Booklet Economia: in Lombardia ripartenza avviata, recupero incompleto e prospettive caute

L'andamento economico della Lombardia nel confronto nazionale ed europeo.

La sicurezza sul lavoro in Lombardia

Nel bimestre luglio-agosto 2020 gli infortuni in occasione di lavoro denunciati in Lombardia diminuiscono del -16,5% rispetto allo stesso periodo del 2019. Prosegue il trend discendente degli infortuni in itinere, anche se più attenuato rispetto al forte calo registrato tra aprile e giugno, come conseguenza diretta delle limitazioni alla mobilità imposte dal lockdown: la variazione rimane ampiamente negativa, ma si ferma al -39,2% nel totale dei settori (dopo il -62,2% del trimestre precedente) e al -42,6% nel settore industriale (dal -60,5%).

IN SINTESI - L’andamento economico della Lombardia rispetto ai benchmark

Il quadro dell’economia lombarda continua a caratterizzarsi per una ripartenza chiara (con i numeri degli indicatori ‘soft’ che si avvicinano ai livelli pre crisi), un recupero ancora incompleto (l’offerta è frenata da una ripresa parziale delle aperture aziendali) e prospettive caute nelle aspettative di imprese e consumatori.

Indicativi dello slancio vivace della ripartenza sono i dati dei consumi elettrici che ad agosto risalgono in Lombardia al -3% rispetto al 2019 e quelli del traffico dei veicoli pesanti sulle tangenziali milanesi e degli scambi di merci nell’aeroporto di Malpensa che nel preconsuntivo di settembre si attestano, in entrambi i casi, al -4% circa. Anche il traffico dei veicoli leggeri è in sensibile ripresa (-12% a settembre) e la mobilità complessiva delle persone è oggi comparabile alla situazione pre-Covid.

La vitale reattività delle imprese trova conferma nell’ultima rilevazione condotta da Assolombarda, con il coinvolgimento di più di mille imprese associate dell’industria e dei servizi. Difatti, a metà settembre il 90% delle aziende di Milano, Lodi, Monza e Brianza e Pavia è totalmente aperto ed è rientrato in sede l’88% dei lavoratori, di cui il 42% lavora esclusivamente in sede mentre il restante 46% integra la presenza in loco con attività da remoto. Da rimarcare l’ampio utilizzo dello smart working, essenziale per la continuità del sistema economico nei mesi primaverili di emergenza ma anche estremamente importante in questa fase di indeterminatezza. È aumentata la diffusione tra le imprese, con una quota di aziende con almeno un lavoratore in remoto salita dal 28% prima della pandemia al 72% attuale (con prospettive di attestarsi al 59% nel post-Covid) e, al tempo stesso, è aumentata la diffusione tra i lavoratori, con una quota di forza lavoro da remoto (anche parzialmente) cresciuta dal 22% a ben il 58% dei lavoratori complessivi delle imprese di Assolombarda. Indicazioni complementari si traggono dalle rilevazioni di Google sugli spostamenti delle persone per motivi di lavoro, ancora ridotti in Lombardia del -29% rispetto ai primi mesi del 2020, anche per effetto di questo intenso ricorso allo smart working.

Se il punto di minimo è alle spalle e la ripartenza è in corso da mesi, il recupero, pur ben avviato come si legge nei numeri più recenti della congiuntura, rimane incompleto e molto disomogeneo tra settori e territori, riflettendo la debolezza sia della domanda (scoraggiata dall’incertezza dell’emergenza sanitaria) sia, talvolta, dell’offerta.

Per l’autunno le prospettive rimangono incerte e caute, sia per le imprese sia per le famiglie. Questo perché, nonostante a settembre si registri un balzo accentuato rispetto al mese precedente, gli indici di fiducia si attestano ancora su livelli bassi (soprattutto lato imprese) e al di sotto di quelli pre pandemia. Tra le imprese, l’indice di fiducia del manifatturiero nel Nord-Ovest presenta un divario di -9 punti percentuali rispetto a febbraio (più che nella media nazionale, -7 punti percentuali), quello dei servizi di -5 punti. L’incertezza è poi evidente nei dati di domanda, che resta arretrata con riferimento sia al contesto interno sia ai mercati esteri. Tra i consumatori, e quindi le famiglie, la fiducia torna su livelli (appena) positivi nel Nord-Ovest, riallineandosi al dato nazionale, ma la distanza rispetto a febbraio è ancora di -6 punti percentuali e tra le componenti dell’indice rimane su saldo ampiamente negativo il clima economico indicativo della situazione attuale e futura del Paese.

La fragilità della ripresa è peraltro evidenziata dalla situazione decisamente critica del mercato del lavoro. Come commentato nel precedente numero di questo Booklet, il calo dell’occupazione in Lombardia è stato molto ampio nel secondo trimestre 2020, con 110 mila occupati in meno rispetto al 2019, ed è aumentato in modo cospicuo il numero degli ‘scoraggiati’ che hanno rinunciato alla ricerca di un impiego. L’analisi degli avviamenti (dati riferiti ai contratti e non alle “teste”) mostra in maniera ancora più evidente l’entità dello shock: a giugno in Lombardia le assunzioni complessive, pur segnando un’intensità di contrazione in progressiva diminuzione dal minimo di aprile, sono ancora in forte flessione (-43,3% su base annua), per un totale tra aprile e giugno di oltre 210 mila assunzioni in meno rispetto al 2019 (di cui ben -90 mila circa a tempo determinato). Inoltre, resta imponente il ricorso alla Cassa Integrazione, con 37 milioni di ore richieste in Lombardia nel solo mese di agosto (si tratta di un ammontare paragonabile a quello di un intero anno) che, sommate a quelle autorizzate a partire da aprile, raggiungono un monteore pari a 490 milioni. A livello di territori, tra aprile e agosto, a Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia le ore autorizzate di CIG sono 221,7 milioni, il 138% in più dei 93,2 milioni dell’intero 2010.

Ulteriori informazioni emergono dal mercato creditizio. Riflettendo le misure per far fronte all’emergenza Covid, a giugno 2020 l’aumento dei prestiti bancari alle imprese lombarde è sostenuto (+3,8% rispetto al 2019) e diffuso sia alle imprese con meno di 20 addetti (+2,1%) sia a quelle di maggiori dimensioni (+4,1%). Tra i settori, l’aumento delle erogazioni interessa la manifattura (+5,3%) e i servizi (+4,8%), mentre le costruzioni sono sostanzialmente stabili.

Infine, con l’obiettivo di raccogliere indizi circa la tenuta competitiva delle imprese, un utile esercizio è provare a capire in che misura si colloca il calo delle vendite all’estero sperimentato dalle imprese lombarde nel quadro di commercio mondiale in forte arretramento, tenendo anche conto delle diverse tempistiche e modalità nelle misure restrittive per contenere la pandemia. Da nostre prime elaborazioni (su dati provvisori) è possibile affermare che tra aprile e giugno 2020 la domanda estera delle imprese lombarde (-26,9%) è stata nel complesso più dinamica della domanda totale mondiale (-31,7%), ma più debole del ‘potenziale’ (-22,6%, ossia la variazione della domanda calcolata nell’ipotesi di un mantenimento delle quote di export pre-pandemia). In particolare, tra i nostri maggiori mercati, gli andamenti più ridotti dell’export lombardo rispetto alle importazioni totali si osservano in Germania, Stati Uniti e Cina (tre economie fondamentali nelle catene globali del valore), al contrario il nostro posizionamento relativo tiene verso Francia e Regno Unito ed è migliore verso Svizzera e Spagna.

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