L’alto valore dell’“energia” nell’economia italiana e lombarda

L’energia è vitale per ogni attività umana.

La filiera dell’energia è vitale e pervasiva per tutte le attività economiche. Nulla di quello che consumiamo, produciamo, scambiamo e investiamo esisterebbe senza questa filiera. Una filiera lunga e articolata. Quanto vale in Italia, quanto produce e quali settori mette in moto per ogni euro di energia erogato? Da quali fonti deriva?

La filiera nel suo insieme vale quasi 62 miliardi di euro, 11 nella sola Lombardia. Il “moltiplicatore” è superiore a 2: ogni euro di valore aggiunto generato nella filiera ne attiva più di un altro nel resto dell’economia. Sale a 2,2 in Lombardia per la superiore integrazione interna e la maggiore completezza della filiera.

La ripartizione di questo valore è molto diversa tra i tre grandi settori energetici: 4,6 miliardi l’estrazione di petrolio e gas, 11,6 miliardi la raffinazione e fabbricazione di coke, 45,6 miliardi la produzione e fornitura di elettricità, gas, vapore, aria condizionata. La forte differenza è data dal fatto che l’Italia è soprattutto importatrice di petrolio e gas e più ci si allontana dalle fonti primarie più aumenta il valore aggiunto realizzato nel Paese.

L’importanza della filiera energetica diminuisce se si guarda all’impiego di lavoro: nel valore aggiunto è del 4,2%, nelle unità di lavoro è del 2,5%, attivando occupazione per 601mila unità (93mila in Lombardia), quasi tre quarti delle quali concentrate nella produzione e fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata. Questo perché è una filiera ad alta intensità di capitale.

Questo è confermato dal peso elevato della filiera sullo stock di capitale e sugli investimenti del Paese. Cosicché la filiera dell’energia diventa cruciale per la dotazione di capitale e infrastrutture dell’Italia. Ancora di più lo sarà in futuro, considerato l’impegno richiesto per l’ulteriore cambiamento nel mix delle fonti energetiche verso le rinnovabili.

L’Italia rimane Paese di trasformazione soprattutto nell’energia. Ma la sua dipendenza dall’estero e l’intensità energetica si sono molto ridotte, per due fenomeni indipendenti ma che si sono evoluti insieme: la diminuzione del peso del manifatturiero e dei settori energivori al suo interno; il forte sviluppo delle rinnovabili, che sono una fonte soprattutto interna (il loro apporto è più che quadruplicato). Attualmente l’80% dell’energia primaria viene dall’estero (era l’88% nel 2000). Dal 2010 l’import si è ridotto del 12%, mentre la produzione nazionale è aumentata dell’11% proseguendo lungo un trend ventennale (+44,8% dal 1990). L’intensità energetica è diminuita del 10% dal 2010 e del 15% dal 1990.

Qual è l’identikit delle imprese della filiera energetica? Un’indagine condotta da Assolombarda su un gruppo di imprese della filiera mette in luce che sono: presenti sui mercati internazionali; attente alla sostenibilità; più piccole dei concorrenti (una caratteristica italiana); propense a investire, soprattutto in tecnologie alte; con prodotti ad alto contenuto di conoscenza, con molti laureati tra i dipendenti; pronte ad attrezzarsi per il cambiamento; radicalmente inserite nelle catene globali del valore; utilizzatrici delle tecnologie 4.0; consapevoli che 4.0 cambia i rapporti dentro le filiere, soprattutto nello scambio dei dati e delle informazioni.

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