Centro Studi Confindustria (ottobre 2026): riviste al rialzo le previsioni per il 2026 (+1,0%), ma atteso un rallentamento nel 2027 (+0,6%)
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Rapporto di Previsione Centro Studi Confindustria - ottobre 2026
L’economia italiana ha registrato una tenuta complessiva superiore alle attese nel 2026. Per il 2027 sono previste decelerazioni dei consumi e degli investimenti. Sulle imprese italiane continuano a pesare soprattutto i costi energetici.
Italia: PNRR e limitato trasferimento dei rincari energetici sostengono la crescita nel 2026. Nel 2027 viene meno la spinta di questi fattori.
Nello scenario del Centro Studi Confindustria1, il PIL italiano è atteso crescere nel 2026 del +1,0% e nel 2027 del +0,6%. La revisione al rialzo della previsione di crescita rispetto a marzo scorso (+0,5 punti percentuali) è riconducibile a quattro fattori: 1) il buon andamento dell’economia nella prima metà dell’anno, dopo un finale 2025 già favorevole; 2) il contributo del PNRR, che ha sostenuto soprattutto gli investimenti; 3) il limitato (finora) trasferimento dei rincari energetici ai prezzi al consumo;4) l’aumento del prezzo del petrolio inferiore alle attese, per effetto del rallentamento della domanda mondiale, in particolare in Cina e Giappone.
Tuttavia, nei mesi finali dell’anno è atteso un rallentamento che si trascinerà al 2027. Sullo scenario pesano: 1) il prezzo del petrolio e il prezzo del gas che a settembre hanno raggiunto livelli massimi; 2) il tasso di inflazione che a settembre ha toccato il suo massimo, spinto dagli energetici; 3) il rialzo dei tassi di interesse; 4) la fine del PNRR, sebbene una parte delle risorse continuerà ad essere spesa anche dopo il 2026.
Consumi e investimenti trainano il PIL nel 2026, ma perderanno slancio nel 2027. L’occupazione è ancora in crescita pur in graduale rallentamento.
Nello scenario previsivo del CSC, la dinamica dei consumi è attesa decelerare a partire dalla seconda metà del 2026, ma chiuderà comunque in espansione al +1,1% nel 2026. Per il 2027 si prevede un rallentamento al +0,5%, risentendo dell’elevata inflazione, che intaccherà il reddito reale delle famiglie, e dei rialzi dei tassi di interesse.
Per gli investimenti le prospettive indicano una crescita del +3,3% nel 2026 e una frenata nel 2027 (+0,8%). Tale andamento è riconducibile anche al ruolo delle politiche di incentivazione: da un lato, si attenua l’impulso del PNRR sulle opere pubbliche, dall’altro il nuovo regime di iper-ammortamento, divenuto pienamente operativo, offre un sostegno agli investimenti in beni strumentali.
La crescita delle esportazioni italiane si attesterà al +2,9% nel 2026 e al +1,7% nel 2027, su ritmi inferiori rispetto a quelli medi pre-Covid (superiori al +3%).
Fronte mercato del lavoro, l’occupazione (in termini unità di lavoro equivalenti) è prevista crescere del +0,4% nel 2027, a un ritmo vicino a quello dell’attività economica, con un contributo ancora positivo, ma contenuto, delle ore lavorate per occupato (+0,1%). Il numero degli occupati (misurato in “teste”) registrerà ancora un incremento, pari al +0,3%, proseguendo con il ritmo più moderato osservato nel corso del 2026.
Focus Industria: spinta da export e investimenti in impianti e macchinari, pesano barriere commerciali, energia e trasporti.
Complessivamente, l’industria sta tenendo grazie all’export e agli investimenti in impianti e macchinari (previsti in aumento del +2,9% nel 2026 e del +2,7% nel 2027), ma l’intensità di crescita resta frenata dalle barriere commerciali e soprattutto dall’aumento dei costi di produzione e trasporto. Nello scenario del CSC, il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è previsto sostanzialmente invariato nel 2026 (-0,1%) e in recupero nel 2027 (+0,7%).
L’analisi settoriale della manifattura evidenzia una marcata eterogeneità nel 2026, con 10 settori in crescita e 12 in contrazione. Rispetto al 2025, buona la dinamica del settore automotive, che registra la crescita acquisita più elevata (+8,8%) ma ancora largamente insufficiente a riportare la produzione ai livelli del 2023. Oltre al settore automotive, i settori che registrano gli incrementi di produzione maggiori sono gli “altri mezzi di trasporto”, sostenuti dal comparto della difesa, fabbricazione di computer e prodotti di elettronica, farmaceutica e metallurgia. Tra i settori in contrazione si distinguono in negativo i mobili e il tessile-abbigliamento-pelletteria, settori alle prese con una crisi strutturale che riguarda anche altri paesi europei.
L’elevato costo dell’energia rimane la più importante vulnerabilità. Alcune evidenze numeriche: 1) il prezzo dell’energia elettrica è sistematicamente più alto rispetto ai competitor europei (+35% rispetto alla Germania nei primi 9 mesi del 2026); 2) rispetto a sei anni fa, l’incidenza dei costi energetici (petrolio, gas, energia elettrica e altre fonti) sui costi totali di produzione è cresciuta dal 4,6% al 6,2%; 3) il prezzo al consumo della benzina in Italia è salito del +26% a settembre 2026 rispetto al minimo registrato a gennaio.
Secondo stime CSC, con un Brent a circa 126 dollari al barile in media annua nel 2027, rispetto ai 75 dello scenario di base e ai 94 di quest’anno, si potrebbe annullare la crescita del PIL prevista per il 2027; lo stesso accadrebbe con il prezzo del petrolio in media a 115 dollari al barile e quello del gas a 89 euro/MWh (invece dei 58 dello scenario base).
I recenti rincari riducono la competitività delle imprese italiane rispetto alle altre aree del mondo, in particolare, agli Stati Uniti. Il prezzo del gas naturale in Europa ad agosto 2026 è stato pari a quasi 8 volte quello in America, dove la quotazione non è aumentata nel corso di quest’anno.
1Lo scenario del CSC assume che la guerra USA-Iran venga risolta dopo elezioni di midterm negli USA e che da quel momento prenda avvio la normalizzazione dei transiti.
Il report completo è disponibile al link.
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