Biffi: “Milano e il Quadrilatero Assolombarda sono i territori della nuova industria: diventiamo fabbrica dell’AI” Comunicato stampa

Biffi: “Milano e il Quadrilatero Assolombarda sono i territori della nuova industria: diventiamo fabbrica dell’AI”

Assemblea Generale di Assolombarda

Milano, 12 ottobre 2026 – Si è svolta oggi al Teatro Dal Verme di Milano l’Assemblea Generale di Assolombarda, dedicata alle sfide della competitività e della politica industriale. Al centro della relazione del Presidente Alvise Biffi, la necessità di accelerare la crescita e la produttività, puntando sulla physical AI, sull’internazionalizzazione e sulla capacità del territorio di trasformare l’innovazione in sviluppo industriale.

Alla presenza di imprenditori nazionali e internazionali, istituzioni e rappresentanze diplomatiche sono intervenuti: Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda; Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei Ministri; Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria; Giuseppe Sala, Sindaco di Milano; Attilio Fontana, Presidente di Regione Lombardia; Monsignor Vincenzo Paglia.

 

LA RELAZIONE DI ALVISE BIFFI, PRESIDENTE DI ASSOLOMBARDA

Crescita e produttività: l'“uno virgola” non può diventare la nostra velocità naturale

“Il titolo che abbiamo scelto per questa Assemblea è ‘Rising Industry’. Crescere. Ed è una necessità per il nostro Paese. Quest’anno, nonostante il contesto incerto, avremo una crescita migliore delle attese, sopra l’1%. È ancora troppo poco. Quell’“uno virgola” segnala un limite molto concreto alla capacità delle nostre imprese e del Paese di avanzare. E non possiamo abituarci, soprattutto quando i Paesi con cui ci siamo confrontati in questi mesi, dagli Stati Uniti ai mercati del Mercosur fino agli Emirati Arabi Uniti, hanno una crescita che corre a ritmi doppi rispetto ai nostri”.

La produttività sia finalmente al centro della politica industriale

“La produttività resta l’unica strada per generare benessere diffuso, a partire dai salari, per questo motivo dobbiamo insistere nel renderla la questione di politica industriale del nostro tempo. Sono diversi i fattori che da tempo bloccano la nostra corsa, tra questi i più importanti sono la dimensione delle imprese, la carenza delle competenze digitali, i pochi investimenti in ricerca e sviluppo, il circolo vizioso salariale e, sempre più, i costi dell’energia”.

Portare l’AI nell’economia reale è la chiave per la produttività

“L’Intelligenza Artificiale è una grande opportunità per invertire questa rotta. Come ha detto Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, la vera partita dell’intelligenza artificiale per l’Europa si gioca nel portarla dentro l’economia reale: nella salute, nei trasporti, nell’energia. Per l’Italia significa un’opportunità imperdibile. Siamo il secondo Paese manifatturiero europeo, con filiere altamente specializzate e una conoscenza dei processi industriali costruita in decenni di produzione. Abbiamo quindi una base industriale sulla quale costruire un vantaggio competitivo anche nell’intelligenza artificiale. E nel Quadrilatero dei territori di Assolombarda - con Milano, Monza Brianza Lodi e Pavia - queste condizioni sono ancora più forti, perché la densità industriale incontra uno degli ecosistemi dell’innovazione più avanzati del Paese. E abbiamo l’industria degli innovation services che coniuga in modo perfettamente sinergico gli ingredienti di questa trasformazione: manifattura, tecnologica e servitizzazione”. 

L’adozione dell’AI sta accelerando: il 49% delle nostre imprese già la usa, era il 20% nel 2024

“Abbiamo coinvolto 700 aziende dei nostri territori, di settori e dimensioni diverse per capire a che punto siamo a livello di maturità e diffusione dell’intelligenza artificiale, insieme al Politecnico di Milano: i risultati ci dicono almeno tre cose. La prima è che la sua adozione sta accelerando. Al momento il 49% delle nostre imprese ha già progetti attivi sull’intelligenza artificiale e un altro 18% prevede di adottarla a breve. Si tratta di un buon segno perché a fine del 2024 la percentuale era inferiore al 20%. La seconda è che la dimensione dell’impresa fa la differenza, ma non è l’unico fattore. Lo stato di adozione, infatti, è pari al 40% nelle microimprese, al 41% nelle piccole, sale al 48% nelle medie e raggiunge il 79% nelle grandi aziende, ma nelle startup innovative siamo già al 77%, quasi quanto nelle grandi imprese. Si tratta di un miglioramento significativo rispetto all’anno scorso quando l’adozione riguardava prevalentemente le grandi imprese (39%), mentre le PMI si fermavano al 15%.  Il terzo punto riguarda la nostra grande materia prima critica: la qualità dei dati industriali. Persino tra le grandi imprese, circa una su due sta ancora lavorando per migliorarla. La tecnologia sta entrando nelle imprese ma dobbiamo andare oltre il suo utilizzo solo per efficienza, snellimento di processi e riduzione dei costi operativi. L’Intelligenza artificiale deve incidere sulle caratteristiche che distinguono il nostro modello industriale, rafforzando ciò che ci rende competitivi: qualità, specializzazione, capacità di adattamento, conoscenza dei processi, ruolo nelle filiere e presenza sui mercati”.

forgIA è già realtà: dalla fase pilota corre verso una nuova dimensione industriale

“È esattamente da questi presupposti che eravamo partiti con forgIA, presentandola come una scommessa: creare un ecosistema nel quale le imprese potessero estrarre e raffinare dati industriali e metterli al sicuro rendendoli interoperabili lungo la filiera senza perderne il controllo. Per cooperare dove conviene cooperare e continuare a competere dove è giusto competere. forgIA era un progetto lanciato all’Assemblea Generale dello scorso anno, oggi è realtà: dalla fase pilota corre verso una nuova dimensione industriale. Abbiamo coinvolto 20 imprese early adopter, lavorando con loro sui processi e sui bisogni reali. Sono emersi oltre 60 casi d’uso in cui l’ecosistema forgIA può fare la differenza per l’adozione dell’intelligenza artificiale in specifiche catene del valore e alcuni di questi sono già in fase di produzione. E sta prendendo forma anche l’Industrial Data Ecosystem: oggi abbiamo una prima piattaforma concretamente accessibile alle imprese, nella quale federare dati e asset digitali in modo sicuro, accedere a servizi di intelligenza artificiale e sviluppare insieme nuove applicazioni. Intorno a questo progetto hanno lavorato l’Advisory Board Artificial Intelligence, il gruppo Innovation Services di Assolombarda e abbiamo costruito partnership nazionali e internazionali importanti, da NVIDIA a Core42, mentre stiamo allargando il lavoro alle filiere, coinvolgendo le associazioni industriali nei settori nei quali vogliamo sviluppare nuovi casi d’uso.  Inoltre, forgIA è anche cultura. In sette mesi abbiamo coinvolto oltre 700 persone in incontri dedicati lavorando sulle competenze, sull’adozione e sulla diffusione di una cultura del dato”.

La nuova sfida è la physical AI. Milano e il Quadrilatero Assolombarda sono i territori della nuova industria: diventiamo fabbrica dell’AI

“Ma la frontiera si sta spostando ancora. Adesso l’intelligenza artificiale sta uscendo dagli schermi per entrare nelle fabbriche, nei robot, nei magazzini, nei sistemi logistici, nelle macchine.  È la physical AI: l’incontro tra intelligenza artificiale e mondo fisico. E la prospettiva cambia parecchio. Perché quando la tecnologia deve diventare movimento, precisione, produzione, non bastano algoritmi, agenti e capacità di calcolo. Servono robotica, meccatronica, automazione, sensoristica, macchine utensili, componentistica, ingegneria. Serve industria. Serviamo noi. Questa è la nostra grande opportunità. Questa volta non dobbiamo limitarci a adottare la tecnologia: possiamo finalmente contribuire a costruirla. Non dobbiamo inseguire Stati Uniti e Cina cercando di diventare una copia di ciò che sono loro.  Il nostro spazio è un altro: arrivare per primi alla nuova frontiera della physical AI, facendo leva sulle caratteristiche che distinguono la nostra industria. Perché la misura del successo non sarà quanta intelligenza artificiale avremo adottato, ma quanto saremo capaci di trasformarla in produttività e crescita. Con forgIA abbiamo costruito le basi. Ora vogliamo fare del nostro Quadrilatero la fabbrica dell’AI, un punto di riferimento sulla scena internazionale, al pari della Silicon Valley.

Legge di Bilancio: fare tutto il possibile per stimolare l’innovazione

“Per diventare fabbrica dell’AI servono strumenti di politica industriale capaci di velocizzare gli investimenti delle imprese: in Legge di Bilancio chiediamo di fare tutto il possibile per stimolare l’innovazione. Il Piano Transizione 5.0 e il nuovo iperammortamento vanno in questa direzione. L’orizzonte triennale e una dotazione finanziaria rilevante danno alle imprese un quadro più stabile nel quale programmare investimenti strutturali. L’interesse del sistema produttivo è forte, ora è importante garantire un’attuazione efficace, chiara e tempestiva del Piano snellendo gli oneri burocratici. E c’è un punto sul quale crediamo sia utile intervenire: reintegrare la possibilità di acquisire software in modalità Software as a Service, come già previsto in passato. Significa allineare la misura al modo in cui oggi le imprese si digitalizzano, evitando che un limite formale finisca per penalizzare chi utilizza modelli in abbonamento rispetto a chi può capitalizzare gli investimenti. E soprattutto, lasciare aperta la porta alle nuove modalità di utilizzo dell’intelligenza artificiale che si stanno sviluppando e che continueranno a evolvere. Il nuovo iperammortamento rappresenta già anche un primo sostegno alla physical AI. Tra i beni agevolabili rientrano, infatti, robot e umanoidi, le infrastrutture di calcolo necessarie ad addestrarli e i software che li rendono intelligenti, capaci cioè di imparare, adattarsi all’ambiente, interagire con le persone e prendere decisioni in autonomia. È un segnale importante perché la physical AI sarà uno dei principali driver di crescita del manifatturiero nel prossimo decennio e accogliamo con favore la crescente attenzione che questo tema sta ricevendo nel dibattito pubblico nazionale. È tempo di alzare l’ambizione”.

Nel Quadrilatero di Assolombarda la produttività cresce ma le piccole rimangono indietro: digitalizzazione e competenze le chiavi per accelerare

“L’Italia deve diventare uno dei luoghi europei in cui la physical AI viene progettata, industrializzata e prodotta. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, mettendo a disposizione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy i casi d’uso delle nostre imprese, in sinergia con forgIA e con le sue evoluzioni. E se vogliamo fare davvero questo salto, dobbiamo trasformare un’opportunità enorme in sviluppo industriale. I primi segnali ci sono. Se guardiamo ai numeri di tutte le nostre imprese associate, nel 2025 la crescita di produttività è stata del +5,6%, a conferma che siamo tra le realtà più dinamiche e vivaci del Paese. Però anche da noi le micro, così come le piccole e le medie imprese industriali, sono rimaste indietro. Per loro, purtroppo, l’incremento in un anno è stato di appena l’1,3% e non è ancora riconducibile allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Dobbiamo portarla più in profondità nei processi per tradurla in produttività e crescita. Per accelerare ci sono almeno due leve sulle quali possiamo agire subito: digitalizzazione e competenze. Quando un’impresa intensifica gli investimenti negli strumenti digitali, la probabilità che introduca l’intelligenza artificiale cresce di 6 punti percentuali, e quando investe sulle competenze delle persone aumenta di 9 punti”.

Un’impresa su tre che usa l’AI prevede di aumentare l’organico. Nel nostro territorio sono 750 mila i lavoratori coinvolti dalla trasformazione dell’AI

“C’è un’altra evidenza importante: non sono soltanto le imprese che partono da livelli di produttività più elevati a adottare l’intelligenza artificiale. Questo significa che l’AI può diventare una leva di produttività diffusa, capace di raggiungere una parte molto ampia del nostro tessuto imprenditoriale. E gli effetti si vedono anche sul lavoro. Un’impresa su tre, tra quelle che hanno già progetti di intelligenza artificiale attivi, prevede di aumentare il numero dei dipendenti nei prossimi dodici mesi. Nel nostro territorio sono circa 750 mila i lavoratori coinvolti dalla trasformazione dell’AI: un terzo della forza lavoro complessiva. E già oggi la domanda di competenze legate all’intelligenza artificiale è 1,4 volte la media nazionale. Se la tecnologia corre, le competenze devono tagliare il traguardo per prime”.

Trattenere talenti e attrarre nuovi lavoratori sono questioni cruciali: bene una tassazione agevolata sugli aumenti retributivi degli under 35

“La demografia ci dice che avremo sempre meno persone a disposizione, soprattutto giovani. Nei prossimi anni attrarre e trattenere talenti sarà una delle questioni decisive per la competitività delle nostre imprese. Dobbiamo quindi creare le condizioni affinché lavorare e costruire qui il proprio futuro sia una scelta concretamente possibile. Per questo guardiamo con interesse alla proposta del Governo di una tassazione agevolata sugli aumenti retributivi degli under 35”.

Rafforziamo il Piano Casa: per quasi un giovane su due la questione abitativa incide sulle scelte di studio o di lavoro

“La retribuzione è centrale e il welfare deve evolvere insieme ai bisogni delle persone, diventando sempre di più un fattore di attrattività e contribuendo a valorizzare e trattenere le competenze. Tra queste condizioni, la casa pesa sempre di più. Per quasi un giovane su due la questione abitativa incide sulle scelte di studio o di lavoro. E quattro su dieci hanno rinunciato, negli ultimi tre anni, ad almeno un’opportunità formativa o professionale per la distanza o le difficoltà legate al trasferimento. La scelta del Governo di mettere in campo un Piano Casa nazionale è importante e va nella direzione giusta. Anche il sistema delle imprese può dare un contributo concreto. Abbiamo elaborato una proposta per incentivare le imprese a sostenere le esigenze abitative dei propri dipendenti, attraverso la piena deducibilità dei canoni di locazione e un trattamento fiscale favorevole per i lavoratori. Una misura che, con un costo stimato per lo Stato di 551 milioni di euro annui a regime, potrebbe interessare oltre 280 mila lavoratori in tutta Italia. Vogliamo mettere questa proposta a disposizione del Governo, per rafforzare il Piano Casa nazionale e dare risposte concrete a chi vuole lavorare e costruire il proprio futuro nei nostri territori. Perché senza giovani non c'è industria.”

Lavoriamo per far nascere a Milano le ZIS dedicate all’Intelligenza Artificiale e alle Life Sciences per costruire qui la nuova industria

“Attrarre persone, competenze e investimenti significa, in definitiva, rafforzare la nostra competitività. Ed è con questa ambizione che abbiamo risposto al bando di Regione Lombardia per far nascere a Milano le Zone di Innovazione e Sviluppo, dedicate all’Intelligenza Artificiale e alle Life Sciences, mettendo a sistema le competenze e gli asset di tutto il territorio di Assolombarda. E, sempre su questo filone, stiamo elaborando una proposta di ZIS anche per la microelettronica a Pavia. Il nostro territorio parte da una posizione che pochi territori possono vantare con università, ricerca, imprese, startup, infrastrutture digitali, data center e investitori, ma avere questi elementi non è sufficiente: dobbiamo metterli nelle condizioni di lavorare insieme, sperimentare, testare nuove soluzioni e portarle rapidamente dentro i processi industriali. È questo il senso della ZIS: fare del Quadrilatero un luogo in cui l’innovazione non venga soltanto studiata o raccontata, ma ispirata, costruita, industrializzata e portata sul mercato”.

Creiamo a MIND il “forgIA Physical AI Ecosystem” e portiamo in Silicon Valley “Officina Italia”

“La nuova industria sta prendendo forma e noi vogliamo costruirne una parte significativa proprio qui. Vogliamo darle anche un luogo fisico e per questo stiamo lavorando alla realizzazione a MIND del ‘forgIA Physical AI Ecosystem’, uno spazio permanente di ricerca applicata e sperimentazione, dove sviluppare nuove applicazioni di intelligenza artificiale, a partire dalle life sciences, e toccare con mano le competenze e le tecnologie delle nostre imprese. E vogliamo portare questo modello anche oltre i confini nazionali. Grazie al supporto del Sistema Italia e di INNOVIT, stiamo lavorando a Officina Italia, una stazione manifatturiera in Silicon Valley che metta stabilmente in connessione le nostre imprese con ricerca, tecnologia e partner americani. Un ponte per testare lì nuove soluzioni e creare opportunità industriali nei nostri territori”.

Milano come sede del nuovo pilastro delle Nazioni Unite dedicato alla governance dell’AI: oggi la firma del manifesto

“L’intelligenza artificiale va ispirata da principi condivisi e da una visione etica: perché deve moltiplicare le capacità delle persone e facilitarne il lavoro, non sostituirne il ruolo. È con questo spirito che Assolombarda ha aderito alla proposta, lanciata da AmCham Italy, di candidare Milano come sede del nuovo pilastro delle Nazioni Unite dedicato alla governance dell’AI.  Una struttura capace di far dialogare governi, imprese, comunità scientifica e società civile. Perché non basta andare più veloci, dobbiamo essere sicuri di andare nella direzione giusta. Oggi firmiamo insieme a Stefano Lucchini, Presidente dell’American Chamber of Commerce, Simone Crolla, Managing Director, e al Presidente di Confcommercio Milano Lodi Monza Brianza Carlo Sangalli il manifesto dando vita a un Comitato Promotore ampio e trasversale, perché questa candidatura deve raccogliere tutte le forze del nostro territorio”.

La necessità di una “Grande Milano” per affrontare la sfida dell’innovazione

“Ma per affrontare tutto questo Milano deve ripensarsi come ‘Grande Milano’ superando i tradizionali confini amministrativi. In questo quadro si colloca il Patto per il rilancio del governo metropolitano, promosso e sottoscritto da noi insieme ad un’ampia rappresentanza di associazioni datoriali e organizzazioni sindacali. Rafforzare funzioni, competenze e risorse della Città metropolitana, superare la frammentazione decisionale, costruire una governance capace di affrontare le grandi sfide dello sviluppo, del lavoro, delle infrastrutture, della casa e delle transizioni in atto”.

Internazionalizzazione nuovo volano per la competitività dell’industria

“La crescita delle nostre imprese si gioca anche su geografie nuove. Tanto più in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, nuove barriere commerciali e ridefinizione delle catene globali del valore. In questi mesi abbiamo scelto di cercare, nel mondo, quello che può rendere più forte la nostra industria e, allo stesso tempo, di portare il know-how e le competenze delle nostre imprese nei mercati che offrono nuove opportunità. È questo il senso che vogliamo dare all’internazionalizzazione. Non soltanto vendere di più all’estero, ma costruire relazioni industriali che rafforzino la presenza delle nostre aziende nelle filiere internazionali, dagli approvvigionamenti strategici alle nuove frontiere tecnologiche, dai capitali alle partnership.  E lo abbiamo fatto come sistema associativo, perché sui mercati globali muoversi insieme significa arrivare dove, da soli, sarebbe più difficile”.

In USA e Canada accordi per materie prime e tecnologia per la physical AI

“Negli Stati Uniti siamo andati nel cuore di uno degli ecosistemi tecnologici più avanzati al mondo: siamo entrati a Stanford, Berkeley, NVIDIA e ci siamo confrontati con chi sta lavorando sui modelli di intelligenza artificiale per la manifattura avanzata. In questa direzione va anche CES Unveiled Milan, che tra pochi giorni farà tappa a Milano con la Road to CES di Las Vegas. Startup, imprese, investitori e tecnologie da tutto il mondo si incontreranno in un appuntamento che coinvolgerà anche la città con un palinsesto diffuso dedicato all’innovazione. Anche Assolombarda sarà protagonista il 19 ottobre con ‘AI e physical AI, l’impatto nel mondo reale’ con uno spazio dedicato alle applicazioni concrete. In Canada siamo andati con un altro obiettivo. Un Paese con una forte vocazione industriale, competenze nell’intelligenza artificiale e nella ricerca e filiere vicine alle nostre, dalla manifattura avanzata all’aerospazio, dalle life sciences alla mobilità. Abbiamo incontrato realtà come MaRS, Vector e University of Toronto. In Canada abbiamo lavorato su un’altra questione strategica: l’accesso alle materie prime critiche. Si tratta di 34 materiali, tra i quali nichel, litio e magneti in samario-cobalto. Tutte risorse decisive per molte delle tecnologie sulle quali stanno investendo le nostre imprese. Su questo fronte si sta rafforzando la collaborazione con il nostro Paese, con un accordo quadro sui settori strategici, nel quale il Canada ha garantito all’Italia un accesso prioritario alle proprie scorte di minerali critici. Per concretizzare questo accordo e renderlo operativo anche per il nostro tessuto imprenditoriale il prossimo 29 ottobre saremo nuovamente a Toronto per il Forum imprenditoriale Italia-Canada promosso dal Ministero degli Affari Esteri. In questa occasione proporremo agli interlocutori canadesi un’intesa sulle materie prime critiche e semilavorati, nel segno di un partenariato di lungo periodo tra Paesi amici”.

Mercosur opportunità da 700 milioni di consumatori

“Dopo oltre venticinque anni di negoziati, l’accordo tra Unione Europea e Mercosur è entrato in applicazione provvisoria dal primo maggio. Un mercato di oltre 700 milioni di consumatori, che apre nuove possibilità per le nostre imprese e riduce progressivamente molte delle barriere che fino ad oggi hanno frenato gli scambi. È per questo che abbiamo scelto di andare in Uruguay, Argentina e Brasile in occasione della missione organizzata da Confindustria, dove abbiamo incontrato istituzioni e imprese per costruire nuove relazioni e creare opportunità concrete nei mercati nei quali vogliamo rafforzare la nostra presenza, grazie a strumenti finanziari adeguati. Da questo accordo viene un messaggio più ampio: in un mondo nel quale tornano protezionismo e barriere commerciali, dobbiamo rispondere aprendo nuovi spazi alle imprese, diversificando le relazioni economiche e costruendo alleanze più solide. Perché essere più autonomi non vuol dire essere più soli, piuttosto scegliere meglio le nostre dipendenze e diversificarle”.

Emirati e Golfo: alleanze per nuovi progetti industriali

“Nel Golfo abbiamo scelto di rafforzare la nostra presenza anche in un contesto attualmente abbastanza complesso. Dopo anni di relazioni con questi Paesi, a gennaio abbiamo sottoscritto un accordo di collaborazione con Abu Dhabi Investment Office e aperto proprio lì un presidio stabile di Assolombarda. Inoltre, abbiamo costruito insieme ad Alghanim, SACE e SIMEST, un’alleanza per intercettare progetti nei quali coinvolgere direttamente le nostre filiere. Abbiamo scelto di essere sul campo fin dall’inizio, quando si definiscono i progetti e si scelgono partner, tecnologie e investimenti. È con questo approccio che siamo tornati negli Emirati Arabi Uniti a fine settembre, insieme a una delegazione delle nostre imprese. Qui abbiamo rafforzato una collaborazione che mette insieme le nostre competenze nella manifattura avanzata, nell’ingegneria, nelle macchine e nelle life sciences con capitali, tecnologie e accesso ai mercati strategici del Golfo, dell’Africa e dell’Asia. Abbiamo anche sottoscritto altri due accordi importanti: con Dubai Chambers, per favorire l’internazionalizzazione e la competitività delle nostre imprese, e con Core42, leader globale nelle infrastrutture e nelle tecnologie per l’intelligenza artificiale. Con Core42 vogliamo lavorare mettendo in relazione le capacità tecnologiche emiratine con il know-how manifatturiero italiano. Un terreno sul quale possiamo costruire nuove opportunità di innovazione e crescita per entrambi i mercati. Inoltre, nei prossimi giorni sarò a Riyadh, dove lavoreremo, insieme al Ministro saudita dell’Energia, su un progetto strategico in campo energetico per l’Europa che può coinvolgere direttamente anche imprese italiane”.

Energia fattore chiave: serve mix equilibrato. Bene Legge sul Nucleare, ora costruiamo filiera industriale

“L’energia è l’altra condizione essenziale per la competitività della nostra industria, soprattutto in una nuova rivoluzione industriale che, per avanzare, ha bisogno di essere alimentata. Per l’Italia il costo dell’energia continua a rappresentare uno svantaggio competitivo, ma il problema riguarda ormai l’intera Unione Europea. La Commissione lo ha detto con grande chiarezza: l’Europa non può restare una potenza industriale con prezzi dell’energia strutturalmente troppo alti. Servono più capacità di generazione, reti e infrastrutture adeguate, sicurezza degli approvvigionamenti e un mix energetico equilibrato, senza preclusioni tecnologiche né geografiche. E proprio in questa direzione che considero un segnale importante l’approvazione definitiva, pochi giorni fa, del disegno di legge sul nucleare sostenibile. È un passo concreto per riportare il nucleare nel nostro mix energetico, a partire dalle rinnovabili, puntando sulle tecnologie più avanzate, con piccoli reattori modulari, e con un obiettivo preciso: maggiore sicurezza energetica e minore dipendenza dall’estero. C’è anche un’altra opportunità che ci riguarda direttamente, quella di costruire attorno al nuovo nucleare una filiera industriale italiana, valorizzando competenze e tecnologie che in molti casi le nostre imprese già possiedono. Perché l’energia non può diventare il limite mentre stiamo spingendo più avanti la nostra industria. Diversificare significa non dipendere da un numero troppo ristretto di mercati e finalmente è stata fatta una scelta importante”.

Più capitale per sostenere la crescita: accelerare sulla Savings and Investments Union e sulla costruzione di un vero mercato europeo dei capitali

“Per sostenere la crescita delle imprese serve il capitale. Il credito bancario resta fondamentale, soprattutto per un sistema produttivo come il nostro, fatto in larga parte di piccole e medie aziende, altamente specializzate e leader nelle proprie nicchie, ma ci sono momenti nella vita di un’impresa nei quali il debito da solo non basta. Penso a un investimento di lungo periodo o all’acquisizione di un concorrente, all’ingresso in un nuovo Paese o a una tecnologia che deve passare dalla sperimentazione alla scala industriale. In quei momenti serve capitale di rischio e allora dobbiamo ampliare le possibilità di finanziamento per le imprese: private equity, venture capital, private debt, quotazioni in borsa, mercato dei capitali, investitori istituzionali. Non si tratta di sostituire il credito, ma di avere più strumenti e scegliere quello giusto in base alle esigenze dell’impresa per investire, trovare nuovi partner e raggiungere mercati più lontani. A livello europeo il problema assume una dimensione ancora più ampia. Abbiamo moltissimo risparmio, ma troppo poco di quel risparmio arriva alle imprese e agli investimenti produttivi. Molto viene investito all'estero. Si tratta di una vera e propria contraddizione, perché abbiamo le risorse, ma non siamo ancora riusciti a costruire un mercato dei capitali abbastanza profondo e integrato da convogliarle con efficacia verso l’economia reale. Per questo dobbiamo accelerare sulla Savings and Investments Union e sulla costruzione di un vero mercato europeo dei capitali. Però sappiamo che questo richiederà tempo e le imprese devono investire adesso”.

 

Un sistema bancario orientato agli investimenti per sostenere lo sviluppo delle imprese

“Nel frattempo, abbiamo bisogno di un sistema bancario costruito per la crescita, non soltanto per la stabilità. Un sistema in grado di sostenere gli investimenti e di assumere rischio quando quel rischio è legato a progetti industriali solidi. In questi anni abbiamo lavorato molto con le banche e voglio ringraziarle per il percorso fatto insieme, che ha permesso di avvicinare sempre di più il credito ai progetti di crescita delle imprese. Abbiamo ottenuto risultati importanti, ma il lavoro non è finito: investimenti, tecnologie e mercati stanno cambiando e richiedono una maggiore capacità di sostenere chi decide di investire. E anche le risorse pubbliche devono essere utilizzate meglio, come leva per mobilitare capitale privato attraverso garanzie e strumenti capaci di ridurre il rischio e attrarre investimenti verso iniziative con concrete prospettive di mercato”.

Capital Matching leva per avvicinare imprese e investitori

“In questa direzione va riconosciuto il lavoro importante che SACE e SIMEST stanno svolgendo per facilitare l'accesso ai finanziamenti e sostenere gli investimenti delle imprese italiane sui mercati internazionali. Un impegno che dobbiamo continuare a rafforzare. Su questo, come Assolombarda, abbiamo provato a fare la nostra parte con un progetto costruito insieme ad altre associazioni del sistema confindustriale, per rendere più semplice l’incontro tra aziende e capitale disponibile. Con Capital Matching abbiamo creato uno spazio riservato nel quale mettere in contatto realtà che vogliono realizzare nuovi progetti con altre aziende o con investitori interessati a sostenerli. In soli 8 mesi dalla sua nascita abbiamo superato le 100 richieste di matching pubblicate da aziende, advisor e fondi. C’è anche un passaggio culturale da fare: aprire il capitale per mettere la propria azienda nelle condizioni di affrontare progetti più ambiziosi. Se vogliamo imprese capaci di crescere, dobbiamo costruire anche le condizioni finanziarie perché possano farlo. E una parte di queste condizioni si decide anche in Europa”.

Bilancio europeo: destinare più risorse per competitività e coesione

“Tra pochi giorni il Consiglio europeo entrerà nel vivo del confronto sul bilancio dell’Unione per il 2028-2034. E quella non sarà soltanto una discussione sui numeri, ma sulle priorità che l’Europa vuole darsi. Per noi un punto deve essere chiaro: competitività e coesione non possono essere messe in alternativa. L’Europa ha bisogno delle risorse per finanziare entrambe e sostenere gli investimenti necessari a rafforzare la propria industria. Non possiamo chiedere alle imprese europee di investire di più in innovazione, tecnologie e capacità produttiva e, nello stesso tempo, ridurre proprio le risorse destinate alla loro competitività. E allo stesso modo, le nuove risorse europee non possono tradursi in nuovi oneri sulle imprese”.

 

Assolombarda ringrazia Intesa Sanpaolo (main partner) e Umana (partner)

 

 

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