PIL Italia rialzato al +2,9% nel 2022 (Prometeia)

Rapporto di previsione Prometeia.

Nella fase attuale, la congiuntura economica è particolarmente difficile da analizzare e le previsioni più che mai ardue da elaborare. L’evoluzione della pandemia, il prolungarsi della guerra in Ucraina, il cambiamento marcato delle politiche monetarie sono tutti elementi che concorrono ad alimentare estrema incertezza. Di seguito i principali temi del Rapporto di Previsione di Prometeia di luglio 2022.

L’inflazione mondiale raggiunge i picchi degli ultimi 20 anni, ma con differenze tra Paesi 

Negli USA l’inflazione è abbondantemente superiore all’obiettivo della FED (indice IPC 8,5% a maggio), con massimi assoluti nei prezzi della benzina e un contributo ancora preminente dalla componente core (6,3%, con aumenti considerevoli per mezzi di trasporti/macchine usate e servizi legati alla casa). I salari hanno già iniziato a rincorrere gli aumenti dell’inflazione. Viceversa, in Cina l’inflazione al consumo rimane, almeno per ora, inferiore all’obiettivo della banca centrale, nonostante l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei beni intermedi abbia portato la crescita dei prezzi alla produzione per le imprese al 6,4% a maggio. In Europa l’inflazione è cresciuta in maniera molto rapida nei mesi più recenti e oggi tocca i livelli americani (8,6% a giugno la stima flash di Eurostat) e lo stesso avviene in Italia. Qui dominano ancora la componente energetica e i prodotti alimentari (per più della metà), ma anche la componente core (servizi, turismo, beni manufatti…) sta accelerando velocemente (4,6% a giugno). Le pressioni originate dai prezzi di energia e materie prime si stanno accumulando sui prezzi alla produzione e trasmettendosi a molte categorie di prezzi e settori e, dunque, comprimendo il potere d’acquisto principalmente dei lavoratori dipendenti. In Italia non ci sono ancora segnali a indicare una spirale prezzi-salari, ma i rischi ci sono. L’inflazione ha anche portato le banche centrali a un’anticipazione del percorso di normalizzazione delle politiche monetarie. Il primo aumento dei tassi di policy nell’area euro è annunciato per luglio, ma i mercati hanno già incorporato tali aumenti innalzando i rendimenti a più lungo termine, con impatti su imprese e famiglie nei valori dei loro asset finanziari e nei tassi aumentati sui prestiti.

Le previsioni 2022 di PIL sono ridotte per Stati Uniti (al +1,3%) e Cina (al +3,1%)

Negli Stati Uniti la politica monetaria della Fed è più aggressiva di quanto si aspettassero i mercati. L’inflazione penalizza direttamente le famiglie, anche considerato che i tassi sui mutui ipotecari a 30 anni si stanno alzando progressivamente. Al contempo, per le imprese il costo del finanziamento è in aumento. La previsione per l’economia statunitense nel 2022 è di forte frenata, con una crescita media annua del PIL che si ferma al +1,3%. In Cina i lockdown penalizzano l’economia e imprimono un duro colpo alla produzione industriale, con un impatto di 10 punti percentuali in meno nella primavera 2022 (non dissimile dal crollo registrato con lo scoppio della pandemia nel 2020). L’obiettivo del +5,5% di crescita del PIL non verrà dunque raggiunto, nonostante gli sforzi della politica monetaria per sostenere l’economia, e la crescita è attesa al +3,1%.

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I prezzi del gas europeo e del petrolio toccheranno nuovi massimi in inverno

Secondo le previsioni più attuali, nei mesi invernali verranno toccati nuovi picchi nelle quotazioni sia del gas in Europa sia del petrolio Brent, prima di iniziare un percorso di riduzione su livelli più bassi ma comunque insufficiente a tornare sotto ai livelli pre 2021, soprattutto per il gas.

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Le previsioni per l’Italia: secondo semestre 2022 fermo, ma nel complesso d’anno PIL in crescita del +2,9%


In Italia il primo trimestre del 2022 è risultato migliore delle attese, con un aumento di PIL certificato dall’Istat pari a +0,1%, spiegato da una ancora forte espansione delle costruzioni e da una minore  sofferenza del manifatturiero rispetto a quanto previsto, grazie a una domanda che si è mantenuta buona e che ha permesso di traslare a valle gli aumenti di costo. La spesa delle famiglie è invece scesa, riflettendo sia un clima di incertezza gravato da Omicron e guerra, sia un aumento dei prezzi considerevole. Nella fase attuale c’è una asimmetria di impulsi di segno positivo (boom di costruzioni, ripresa dei servizi legati al turismo, domanda che tiene) e di segno negativo (prezzi elevatissimi dell’energia, ma in crescita sensibile anche per alimentari e servizi).Queste spinte di segno opposto comporteranno una
brusco rallentamento nel percorso di normalizzazione post pandemia: dopo il +0,1% di PIL nel primo trimestre, Prometeia stima una crescita del +0,5% nel secondo trimestre, poi una frenata in estate con un +0,1% nel terzo trimestre (l’effetto rimbalzo delle riaperture viene meno nei servizi; la crescita dell’inflazione comincia a condizionare le scelte di spesa dei consumatori; il boom delle costruzioni non compensa l’indebolimento dell’industria) e una contrazione in autunno con un -0,2%. Nel totale annuo, la previsione per il 2022 è comunque rivista al rialzo al +2,9% (dal +2,2% di marzo scorso). Il 2023 è invece rivisto al ribasso, anno in cui entreremo con una velocità ridotta per effetto dei massimi dei prezzi dell’energia cui arriveremo in inverno. Il PIL italiano l’anno prossimo è dunque atteso crescere del +1,9%. Una crescita su cui comunque contribuiranno in positivo sia gli investimenti delle imprese (grazie anche ai fondi del PNRR che stimoleranno una espansione vivace sia nella componente costruzione sia in quella strumentale), sia i consumi delle famiglie (il ‘tesoretto’ di risparmi accumulati durante la pandemia aumenterà ancora, ma garantirà una sorta di garanzia ‘psicologica’ che sosterrà la tenuta dei consumi nonostante la perdita di potere d’acquisto). 

Sia nel 2022 sia nel 2023 l’Italia dovrebbe crescere più dell’Eurozona (quest’ultima a +2,6% nel 2022 e a +1,6% nel 2023).

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