TOP200 Lodi 2021

Il recupero delle imprese: prospettive, rischi e strategie

La classifica TOP200
Le 200 migliori realtà imprenditoriali della provincia di Lodi che rientrano nella classifica del “TOP 200” hanno ricavi che vanno da un minimo di 5,7 milioni a un massimo di 975 milioni di euro. Complessivamente, i ricavi delle 200 aziende sono pari a 7,8 miliardi di euro e la somma algebrica dei loro risultati di esercizio (ossia degli utili e delle perdite) si attesta su 342 milioni di euro. In particolare, le aziende in utile sono l’82% del totale.
In cima alla classifica si trovano Zucchetti Group S.p.a. (Lodi) il cui fatturato sfiora il miliardo di euro, seguita da Flextronics Italy S.p.A. (Somaglia) e Sodalis S.r.l. (Lodi Vecchio).
Completano la top ten: in quarta posizione Aperam Stainless Services & Solutions Italy S.r.l. (Massalengo), quinta A.F. Logistics S.p.A. (Lodi), sesta Ibsa Farmaceutici Italia S.r.l. (Lodi), settima MTA S.p.A. (Codogno), ottava Itelyum Regeneration S.p.A. (Pieve Fissiraga), nona Unilever Italia Manufacturing S.r.l. (Casalpusterlengo) e decima Ferrari Giovanni Industria Casearia S.p.A. (Ossago Lodigiano).
Focalizzandosi su un campione chiuso di 175 realtà presenti in classifica è possibile svolgere qualche confronto tra i risultati 2020 e quelli dell’anno precedente. Nonostante l’impatto della pandemia, nel 2020 il fatturato complessivo mantiene i livelli del 2019 (+0,6%). Sul totale del campione, la quota di aziende che registrano un aumento del proprio fatturato è pari al 42%, mentre il restante 56% ha registrato decrementi e il 2% è rimasto stabile.
In termini di redditività si registra un EBIT mediano in marginale riduzione (dal 3,8% al 3,7% sui ricavi) e un ROE mediano in calo dall’8,1% al 6,7%.
Infine, la quota di aziende in utile scende dall’89% nel 2019 all’82% nell’anno della pandemia.

Le prospettive delle imprese
Secondo le 79 imprese di Lodi intervistate a ottobre 2021, il quadro prospettico è favorevole. Per ben il 72% delle imprese, il 2021 è un anno di crescita dei fatturati rispetto al 2020, e in particolare i loro preconsuntivi evidenziano incrementi superiori al +10% per oltre la metà dei rispondenti. La restante fetta si divide tra coloro che si aspettano una stabilità rispetto al 2020 (il 15%) e coloro che invece attendono una diminuzione dei ricavi (il 13%). Le perdite, tuttavia, sono superiori al -10% per meno del 4% delle imprese.
Inoltre, da quanto emerge dall’indagine il 43% delle realtà intervistate chiuderà il divario rispetto al 2019 entro quest’anno: il 23% superando i ricavi del 2019 e il 20% riportandosi in linea. Questa quota si aggiunge a una ampia platea, il 31% che è già sopra i livelli pre Covid, avendo rilevato una crescita del proprio fatturato già nel 2020. Un ulteriore 22% colmerà il gap nel 2022, e solo per il 4% delle imprese intervistate non sarà possibile recuperare nel medio termine quanto perso con la pandemia.

I rischi e le leve strategiche
L’ombra del Covid è più lunga di quanto si sperasse e porta con sé il perdurare di rischi, ma anche lo stimolo per le imprese di analizzare, e nel caso riconsiderare, i propri fattori strategici.
Secondo la survey, i tre rischi principali che preoccupano le realtà del territorio provengono dal surriscaldamento delle catene di approvvigionamento globali. Le tensioni sui prezzi e la difficoltà di reperimento di alcune materie prime e semilavorati rappresentano un fattore critico per il 70% delle imprese lodigiane, seguite dalla difficoltà e dai ritardi nella logistica delle merci che interessano quasi il 30% dei rispondenti, così come i rincari energetici, anch’essi indicati da 3 aziende ogni 10. Le imprese della provincia si dimostrano vigili anche sulle avversità legate al virus e alle conseguenti misure restrittive, ma tale fattore preoccupa una quota minoritaria (un quarto) degli intervistati, a suggerire l’emergere di una certa capacità di convivenza con il virus. Risultano ancor più limitati i rischi in termini di diminuzione della domanda (18%), di inasprimento della concorrenza (6%) e dei fattori geopolitici (6%).
La dinamicità che caratterizza il presente porta a un rimodellamento delle strategie aziendali attuali e future. Innanzitutto, il capitale umano si conferma l’asset principale per la competitività aziendale, infatti ben il 44% delle imprese intervistate sta investendo in modo particolare nelle risorse umane e nell’organizzazione del lavoro.
Inoltre, più della metà delle imprese intervistate puntano anche a potenziare la propria offerta in termini di nuovi e migliori prodotti e servizi, una strategia che si integra all’aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo e nella digitalizzazione, dichiarato dal 34% e dal 27% delle imprese di Lodi.