L'intervista del Presidente Alessandro Spada su La Stampa Intervista

L'intervista del Presidente Alessandro Spada su La Stampa

La Stampa - 15 ottobre 2020

L'epidemia ha profondamente mutato il sistema economico e non sarebbe possibile immaginare che gli organici delle aziende rimangano quelli che erano prima del Covid. Alessandro Spada, nuovo numero uno di Assolombarda, spiega così la richiesta degli imprenditori di porre fine al blocco dei licenziamenti.

Presidente Spada, per quale motivo gli imprenditori chiedono la fine del blocco? C'è da attendersi un'ondata di espulsioni dagli uffici e dalle fabbriche?

"Per la verità nei miei incontri di queste settimane con le aziende lombarde non ho avuto questa impressione. In alcuni settori anzi c'è una ripresa incoraggiante".

Per quale motivo allora dal palco della recente assemblea di Assolombarda è venuta la richiesta di far cessare il blocco dei licenziamenti?

"L'Italia è l'unico Paese europeo in cui vige il blocco dei licenziamenti. Una misura eccezionale, legata all'emergenza e che certamente aveva senso nel momento più difficile, quando si trattava di evitare che il lockdown generalizzato cancellasse intere realtà produttive".

Oggi non c'è più quel rischio?

"Oggi stiamo assistendo alla graduale ripresa di alcuni settori mentre altri pagano ancora duramente gli effetti della pandemia. Si tratta di modulare i provvedimenti tenendo conto di questa realtà in mutamento".

Secondo lei quante aziende senza il blocco licenzieranno e quanti sono i posti di lavoro a rischio?

"Ecco una domanda che un imprenditore non si fa mai. Chi ha la responsabilità di un'azienda pensa a come farla crescere, non a come tagliare gli organici".

Ma lei guida la principale associazione territoriale di Confindustria. Quasi 7.000 associati adesso che avete anche inglobato gli imprenditori di Pavia. Ci sarà una percentuale di posti di lavoro che sono a rischio. Secondo lei quale potrebbe essere?

"Non sarebbe serio dare una percentuale. Ci sono settori, come la manifattura, che hanno fatto registrare forti riduzioni della produzione a marzo e aprile e che successivamente sono lentamente risaliti. In alcuni casi i miei colleghi prevedono addirittura di chiudere il 2020 con risultati migliori del 2019. Ma, diciamolo, sono eccezioni".

Qual è invece la regola?

"Ci sono settori pesantemente colpiti dalla crisi. Ancora oggi, ad esempio, chi opera nelle attività legate al turismo e ai servizi subisce cali di fatturato tra il 50 e l'80 per cento".

In quei casi quali effetti ha il blocco dei licenziamenti?

"Purtroppo ci sono settori in cui la pandemia ha profondamente modificato il panorama economico. E che non è detto che possano continuare ad essere gestiti con gli organici che avevano fino al febbraio scorso".

Come fare per attutire gli effetti sociali delle prevedibili riduzioni di organico?

"Nei settori più in difficoltà si tratterà di prevedere ammortizzatori sociali per un periodo di tempo più lungo. Inoltre, in tutti i settori, diventa fondamentale investire sulla formazione, leva strategica a garanzia della rioccupabilità delle persone. In particolare la formazione tecnica. Abbiamo bisogno di figure con competenze tecniche ed informatiche. Una delle strade è quella di spingere in questa direzione fin dalla scuola. Abbiamo iniziato questo percorso già negli anni scorsi stabilendo un rapporto stretto con gli Istituti tecnici, seguendo il modello tedesco".

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