Indicatori demografici 2020: gli effetti della pandemia sulla popolazione italiana

Report Istat.

Istat ha rilasciato, con dettaglio provinciale, un quadro aggiornato della situazione demografica del Paese con le stime anticipate delle principali tendenze demografiche congiunturali e della struttura della popolazione nel 2020.

L’aumento dei decessi, il rallentamento delle migrazioni, il posticipo delle scelte riproduttive sono gli effetti più evidenti della pandemia sulla dinamica demografica della popolazione italiana, con particolare enfasi nelle regioni e province maggiormente colpite dal Covid-19. Di seguito gli spunti principali della nota ISTAT

La speranza di vita alla nascita si è ridotta…

In Italia il numero di anni di vita attesi alla nascita è sceso a 79,7 anni per gli uomini (-1,4 anni in meno rispetto al 2019) e a 84,4 anni per le donne (1 anno in meno rispetto al 2019): mediamente sono stati persi 14 mesi di sopravvivenza. Gli effetti sulla sopravvivenza sono risultati correlati al diverso impatto della pandemia sul territorio. In Lombardia la perdita (in termini di anni di sopravvivenza) è stata pari a 2,6 anni per gli uomini e 2 anni per le donne, quasi il doppio di quanto rilevato a livello nazionale. Alcune province lombarde, più di altre, hanno riscontrato effetti ancora più marcati: Bergamo ha visto ridursi la sopravvivenza maschile di 4,3 anni e quella femminile di 3,2 anni; nelle province di Lodi e Cremona la perdita è stata rispettivamente di 4,5 anni (per gli uomini) e 2,9 anni (per le donne).

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… a causa di un eccesso di mortalità causato direttamente/indirettamente dalla pandemia

Secondo le stime ISTAT, senza l’impatto della pandemia (con gli stessi livelli di rischio di mortalità dell’anno precedente), l’Italia avrebbe registrato 647 mila decessi, 13mila in più di quelli avvenuti nel 2019. Le attuali stime, invece, fanno riferimento a 112 mila decessi in più nel 2020: ne consegue che i 99 mila decessi in eccesso sono stati indotti direttamente (per aver contratto la malattia) o indirettamente (per gli effetti sul sistema sanitario nazionale) dal Covid-19.
L’eccesso di mortalità ha riguardato con maggiore intensità i territori del Nord, gli uomini e la popolazione anziana. Nel Nord Italia l’eccesso di mortalità rappresenta il 19% della mortalità registrata nell’anno (contro il 13% a livello nazionale), con picchi del 35,9% a Bergamo, del 35,1% a Cremona e del 34% a Lodi.

Una natalità sempre più in sofferenza

Secondo ISTAT «se si fosse procreato con la stessa intensità e con lo stesso calendario di fecondità del 2019, quando
si registrarono 420mila nascite, nel 2020 se ne sarebbero osservate circa 413mila, anziché 404mila. Dunque, il solo effetto strutturale legato al processo di invecchiamento della popolazione femminile in età feconda porta una riduzione, a parità di condizioni, di almeno 7mila nascite. L’ulteriore calo di 9 mila sul 2019 è invece frutto della reale contrazione dei livelli riproduttivi espressi.»

Il numero medio di figli per donna (o tasso di fecondità totale) è ormai da anni al di sotto del tasso di ricambio generazionale; la pandemia ha iniziato, verso la fine del 2020, ad esercitare un effetto riduttivo sulla natalità, confermato dai primi dati delle nascite nel mese di gennaio 2021 (in calo su base tendenziale). Nel 2020 il tasso di fecondità totale a livello nazionale è pari a 1,24 (in Lombardia 1,26). Tra le province lombarde, quella con il numero medio di figli per donna più basso è Pavia (1,21):

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Altri effetti della pandemia: migrazioni bloccate, popolazione complessiva in calo, popolazione straniera stabile

I limiti imposti ai movimenti tra Paesi e all’interno dei confini nazioni hanno avuto impatti sulle migrazioni da e verso l’estero e in termini di mobilità interna: ad esempio, in Italia le iscrizioni in anagrafe dall’estero per trasferimento di residenza si sono ridotte del 34% rispetto al 2019 (da 333mila a 221mila) e le cancellazioni del 21% (da 180mila a 142mila); anche la mobilità interna si è ridotta, avendo avuto luogo il 12% in meno di trasferimenti di residenza tra Comuni.

La popolazione al 1° gennaio 2021 ammonta a 59,3 milioni, in calo del 6,4 per mille rispetto all’anno precedente. Il numero di cittadini residenti in Lombardia è sceso, seppur di poco, al di sotto dei 10 milioni e, più in generale, tutte le province lombarde hanno visto ridursi l’ammontare della popolazione residente, in particolare Cremona (-11,8 per mille) e Pavia (-10,0 per mille).

La flessione del numero di cittadini stranieri residenti in Italia è molto più contenuta (-0,8 per mille): la popolazione straniera ammonta 5 milioni e 36 mila cittadini al 1° gennaio 2021. ISTAT precisa che la stabilizzazione del numero di cittadini stranieri è il risultato di dinamiche puramente demografiche e altri effetti di carattere giuridico-amministrativo: «Nel conteggio concorrono a saldo 128mila unità in più per effetto delle migrazioni con l’estero (di cui 174mila iscrizioni e 46mila cancellazioni), 51mila unità in più per effetto della dinamica naturale (60mila nati stranieri contro 9mila decessi), 84mila unità in meno per effetto delle revisioni anagrafiche e circa 100mila unità in meno per acquisizione della cittadinanza italiana.»
Il 23% della popolazione straniera nazionale risiede in Lombardia, mentre il 13% nel territorio delle province di Milano, Lodi, Monza Brianza e Pavia.


Tra le dinamiche demografiche che coinvolgono l’Italia il processo di invecchiamento non si arresta, nonostante i molteplici effetti della pandemia, in particolare sulla mortalità. L’età media della popolazione italiana cresce e raggiunge i 46 anni dai 45,7 del 2020 (45,7 anni in Lombardia al 1° gennaio 2021 da 45,5 anni a inizio 2020). L’incidenza degli over 65enni sul totale popolazione si mantiene ben al di sopra della quota di under 15enni: in Italia i cittadini con 65 e più anni rappresentano il 23,5% (erano il 25,2% nel 2020), i 15-64enni scendono dal 63,8% al 63,7% mentre i ragazzi fino a 14 anni passano dal 13% al 12,8% del totale. Anche in Lombardia e nelle province lombarde permane una struttura per età dove la quota di popolazione con 65+ anni supera la componente più giovane.

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Il report completo dell'Istat è disponibile al seguente LINK.

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