Internazionalizzazione degli atenei di Milano e della Lombardia - Edizione 2012

Indagine a cura dell'Osservatorio Assolombarda Risorse Umane.

L'indagine, che nella sua terza edizione analizza i dati dell'anno accademico 2010-2011, nasce dalla convinzione che un sistema universitario “forte” - attrattivo dall’esterno, ma al contempo ben radicato nel territorio - rappresenti una leva fondamentale per la qualificazione del tessuto imprenditoriale lombardo e incrementi la propensione del sistema all’innovazione.

Anche quest'anno sono stati coinvolti i 12 atenei tradizionali del sistema universitario regionale. Di questi, ben 7 hanno sede a Milano (Politecnico di Milano, Università Bocconi, Università degli Studi di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi Milano Bicocca, IULM e Università Vita Salute San Raffaele) e gli altri sono diffusi sul territorio regionale: l’Università di Pavia, l’Università degli Studi di Brescia, l’Università degli Studi di Bergamo, LIUC e l’Università dell’Insubria.

Internazionalizzazione atenei 2012

I risultati in sintesi

Il sistema universitario regionale mostra un’attrattività internazionale in espansione nei tre anni accademici indagati, testimoniata da un numero crescente di studenti stranieri iscritti ai diversi percorsi formativi (+28% nel triennio).

Nell’anno accademico 2010-2011 gli atenei di Milano e della Lombardia hanno intercettato e formato sui propri banchi ben 15.353 studenti stranieri, provenienti per l’80% da Paesi extra europei e indirizzati principalmente verso corsi di laurea.

La propensione a intraprendere azioni di attrazione di stranieri si sta significativamente sviluppando. Infatti, cresce notevolmente l’offerta di corsi in lingua straniera, soprattutto dottorati di ricerca e master, i due percorsi formativi con il numero più elevato di corsi in inglese.

Inoltre si stanno progressivamente consolidando e intensificando le collaborazioni tra gli atenei lombardi e gli atenei di tutto il mondo: 4.251 accordi internazionali stipulati nell’anno accademico 2010-20122, di cui oltre il 70% con università all’interno dei confini europei. In espansione anche le collaborazioni con l’Asia (+52% nel triennio), il Centro-Sud America (+34%), il Nord America (+31%) a riprova della crescente rilevanza commerciale di questi Paesi per l’Italia.

Crescono, infine, anche gli accordi internazionali doppi titoli, soprattutto i dottorati di ricerca.

Eppure, anche in un territorio e in un sistema universitario avanzato come quello milanese e lombardo - ma, più in generale, a livello nazionale - la "bilancia delle intelligenze" pende a nostro sfavore: infatti, è assai più elevato il numero di italiani (8.643 nell’anno accademico 2010-2011) che si recano all'estero per svolgere o completare i propri studi o per lavorare di quello degli stranieri (5.245 nel medesimo anno accademico) che scelgono Milano e la Lombardia come sede della loro formazione universitaria e del loro sviluppo professionale.

Questi flussi di studenti partecipano sia a programmi Erasmus, i cui numeri tendono a crescere costantemente, sia ad altri programmi di mobilità internazionale, che stanno prendendo sempre più piede, tanto da rappresentare per gli studenti italiani lo strumento primario per andare all’estero.

Sia chiaro: non è un dramma che i nostri talenti si trasferiscano a lavorare in altri Paesi. Più talenti italiani si realizzano professionalmente all'estero, più si alimentano i circoli virtuosi generati dalla costruzione di rapporti globali e dalla formazione di reti e comunità professionali transnazionali, oggi di enorme importanza.

Il vero problema è che sono troppo pochi i giovani talenti stranieri che, dopo aver conseguito un titolo universitario italiano, riescono a consolidarsi dal punto di vista professionale in Italia. Questo è un vero e proprio deterrente allo sviluppo del Paese.

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