Hormuz riscalda i prezzi: gas ai massimi da tre anni, petrolio in risalita e nuovo record per il rame; costo dei noli navali raddoppiato in un anno.

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I dati a consuntivo da poco diffusi e relativi alla prima metà del 2026 restituiscono la fotografia dell’economia italiana, e anche europea, in tenuta maggiore rispetto alle prospettive che all’inizio dell’anno lasciavano temere un andamento decisamente meno favorevole. Restano, però, elementi di incertezza che nel medio termine possono ridurre il ritmo di crescita, a partire dalle pressioni sui costi. L’estate 2026 delle materie prime, infatti, è stata guidata ancora dalla crisi dello Stretto di Hormuz, che si è trasmessa in modo diretto soprattutto sui costi energetici e logistici: secondo i dati di IMF e Oxford University, da metà luglio a fine agosto i transiti nello Stretto sono stati mediamente inferiori a 5 navi al giorno (contro le circa 100 abituali). Ne risentono in particolare il costo del gas naturale europeo e dell’elettricità in Italia (rispettivamente +90,0% e +65,5% ad agosto su base annua) e i noli marittimi (+94,1% l'indice World Container di Drewry), mentre il petrolio ha avuto una dinamica più incerta, rimanendo comunque sopra ai livelli di un anno fa del 30,9%. Tra i metalli, il rame ha toccato un nuovo massimo storico il 25 agosto, sospinto dalla guerra in Medio Oriente e dal timore di nuovi dazi USA; anche oro e argento hanno ripreso a correre, prima di ripiegare parzialmente in seguito al discorso del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh a Jackson Hole, che ha prospettato rialzi nei tassi d’interesse. Tra gli alimentari, grano e mais tornano a salire per le tensioni sul Mar Nero che mettono a rischio le esportazioni ucraine e russe.

Nel complesso, dalla heatmap delle quotazioni finanziarie, emerge una tendenza a rialzi di prezzo generalizzati a più categorie di beni, specialmente rispetto a un anno fa. Anche le stime preliminari di Istat per l’inflazione in Italia rilevano un’accelerazione dal +2,9% (annuo) di luglio al +3,3% di agosto.

Gas naturale ed elettricità

Il gas naturale europeo (TTF) segna il rialzo più marcato tra le commodity analizzate in questa nota di aggiornamento: 62,1 €/MWh in media ad agosto, con un balzo del 15,1% sul mese e del 90,0% su base annua. Negli ultimi giorni, sull'onda della rinnovata incertezza riguardo alla riapertura dello Stretto di Hormuz, il contratto benchmark ha superato i 70 €/MWh, una quota che non si vedeva da più di tre anni. Pesano i ritardi nelle forniture di alcuni grandi esportatori, tra cui il Qatar, e in generale le turbolenze che stanno stravolgendo la rotta del Golfo Persico e il mercato del gas naturale liquefatto, mettendo pressione sulla competizione tra domanda asiatica ed europea e spingendo i prezzi globali al rialzo.

Inoltre, a fine agosto gli stoccaggi europei si collocano al 65,4%, ben al disotto della media stagionale (superiore al 75% negli ultimi dieci anni). Su questo fronte, le previsioni di temperature miti a inizio autunno aiutano ad allentare parzialmente le preoccupazioni.

Come di consueto, il rincaro del gas si è trasmesso direttamente al costo dell'elettricità: in Italia il prezzo medio ad agosto è salito a 180,0 €/MWh (+14,6% sul mese, +65,5% sull'anno), con un impatto diretto sui costi dell’industria italiana, già strutturalmente più esposta ai costi energetici rispetto ai principali competitor europei e penalizzata, quindi, in competitività. Anche quest’ultimi, tuttavia, sono stati colpiti da notevoli rialzi in estate: ad agosto, il costo dell’elettricità è salito a 118,2 €/MWh in Spagna, 122,8 €/MWh in Francia e 126,9 €/MWh in Germania.

Petrolio

Il Brent si è attestato in media a 88,1 $/barile ad agosto (+4,9% sul mese, ma in flessione del 15,1% negli ultimi tre mesi). La volatilità rimane estrema, con continui cali e risalite che seguono le evoluzioni del conflitto tra Stati Uniti e Iran, e un ulteriore elemento di incertezza posto dalle nuove offensive degli Houthi, che il 5 agosto hanno rivendicato un attacco missilistico contro una petroliera saudita nel Mar Rosso settentrionale, annunciando l'estensione delle operazioni anche alle rotte che aggirano lo Stretto di Bab al-Mandeb.

Il mercato del greggio, tuttavia, ha finora scontato questo rischio meno di quanto abbiano fatto gas e noli marittimi, aiutato dalla percezione che l'offerta resti nel complesso adeguata, a fronte di una domanda debole. OPEC e International Energy Agency hanno, infatti, tagliato le stime di domanda 2026: l'agenzia di Parigi ha ridotto le proiezioni di 1,6 milioni di barili al giorno, mentre le scorte commerciali statunitensi sono cresciute a sorpresa di 17,4 milioni di barili nella prima settimana di agosto, portandole a 424,4 milioni di barili, un livello inferiore solo del 2% rispetto alla media dei cinque anni precedenti nello stesso periodo.

Prodotti petrolchimici

Tra i prodotti chimici più colpiti dal conflitto in Medio Oriente, i prezzi di metanolo (+5,2% nell’ultimo mese), polietilene (+4,8%) e polipropilene (+2,9%) hanno mostrato profili simili al petrolio, con una ripresa nel mese di agosto dopo un allentamento coinciso con la precedente tregua tra USA e Iran.

Noli navali

Il World Container Index, ad agosto, si porta a 3.800 €/container da 40 piedi, in flessione del 2,6% sul mese precedente ma in forte progresso sia sul trimestre (+68,8%) sia sull'anno (+94,1%). In estate il settore ha dovuto affrontare una doppia crisi sui due importanti colli di bottiglia marittimi: da metà luglio, i transiti nello Stretto di Hormuz sono crollati a meno di 5 navi al giorno, mentre nel Mar Rosso gli Houthi hanno esteso gli attacchi anche alle rotte settentrionali verso il Canale di Suez.

Da un lato, le principali compagnie di spedizione via mare sono quindi costrette a utilizzare rotte più lunghe e impegnare di più le flotte; dall’altro, ai noli di base si sommano i supplementi dovuti al costo dei carburanti e alle assicurazioni per i transiti nel Golfo Persico.

Su un altro fronte, l’intensificarsi degli attacchi russi sulle infrastrutture ucraine sta mettendo sotto pressione la regione di Odessa, creando delle congestioni di navi cargo nel Mar Nero e re-indirizzando le spedizioni verso il corridoio del Danubio, con limitazioni di capacità e navigazione.

Metalli preziosi

Ad agosto l'oro ha superato i 4.400 $/oncia, toccando in seduta i 4.500 $ (nella nostra valuta, 3.806 €/oncia troy ad agosto, +6,8% sul mese e +31,2% sull'anno), spinto nella prima parte del mese da dati sull'inflazione USA più freddi delle attese, che avevano ridimensionato le aspettative di rialzo dei tassi. Il quadro si è invertito negli ultimi giorni: il 28 agosto il neo-presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha tenuto un discorso dai toni restrittivi al simposio di Jackson Hole, avvertendo che un rialzo dei tassi resta un'opzione concreta se l'inflazione non rallenterà, e facendo scivolare l'oro nell'immediato. Nonostante la frenata di fine mese, il guadagno mensile resta ampio, anche grazie agli acquisti costanti delle banche centrali e al ruolo dell'oro come riserva di valore in un contesto geopolitico ancora teso.

L'argento (56,3 €/oncia troy, +9,7% sul mese, +71,7% sull'anno) ha vissuto un agosto altrettanto mosso: il rialzo è partito a inizio mese sull'onda dell'ottimismo per una possibile de-escalation a Hormuz, è proseguito dopo i buoni dati occupazionali americani, si è rafforzato con l'indebolimento del dollaro, per poi arrestarsi con il discorso di Warsh a Jackson Hole.

Il rally di oro e argento resta comunque sotto i rispettivi massimi storici toccati a inizio 2026.

Metalli

Il rame ha raggiunto un nuovo record storico ad agosto, oltrepassando i 12 mila €/ton (+4,5% sul mese, +49,3% sull'anno). A spingere i prezzi sono stati i timori per i nuovi dazi USA sul rame raffinato, che hanno spinto i trader ad accumulare importazioni negli Stati Uniti - 885 mila tonnellate nel solo primo semestre 2026, +3% sull'anno, azzerando di fatto il surplus globale che si prevedeva a inizio 2026.

Il prolungarsi della guerra in Medio Oriente impatta anche su questa commodity, dal momento che limita le esportazioni di acido solforico, un materiale chiave per la raffinazione del rame. La crescita si è però parzialmente arrestata a fine mese sul raffreddamento della domanda cinese, con tassi di utilizzo degli impianti di produzione più deboli e premi all'importazione più stretti.

Una dinamica molto simile ha caratterizzato lo zinco (+6,1% sul mese, +39,6% sull’anno), mentre sono risultati più stabili alluminio (rispettivamente, +1,4%, +25,7%) e nichel (-0,9%, +12,8%).

Ferro (82,0 €/ton ad agosto) e acciaio (da rottami, 325,5 €/ton) hanno proseguito su un percorso discendente: -5,0% e -0,8% sul mese, con il ferro in calo anche su base annua (-6,0%). Il minerale di ferro resta bloccato in una fascia tra 80 e 90 €/ton dal giugno 2026 in uno scenario di segnali contrastanti, su cui pesa fortemente la Cina: le sue importazioni sono robuste, ma la produzione interna di acciaio grezzo è in calo. A questo si aggiunge una forte ripresa delle esportazioni brasiliane di ferro, che ha immesso nuova offerta in un mercato con una domanda a valle relativamente cauta.

Prodotti alimentari e altre materie prime agricole

Grano e mais sono tornati a salire dopo mesi di relativa stabilità: il frumento ad agosto ha segnato 5,83 €/bushel (+2,8% sul mese, +33,3% sull'anno) e il mais 4,05 €/bushel (+4,0% sul mese, +22,7% sull'anno), sui massimi da oltre tre anni. A muovere il mercato sono soprattutto le tensioni sul Mar Nero e l’intensificarsi degli attacchi reciproci tra Russia e Ucraina sulle infrastrutture: a differenza di quanto accaduto nel 2022, infatti, in questa fase anche le esportazioni russe sono messe a rischio. Poiché Russia e Ucraina insieme rappresentano oltre un quarto dell'export mondiale di grano, qualunque interruzione ai flussi si trasmette rapidamente ai prezzi; a questo si sommano fondamentali già tesi, quali raccolti europei indeboliti da caldo e siccità, scorte USA su livelli storicamente bassi.

I prezzi di cacao e caffè sono entrati in un ciclo rialzista in estate, riprendendosi dopo i forti cali dei mesi precedenti. Più stabili gli oli vegetali, che però restano significativamente più cari rispetto a un anno fa.

Sullo sfondo di questi e di altri beni alimentari, incombono i rischi meteorologici legati a El Niño: in un aggiornamento rilasciato il 3 settembre, la World Meteorological Organization prevede che questo fenomeno aumenterà di intensità nei prossimi mesi fino a inizio 2027, con forti impatti sulle precipitazioni e sulle temperature, incrementando i rischi di episodi di inondazioni, siccità e caldo estremo, con inevitabili conseguenze sui raccolti (specialmente in America del Sud, Africa Occidentale e Sud-Est Asiatico).

Un'altra commodity agricola soggetta a El Niño è il cotone, il cui prezzo è già cresciuto del 7,4% ad agosto rispetto a luglio arrivando a un livello superiore di quasi il 30% su un anno prima. Viceversa, mantiene una traiettoria stabile (se non leggermente decrescente) il costo del legno, misurato dal prezzo del legname di conifere USA.

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