Il mercato chiama, gli ingegneri rispondono?

Il convegno, organizzato dal Politecnico di Milano in collaborazione con Assolombarda, ha presentato i risultati di una ricerca sul fabbisogno degli ingegneri in Italia, paese che, a differenza di realtà vicine come Francia e Germania, non solo forma un numero inferiore di laureati ma male impiega figure professionali di alto profilo

Il convegno, organizzato dal Politecnico di Milano in collaborazione con Assolombarda, ha presentato i risultati di una ricerca sul fabbisogno degli ingegneri in Italia, paese che, a differenza di realtà vicine come Francia e Germania, non solo forma un numero inferiore di laureati ma male impiega figure professionali di alto profilo

Milano, 24 gennaio 2008 – Si è svolto oggi presso il Politecnico di Milano il convegno “Le imprese cercano: gli ingegneri ci sono? Domanda e offerta a confronto nel panorama europeo”, nato dalla collaborazione tra il Politecnico di Milano (Dipartimento di Ingegneria Gestionale), la sua Fondazione e Assolombarda. L’evento ha reso pubblici i risultati di una ricerca sul fabbisogno degli ingegneri in Italia, paese che, a differenza di realtà vicine come Francia e Germania, non solo forma un numero inferiore di laureati ma male impiega figure professionali di alto profilo. Come rimediare a un gap di competenze che rischia di aggravare nel tempo i problemi di produttività e di crescita della nostra economia? convegno_240108.jpg
I risultati dello studio mostrano come, nonostante la percentuale di impiego degli ingegneri sia alta, il numero di assunti è ancora largamente insufficiente, sia per settore economico che per dimensione di impresa. Il rapporto mette in luce come le ragioni di carattere “sistemico” - il nanismo delle imprese, gli scarsi investimenti in ricerca e sviluppo, ecc. - non siano affatto prioritarie, come sarebbe logico pensare. Le nostre aziende, a parità di settore e di dimensione aziendale, assumono in media la metà di ingegneri di Francia e Germania (14.184 assunzioni in Italia contro le 33.756 della Francia e le 56.379 della Germania).

Ed è proprio nei comparti caratterizzanti l’industria italiana che si concentra la più ridotta propensione all’assunzione. Mentre nelle grandi imprese e nei settori caratterizzati dal più forte fabbisogno di conoscenze ingegneristiche i dati tendono ad allinearsi tra i diversi Paesi europei, negli ambiti tradizionali della nostra economia, la distanza si accentua notevolmente. Se teniamo conto che tali settori includono le attività caratteristiche del “made in Italy” - industrie alimentari, delle bevande e del tabacco, del legno e del mobile, dei beni per la casa e per il tempo libero, del tessile, abbigliamento e calzaturiero - i dati raccolti suggeriscono che il Paese paga il prezzo di soluzioni tecnologiche e gestionali meno sofisticate, che, se da un lato consentono l’impiego di forza lavoro meno qualificata e quindi meno costosa, dall’altro sono anche caratterizzate da livelli inferiori di produttività. Un segnale fortemente negativo per la competitività internazionale delle nostre imprese.

Meomartini Alberto1.jpg Ma, se è vero che molte imprese sono restie a inserire giovani ingegneri nel loro organico, qualche elemento di criticità risiede anche sul piano della caratteristiche culturali e delle competenze dei giovani laureati in ingegneria. “Le imprese - commenta Alberto Meomartini, Consigliere Incaricato di Assolombarda per Scuola, Formazione e Università - riconoscono ai giovani usciti dalle facoltà di Ingegneria italiane un buon bagaglio di conoscenze teoriche di tipo tecnico-disciplinare, ma al contempo rilevano in essi una insoddisfacente capacità di tradurre i saperi acquisiti in comportamenti e prestazioni professionali. In particolare, per migliorare il placement dei laureati e la loro occupabilità, dovrebbero essere meglio sviluppate alcune competenze-chiave che le imprese ritengono irrinunciabili, quali quelle di tipo gestionale-organizzativo e comportamentale, oltre a un maggior orientamento alla dimensione economica e commerciale della tecnologia.
Un più ampio e qualificato ricorso alla strumento dello stage e l’utilizzo di metodologie didattiche innovative possono aiutare a sviluppare queste abilità fin dal percorso formativo”.

Commenta Graziano Dragoni, Direttore generale della Fondazione Politecnico di Milano, a chiusura dell’evento: “In un contesto globale che si caratterizza per l’emergere di economie nascenti a basso costo produttivo non è più sostenibile un modello industriale che, a lungo termine, faccia leva su un basso tasso di sofisticazione tecnica. Al contrario è sempre più attuale e vincente una competizione basata su prodotti e su servizi ad alto valore aggiunto, dove le competenze ingegneristiche fanno da protagoniste. Momenti come questo sono importanti per mettere a confronto le esigenze di crescita del mercato e le dinamiche formative in un’ottica di sviluppo per l’intero sistema paese.”

All'incontro, dopo gli interventi di apertura di Alberto Meomartini, Presidente Commissione Università e Orientamento, Confindustria - Consigliere Incaricato per Scuola, Formazione e Università, Assolombarda e di Osvaldo De Donato, Preside di Facoltà di Ingegneria Civile, Ambientale e Territoriale del Politecnico di Milano, sono intervenuti vari rappresentanti di alcune delle più grandi realtà aziendali e i rappresentanti di alcune associazioni dei direttori del personale, tra cui, Rodolfo Tumiati, Siemens Italia; Donatella De Vita, Gruppo Pirelli; Carla Milani, IBM Italia; Cristina Russo, Techint; Paolo Citterio, Gruppo Intersettoriale Direttori del Personale (G.I.D.P.) e Paolo Iacci, Associazione Italiana per la Direzione del Personale (A.I.D.P.).

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