Cruscotto education edizione 2026
Scegli un argomento
Report annuale
IN SINTESI
Il Cruscotto Education contiene un’ampia selezione di indicatori sul sistema di istruzione e formazione della Lombardia, nel benchmark nazionale ed europeo. Il primo capitolo offre un focus sulla popolazione giovanile e le relative previsioni demografiche al 2050. Nel secondo sono riportati i numeri degli studenti iscritti nei vari livelli scolastici e formativi, con maggiore dettaglio dalla scuola secondaria di secondo grado fino ai percorsi post-laurea. Viene poi analizzato, nel terzo capitolo, il grado di internazionalizzazione delle università lombarde, relativamente al loro posizionamento nei ranking mondiali e alla presenza di studenti internazionali. Segue un breve focus sulle risorse messe a disposizione per l’Education a livello italiano, intese come percentuale di PIL investito nell’istruzione e formazione pubblica e privata. Nel sesto capitolo l’analisi riporta i “numeri da migliorare”, con l’obiettivo di mettere in luce i punti di ritardo che il sistema educativo lombardo presenta rispetto ai top performer europei. Infine, nell’ultimo capitolo, è presente un focus sul tema delle competenze digitali.
Squilibrio generazionale e mobilità giovanile
Il punto di partenza dell’analisi riguarda le dinamiche demografiche, un megatrend che pone sfide urgenti alla Lombardia, all’Italia e a molte economie europee, soprattutto per quanto concerne l’invecchiamento della popolazione. Al 1° gennaio 2025 la Lombardia conta 10 milioni di residenti: la quota di popolazione giovanile (0–14 anni) rappresenta il 12,2%, mentre gli over 65 superano gli under 15 di quasi 12 punti percentuali, evidenziando un marcato squilibrio generazionale.
Le fasce in età scolastica mostrano, nelle proiezioni al 2050, una diminuzione diffusa, con l’unica eccezione della fascia 0–5 anni. Particolarmente significativo è il calo previsto per il segmento 19–24 anni, che scenderebbe dall’attuale 6% al 4,7%. Parallelamente, la popolazione in età lavorativa (15–64 anni) è destinata a ridursi dal 64% attuale al 55,7% entro il 2050, con evidenti implicazioni per le future dinamiche del mercato del lavoro.
A questo scenario si aggiunge l’aumento della mobilità giovanile verso l’estero, che rende centrale il tema della retention dei giovani nel Paese. Nel 2024 si registrano infatti 123.376 espatri, in crescita del +38% nell’ultimo decennio, con una concentrazione significativa nella fascia 18–34 anni (48,8%).
Le scuole secondarie di II grado e l’istruzione professionale
La diminuzione dei giovani non riguarda solo la composizione della popolazione, ma si riflette immediatamente anche nelle nostre scuole. Meno bambini e ragazzi significano, infatti, meno potenziali iscritti, man mano che si sale nei diversi cicli scolastici. Per questo le tendenze demografiche di oggi ci aiutano già a capire come cambieranno le scuole di domani.
Nell’anno scolastico 2023-2024 (ultimo dato disponibile) gli studenti delle scuole secondarie di II grado in Lombardia sono quasi 392 mila e rappresentano il 16% del totale nazionale. Secondo i dati più recenti, disponibili per indirizzo di studio, prevalgono i licei (50,7%), seguiti dagli istituti tecnici (34,6%) e dai professionali (14,7%). Il liceo scientifico si conferma l’indirizzo più scelto.
Nel tempo si osserva, invece, un crescente interesse verso i percorsi di formazione professionale triennali e quadriennali regionali (IeFP): nel 2024–25 gli iscritti sono 59.700 e sono il 56% in più rispetto al 2011–12, con una forte prevalenza maschile (61%).
Quali sono, invece, le competenze in Scienze, Matematica e Lettura acquisite dai quindicenni italiani? Secondo i risultati della più recente Indagine PISA, condotta dall’OCSE nel 2022, i punteggi medi sono superiori alla media OCSE solo in Lettura (482 vs 476) mentre sono simili in Matematica (471 vs 472) e inferiori in Scienze (477 vs 485). Diversamente, l’area del Nord Ovest del Paese, nel complesso, presenta punteggi molto elevati, superiori anche ai benchmark europei: 500 in Matematica, 503 in Lettura e 507 in Scienze.
La formazione terziaria: ITS Academy, Corsi di Laura e Post-Laurea, AFAM
La formazione terziaria in Italia è ripartita in due macro-categorie: quella tecnica professionalizzante (ITS Academy e IFTS) e quella accademica (corsi di laurea, post-laurea e AFAM).
La filiera professionalizzante lombarda, così come nel resto del Paese, dà la possibilità allo studente di completare la propria formazione con percorsi di specializzazione tecnica (certificato IFTS e diploma ITS Academy). Nel 2024-2025 gli IFTS, orientati a formare tecnici specializzati post diploma, mostrano una flessione per il secondo anno consecutivo (-7,5% nel 2024-25 sul 2023-24) raggiungendo i 1.459 iscritti: il dato è in calo ma è comunque ampiamente superiore al 2011-12 quando gli iscritti erano solo 486.
La Lombardia ospita 27 Fondazioni ITS Academy e oltre 8.289 studenti, di cui il 70% maschi. Le aree tecnologiche più frequentate sono: “Nuove tecnologie per il Made in Italy” (51,8% degli iscritti) e “Tecnologie dell’informazione, della comunicazione e dei dati (19,3%)”. Il tasso di occupazione dei diplomati a un anno dal conseguimento del titolo raggiunge l’87,6%, in costante aumento nel decennio, a dimostrazione dell’evidente capacità occupazionale di questi percorsi formativi.
La formazione terziaria accademica comprende invece i corsi di laurea (I, II livello e ciclo unico), quelli post-laurea (dottorato, scuole di specializzazione e master) e i corsi AFAM.
Nel 2024–25 gli atenei lombardi contano più di 318 mila studenti iscritti ai corsi di laurea e post-laurea (di cui quasi 236 mila nelle università milanesi) e rappresentano il 14,3% dell’ammontare nazionale. Il numero di iscritti alla formazione universitaria è aumentato nel corso dell’ultimo decennio, grazie al contributo crescente delle iscrizioni da parte di studenti internazionali. I 318 mila studenti si suddividono tra quasi 290 mila nei corsi di laurea e poco meno di 29 mila nei corsi post-laurea.
Per quanto riguarda i 290 mila studenti dei corsi di laurea, la componente femminile rappresenta il 55,4%. Inoltre, la forte attrattività del sistema universitario lombardo è confermata dall’incidenza di iscritti che proviene da fuori regione, pari al 28,7%. Una quota che, seppur in lieve calo rispetto al picco del 2022-23 (quando era il 29,4%) si è stabilmente tenuta al di sopra del 25% dall’a.a. 2015-16 in poi.
Per quanto riguarda gli indirizzi di studio in Lombardia si conferma, come già evidenziato in passato, una forte polarizzazione di genere. Ne sono un esempio i due ambiti disciplinari Education, dove le donne rappresentano il 91,3% degli iscritti e ICTs che, al contrario, è caratterizzato da una netta prevalenza maschile, pari all’80,9%. Tuttavia, rispetto al decennio passato, la quota di donne iscritte nei corsi ICTs è passata dal 12,1% nell’a.a. 2014-15 all’attuale 19,1%. Inoltre, la presenza femminile nelle STEM, più in generale, è passata, nello stesso arco temporale, dal 22,7% al 35,7%.
Al sistema universitario si affiancano le istituzioni AFAM, che formano professionisti altamente qualificati, capaci di trasformare talento e creatività in innovazione culturale, sociale ed economica. In Lombardia gli enti AFAM accolgono 22 mila studenti (quasi un quarto del totale italiano), con un’elevata presenza di studenti stranieri (28,1%). Dall’a.a. 2015-2016, quando gli iscritti in Lombardia erano 14 mila, gli studenti AFAM sono sempre aumentati, di anno in anno, fino a raggiungere gli attuali 22 mila (+57% dal 2015-16 al 2024-25).
L’apertura internazionale della formazione terziaria lombarda
La formazione terziaria lombarda rappresenta un polo di eccellenza nel panorama italiano e non solo. Infatti, diversi atenei lombardi compaiono ai primi posti delle graduatorie internazionali, con un posizionamento crescente. Secondo il QS university ranking 2025, spiccano ancora una volta, e si confermano ormai da diversi anni in posizioni elevate nella graduatoria mondiale, l’università Bocconi (con il 12° posto al mondo in Social Science and Management) e il Politecnico di Milano (con il 21° posto globale in Engineering and Technology).
L’elevata qualità formativa e l’offerta di corsi in inglese rappresentano fattori di attrattività per studenti internazionali da tutto il mondo. Gli studenti internazionali negli atenei lombardi sono 22.847, con un aumento del +9,2% nel solo ultimo anno. Dai 12 mila studenti internazionali rilevati nell’a.a. 2014-15 i giovani provenienti dall’estero sono raddoppiati raggiungendo gli attuali 22,8 mila, fino a rappresentare, dunque, il 7,2% del totale iscritti. Le provenienze principali si confermano dal continente asiatico (43,5%), seguito da quello europeo (37,2%). Entrando nel dettaglio, per la prima volta gli studenti cinesi non rappresentano più la prima nazionalità, superati in numerosità dai giovani iraniani.
Sono, invece, più di 23 mila i giovani che partecipano a programmi di mobilità temporanea internazionale, di cui quasi 13.200 italiani in uscita e quasi 9.900 stranieri in entrata negli atenei lombardi, in continua crescita, fatta eccezione per il periodo della crisi epidemica, quando la mobilità internazionale è stata necessariamente interrotta.
Altro elemento che mette in luce il mindset internazionale degli atenei lombardi sono gli accordi con le università all’estero: nell’a.a. 2023-2024 sono attivi 7.026 accordi (+3,7% rispetto al 2022-23).
I numeri che mostrano le aree di miglioramento del sistema formativo lombardo
Un primo elemento di criticità da evidenziare sono le risorse a disposizione del sistema educativo, e in particolare di quello universitario, che vedono l’Italia strutturalmente in ritardo rispetto ai benchmark internazionali. L’impegno finanziario che l’Italia dedica all’istruzione è il 3,9% del PIL, meno di Germania (4,4%), Spagna (4,5%) e Francia (5,4%). La quota dedicata all’università è soltanto dell’1%, ben lontana dai livelli di Regno Unito e USA (oltre 2%).
Un’altra dimensione che denota una grave problematica della Lombardia, così com’è dell’Italia nel complesso, è la quota molto ridotta di giovani laureati. In un contesto economico e sociale in continuo cambiamento, il valore del capitale umano è fondamentale per stimolare l'innovazione, aumentare la produttività e favorire lo sviluppo sostenibile. Per questo motivo è importante, per il mercato del lavoro lombardo, disporre di una quota crescente di persone con istruzione terziaria. Nonostante l’avanzamento degli ultimi anni, nel 2024 i laureati tra i 25–64 anni sono ancora il 23,9% in Lombardia (erano il 23,5% nel 2023), contro quote vicine al 46% in Cataluña e Auvergne–Rhône-Alpes. Nella fascia 30–34 anni la Lombardia arriva al 34,9%: meglio dell’Italia ma ancora molto distante dai benchmark europei. Ne consegue che, osservando il mercato del lavoro, solo il 27% degli occupati lombardi è laureato, meno della metà delle regioni europee di riferimento.
Questa carenza, poi, va inquadrata nel più ampio contesto del mercato del lavoro lombardo. Alla necessità di personale altamente formato e specializzato, le imprese lamentano diffuse e accresciute difficoltà a trovare figure professionali in linea con le proprie esigenze, condizione che riflette molti degli elementi demografici e afferenti al sistema education esposte nei paragrafi precedenti. Secondo l’indagine Excelsior nel 2025 più della metà delle assunzioni previste è “difficile da reperire”: Operai specializzati (66,5%), Professioni tecniche (56,1%) e Conduttori di impianti (50%). Per questo motivo si rende necessario ridurre sia la quota di NEET sia il tasso di abbandono scolastico. Entrambi i fenomeni rappresentano una perdita di potenziale umano ed economico per la società, limitando le opportunità di crescita individuale e collettiva.
Sono 150 mila i giovani NEET di 15-29 anni in Lombardia nel 2024, per un tasso pari al 10,1%. Nonostante l’incidenza sia in netto calo dopo il picco pandemico (18,4% nel 2021), continuano a persistere differenze di genere (8,7% maschi; 11,6% femmine).
Altro elemento di attenzione è l’abbandono formativo, che tra i 18 e i 24 anni nel 2024 è al 7,7%, fortemente sbilanciato sugli uomini (10,8% contro 4,7%), ma decisamente in calo se confrontato con i dati del decennio precedente (era il 12,9% nel 20214).
Focus competenze digitali
Infine, questa edizione del Cruscotto si arricchisce di un focus dedicato alle competenze digitali, la chiave per partecipare in modo consapevole ed efficace alla società e al lavoro del futuro, riconoscendo anche il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale come sfondo strategico dei nuovi scenari formativi e professionali. Fondamentale sarà consolidare un monitoraggio negli anni a venire, per cogliere tempestivamente il grado e la velocità di adozione di nuove competenze da parte della popolazione. Scattando la fotografia attuale e osservando la dinamica recente, la Lombardia mostra indicatori superiori alla media italiana per connettività e utilizzo quotidiano di internet (92%). Tuttavia, solo il 23,1% della popolazione possiede competenze digitali “sovra-base”, una quota ben più bassa rispetto a quella della Cataluña (38,4%) e dell’Auvergne-Rhône-Alpes (31,2%) e addirittura in lieve calo rispetto al 2019 (quando era il 23,7%). Secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2025, tra gli individui di 16-24 anni solo il 47,2% utilizza gli strumenti di Intelligenza Artificiale generativa, una quota ben più bassa dei coetanei tedeschi (52,7%), spagnoli (75,6%) e francesi (76,5%)
Dal punto di vista del mercato del lavoro, gli specialisti ICT rappresentano solo il 4% degli occupati in Italia, una quota significativamente inferiore rispetto, per esempio, alla Svezia, dove gli occupati ICT raggiungono l’8,6%. Questo divario evidenzia un ampio margine di crescita in termini di opportunità e occupabilità per queste figure professionali.
La limitata presenza di specialisti ICT nel mercato del lavoro riflette anche il numero ancora ridotto di studenti che scelgono percorsi formativi terziari in questo ambito, indicando una filiera formativa che non riesce ancora a soddisfare pienamente il fabbisogno crescente di competenze digitali avanzate. Considerando tutti i percorsi di formazione terziaria (ISCED 5-8 secondo la classificazione internazionale) emerge che solo il 2,2% degli iscritti terziari italiani frequenta corsi ICT, contro il 6,7% della Spagna e il 7,9% della Germania.
Focalizzando l’attenzione sugli studenti iscritti ai corsi di laurea offerti dagli atenei lombardi, gli iscritti ICT sono poco meno di 7.400, pari al 14,2% del totale nazionale in questo ambito disciplinare. La crescita dal 2014 è significativa, con un aumento dell’85,5%, segnale di un interesse in costante espansione da parte dei giovani e di un potenziale di sviluppo ancora molto elevato. La componente femminile, tuttavia, resta limitata: solo uno studente su cinque è donna. È comunque rilevante osservare che in Lombardia le iscrizioni femminili ai percorsi ICT sono triplicate nell’arco di un decennio, a conferma del ruolo fondamentale delle iniziative volte ad avvicinare le ragazze a questo settore professionale.
Nel panorama della formazione in Information and Communication Technology emerge una forte concentrazione di studenti nel Quadrilatero Assolombarda – che comprende le province di Milano, Lodi, Monza Brianza e Pavia: dei quasi 7.400 iscritti ai corsi di laurea ICT nel 2024-25, infatti, oltre 6.400 frequentano atenei situati in quest’area.
Non sei associato e ti servono informazioni?
ContattaciAzioni sul documento