partecipazione a iniziative di formazione continua è limitato all’8%; i Neet sono ancora circa 9,7 mila (il 12,7% dei 15-29enni pavesi) nonostante i robusti miglioramenti attuati negli ultimi anni. Inoltre, si consideri che al 2025 risultano iscritti all’Anagrafe all’estero quasi 43 mila cittadini della provincia, con una incidenza rispetto alla popolazione residente piuttosto elevata e pari al 7,9%: il 23% ha tra i 18 e i 34 anni e, soprattutto, il 26% tra i 35 e i 49 anni (quest’ultima coorte, segna addirittura un +41% rispetto al 2019).
In termini di risorse, dopo Milano saldamente al vertice, Pavia si distingue come unico altro polo regionale di attrazione di fondi europei per l’innovazione su base competitiva: 57,2 milioni di euro di risorse Horizon Europe aggiudicate finora, il 6,1% del totale regionale, l’1,3% del totale italiano, con un protagonismo dell’Università, ma anche una diversificazione che rispecchia le specializzazioni settoriali locali, dagli enti attivi in ambito Life Science (IRCSS, CNAO, imprese), allo IUSS, ai centri di ricerca e le realtà private focalizzate sull’ingegneria sismica (in particolare, Fondazione Eucentre), alla Fondazione Chips.IT.
In termini di infrastrutturazione digitale, nonostante la sensibile accelerazione in atto, persiste un ampio gap da colmare: è balzata al 51,1% la percentuale di famiglie pavesi con una connessione di nuova generazione ad altissima capacità (FTTH), ma è ancora 20 punti percentuali in meno rispetto alla media lombarda.
Focalizzando ora l’attenzione sulla vera e propria filiera della conoscenza e partendo a monte, si sottolinea primariamente la qualità della formazione accademica offerta dall’Università, evidente nella capacità dell’ateneo di scalare i ranking internazionali negli ultimi anni, così come nella crescente attrattività verso studenti internazionali: erano il 5,5% del totale prima della pandemia e sfiorano oggi l’11%, che in termini assoluti significano 59 studenti internazionali ogni 10mila abitanti, quasi la stessa densità rilevata a Milano (63).
Lato ricerca, poi, Pavia presenta una consistente densità scientifica (più di 3,8 mila articoli pubblicati nel 2025, il 14,3% del totale regionale, il 3,7% nazionale), soprattutto in ambito Life Science (53,5% del totale provinciale). La percentuale di pubblicazioni di elevata qualità è buona (0,9% del totale sono articoli altamente citati) ma inferiore alla media lombarda (1,3%), così come il grado di apertura internazionale (il 53,8% delle pubblicazioni ha un partner estero vs il 57,7% in regione). Modesta, invece, è la collaborazione con partner industriali, con solo il 2,6% degli articoli svolto in congiunzione con una impresa (4,5% in Lombardia, peraltro quota già molto ridotta rispetto ai migliori peer europei).
Infine, scendendo a valle, lato capacità brevettuale i volumi sono esigui (107 brevetti depositati allo European Patent Office tra il 2020 e il 2024, l’1,8% del totale lombardo), concentrati nella meccatronica (47, specialmente macchinari per la filiera agricola, calzaturiera e farmaceutica), nel Life Science (24), nella Chimica (17) e nella Microelettronica (7). Il tratto positivo e distintivo è la propensione alla collaborazione, con Pavia al vertice in Lombardia per incidenza di brevetti condivisi con attori esterni alla provincia (11,2 collaborazioni ogni 100 domande).
Infine, in termini di impatto, è utile monitorare nel tempo alcuni indicatori per cogliere le tendenze e orientare gli sforzi. Il Pil pavese è stagnante nel 2025 e le prospettive al 2026 sono improntate alla cautela; investire con più decisione su ricerca e innovazione può sicuramente influire su questa traiettoria di crescita. Le esportazioni delle imprese locali segnalano, comunque, una significativa competitività, con il 66,9% delle vendite estere concentrate nel manifatturiero high tech e medium-high tech. Anche l’occupazione è piuttosto elevata nei settori a più alta intensità di conoscenza del manifatturiero e dei servizi (35,6% del totale). Tuttavia, ci sono ampi margini di espansione rispetto ad altre province limitrofe sul fronte delle nuove iniziative imprenditoriali innovative: nel pavese si contano appena 121 startup e PMI innovative (l’1,7% del totale regionale), con un fatturato complessivo di quasi 118 milioni di euro nel 2024 e un valore aggiunto di 56 milioni. Tra i punti di forza dell’ecosistema emerge la proficua interazione tra mondo della ricerca e dell’impresa: ben 39 realtà innovative (delle 121 mappate) hanno legami con l’Università di Pavia, da veri e propri spin-off universitari a relazioni di collaborazione e professionali di altra forma. Dal punto di vista settoriale, oltre a una quota significativa di realtà che operano nell’ICT, ricorrono i settori di specializzazione del territorio, dal Life Science (22 imprese), alla meccanica (10), all’agroalimentare (8), alla microelettronica (5). Il Corporate Venture Capital, invece, è un chiaro elemento di debolezza, con solo l’1,3% delle imprese innovative che presenza investimenti corporate (3,6% la media regionale nel 2025, già molto ridotta).
In chiusura, si ricorda che nella seconda parte del Rapporto sono presenti schede di approfondimento sui principali attori dell’innovazione attivi sul territorio.
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