Il futuro del lavoro in Europa

Report McKinsey Global Institute.

In sintesi

McKinsey ha diffuso il suo ultimo rapporto su ‘The future of work in Europe’ , dedicato alle prospettive del lavoro in un momento in cui, alle conseguenze dell’evoluzione tecnologica, si è aggiunto lo shock dell’emergenza Covid-19.

La ricerca è particolarmente dettagliata da un punto di vista geografico, analizzando quasi 1.100 economie locali nella UE (più Regno Unito e Svizzera), ognuna delle quali viene classificata in base alla dinamica economica che ha registrato tra il 2007 ed il 2018.

Ne emerge un mosaico in cui Milano risulta tra le economie locali più dinamiche, assieme alle megacities Parigi e Londra e ad altri superstar hub come Stoccolma, Amsterdam, Copenaghen, Madrid e Monaco. Complessivamente le città dinamiche sono 48 e ospitano il 20% della popolazione europea, hanno generato il 43% della crescita del PIL del continente, il 35% della sua crescita netta dell'occupazione e il 40% della sua crescita demografica.
Le economie locali in contrazione sono 438 (principalmente nell'est e in Europa meridionale), vi si concentra il 30% della popolazione e hanno visto diminuire forza lavoro, la popolazione è più anziana e il livello di istruzione è inferiore.
La restante metà della popolazione vive in economie rimaste sostanzialmente stabili, con modesta crescita dell'occupazione prima della pandemia.

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La crisi COVID-19 ha interrotto un periodo di crescita dell'occupazione (caratterizzata da una maggiore mobilità sud-nord) ed esposto a rischio nel breve termine ben 59 milioni di posti di lavoro (il 26% del totale di quelli europei), sotto forma di riduzioni in ore o retribuzioni, congedi e licenziamenti permanenti.

Anche ammesso che finita l’emergenza venga recuperata la crescita, per l'Europa un altro rischio è in agguato: la carenza di lavoratori qualificati, quelli in grado di cogliere le opportunità occupazionali della crescita dei settori tecnologici e della sanità e quindi potenzialmente in grado di compensare (almeno in parte) i 53 milioni di posti di lavoro che si stima potrebbero essere automatizzati entro il 2030.

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Per il Vecchio Continente, già alle prese con la riduzione dell’offerta di lavoro a causa dell’invecchiamento della popolazione (la fascia in età lavorativa si stima possa diminuire di 13,5 milioni di unità entro il 2030), l’unica possibilità per far fronte alle esigenze di lavoro qualificato è la riqualificazione della forza lavoro esistente. 

Per tutti i lavoratori sarà necessario di acquisire nuove competenze, ma più della metà dovrà affrontare transizioni professionali significative: per alcuni lavoratori sarà possibile trovare tipi di lavoro simili, ma si stima che per 21 milioni di loro sarà necessario modificare la propria professione entro il 2030.

Secondo l’analisi di McKinsey in Europa che ha un’occupazione in declino tende a spostarsi verso altre occupazioni in declino, difficilmente verso occupazioni in crescita: i nuovi lavori richiedono competenze più sofisticate e molti lavoratori sono molti quelli privi di istruzione terziaria.
I lavoratori più a rischio per l'automazione sono anche quelli più colpiti dall’emergenza provocata dall’epidemia COVID-19: quindi la crisi potrebbe paradossalmente contribuire ad accelerare alcune transizioni.

La sovrapposizione sarà particolarmente pronunciata in un numero di settori chiave, come il commercio all'ingrosso e vendita al dettaglio.

L’epidemia avrà, tra gli altri, un effetto indiretto. Dopo la positiva esperienza del lavoro da casa durante il lockdown, si prevede un maggior ricorso allo smart working, che cambierà radicalmente i modelli di urbanizzazione: più della metà del potenziale di crescita del lavoro nel prossimo decennio potrebbe essere appannaggio proprio delle 48 città dinamiche che l’anno già sperimentata nell’ultimo decennio, accentuando così ulteriormente la concentrazione geografica.

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Questa crescente disparità regionale sembra essere un fenomeno strutturale che riflette la specializzazione economica e le economie di scala.
I vantaggi di questo gruppo di economie locali dinamiche consistono in una forza lavoro altamente istruita con una forte rappresentanza di competenze STEM, nella forte dinamicità aziendale, oltre che nell’ampia e crescente presenza di tecnologia e servizi alle imprese.
E’ grazie a questi fattori che, secondo McKinsey, i tassi di crescita netti potenziali raggiungeranno il 15% nelle due megalopoli1 e il 9% negli hub superstar come Milano.

Le aree più in sofferenza nel prossimo decennio saranno quelle dell’Europa orientale, della Germania orientale, dell’Italia meridionale e del Portogallo.

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1 La stima non tiene conto della Brexit e di eventuali restrizioni commerciali correlate e la mobilità che ne potrebbe derivare, il che potrebbe influire sulle stime di crescita del lavoro, in particolare per Londra.

Il report è disponibile al seguente LINK.

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