Education at a glance 2026
Scegli un argomento
Report annuale dell'OCSE
Il report annuale Education at a Glance curato dall’OCSE offre una panoramica dei sistemi di istruzione dei 38 Paesi membri e degli 11 Paesi partner. Il rapporto presenta una serie di indicatori comparativi che consentono di analizzare e confrontare i diversi sistemi educativi presi in esame.
Educazione di alto livello: recupero da parte dell’Italia, ma il divario resta
Negli ultimi anni il livello di istruzione della popolazione nel complesso dei Paesi analizzati ha raggiunto il valore più alto mai registrato, grazie a un numero crescente di persone che conseguono titoli di studio di livello elevato. Nel 2025, considerando l’intera popolazione in età lavorativa (25-64 anni), nei Paesi OCSE il 43% degli individui possiede un titolo di istruzione terziaria (era il 34% nel 2015). Tra i principali Paesi europei, la Francia registra la quota più elevata con il 45% (era il 34% nel 2015), seguita dalla Spagna con il 42% (35% nel 2015) e dalla Germania con il 35% (28% nel 2015). L’Italia si ferma invece al 22% e, pur avendo un’incidenza in crescita dal 18% del 2015 evidenzia ancora un significativo ritardo rispetto ai principali partner europei.
La quota di laureati varia tra le generazioni più mature e quelle più giovani. Nella fascia 55-64 anni, che rappresenta la componente più anziana della popolazione lavorativa, il possesso di un titolo di istruzione terziaria riguarda in media il 32% degli individui nei Paesi OCSE. La quota sale al 33% in Spagna, mentre Germania e Francia si attestano entrambe al 30%. In Italia, invece, raggiunge soltanto il 14%.
Tra i più giovani della popolazione in età lavorativa, quelli compresi tra 25 e 34 anni, la quota di laureati aumenta ovunque sensibilmente. In media, nei Paesi OCSE, il 49% dei giovani possiede un titolo di istruzione terziaria. Tra i benchmark europei guida la Francia con il 56%, seguita dalla Spagna con il 53% e dalla Germania con il 41%. Anche in questo caso l’Italia rimane al di sotto dei principali partner, fermandosi al 31%. Il confronto tra generazioni evidenzia una maggiore propensione dei giovani italiani a investire in percorsi di istruzione terziaria: l’ingresso delle nuove generazioni nella popolazione in età lavorativa ha determinato un miglioramento in termini assoluti, senza però tradursi in una significativa riduzione del divario rispetto agli altri Paesi di riferimento.
Il ritardo dell’Italia nella diffusione dell’istruzione terziaria (equiparabile alla laurea e post laurea) trova riscontro anche nella distribuzione complessiva dei titoli di studio. Nei Paesi OCSE il 39% degli adulti possiede come titolo più elevato un diploma di istruzione secondaria superiore o un titolo post-secondario non terziario, mentre in Italia questa quota sale al 45% della popolazione in età lavorativa.
Questo dato riflette una caratteristica peculiare del sistema italiano: una quota relativamente elevata di persone si ferma al livello secondario superiore, senza proseguire verso percorsi di istruzione terziaria. Nei Paesi OCSE, infatti, un numero crescente di giovani consegue un titolo universitario e, di conseguenza, diminuisce progressivamente la quota di individui il cui livello di istruzione più elevato è il diploma di scuola secondaria superiore. In Italia, al contrario, tale transizione verso livelli di istruzione più elevati procede con maggiore lentezza.
In Italia il vantaggio retributivo del titolo di studio terziario è inferiore ai benchmark europei
In relazione a quanto appena osservato, risulta particolarmente interessante considerare un ulteriore elemento evidenziato dal rapporto: il vantaggio retributivo associato al conseguimento di un titolo di istruzione terziaria. In Italia tale beneficio è più contenuto rispetto alla media dei Paesi OCSE e dei principali partner internazionali. In media, i lavoratori italiani con un titolo terziario percepiscono una retribuzione superiore del 35% rispetto a quella dei lavoratori in possesso del solo diploma di istruzione secondaria, mentre a livello OCSE il differenziale raggiunge il 54%.
Il vantaggio retributivo italiano risulta inferiore anche rispetto ai benchmark europei. Se in Italia il premio salariale associato a un titolo terziario è appunto pari al 35%, in Francia raggiunge il 57%, in Germania il 53%, in Spagna il 48%.
NEET, l’incidenza cresce nella fascia 25-29 anni
Uno degli indicatori utilizzati per valutare il passaggio dalla scuola al mercato del lavoro è la quota di NEET, che comprende i giovani non più coinvolti in percorsi di istruzione o formazione e non ancora inseriti nel mercato del lavoro.
In Italia il 16% dei giovani tra i 18 e i 24 anni rientra in questa categoria. Il dato risulta sostanzialmente in linea con quello della Francia (18%) e della Spagna (17%), ma rimane superiore a quello della Germania (11%) nonostante i significativi avanzamenti degli ultimi anni (la quota di NEET italiani era il 30% nel 2015). La situazione peggiora nella fascia di età successiva, tra i 25 e i 29 anni. In questo caso la quota italiana sale al 23%, superando sia la Francia (19%) sia la Spagna (21%) e risultando quasi doppia rispetto alla Germania (13%).
L'Italia resta in coda per spesa in istruzione
La maggior parte delle risorse destinate all’istruzione proviene dal settore pubblico. Gli ultimi dati disponibili, relativi al 2023, mostrano che la spesa complessiva per l’istruzione, comprendendo i livelli primario, secondario e terziario, equivale in media al 4,7% del PIL nei Paesi OCSE . Tra i benchmark europei si colloca al primo posto la Francia con il 5,4%, seguita dalla Spagna con il 4,7% e dalla Germania con il 4,4%. L’Italia si ferma invece al 3,8%.
Un ulteriore termine di confronto è rappresentato dai Paesi anglosassoni, dove è tradizionalmente più diffusa la considerazione dell’istruzione universitaria come investimento individuale. Negli Stati Uniti la spesa per l’istruzione raggiunge il 5,6% del PIL, mentre nel Regno Unito arriva al 6%.
Il medesimo quadro emerge anche considerando esclusivamente la spesa per l’istruzione terziaria. In questo caso la media OCSE è pari all’1,4% del PIL; gli Stati Uniti destinano il 2,2%, il Regno Unito il 2%, la Francia l’1,7%, la Spagna l’1,4% e la Germania l’1,3%. L’Italia si colloca nuovamente in coda al confronto, con una quota pari appena all’1%.
Spesa in istruzione terziaria (% PIL), anno 2023
Fonte: Centro Studi Assolombarda su dati OCSE
Non sei associato e ti servono informazioni?
ContattaciAzioni sul documento