Monografia - I nuovi strumenti finanziari a disposizione delle imprese

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Quali sono, come funzionano e come possono essere d'aiuto per la tua azienda

Sommario

0. INTRODUZIONE                                                                        
1. FINANZIAMENTO DEL CIRCOLANTE  

1.1. Finanziamento tramite fatture

1.2. Cambiali finanziarie                                                                

2. FINANZIAMENTO A MEDIO LUNGO TERMINE

2.1. Lending

2.2. Mini Bond

3. RACCOLTA DI CAPITALE DI RISCHIO

3.1. Equity Crowdfunding

3.2. Private equity

3.3. Quotazione

4. ALTRE FORME

4.1. Reward    

Aggiornamenti

La monografia è aggiornata al 18 ottobre 2017. Per ulteriori informazioni è possibile contattare l'Area Credito e Finanza di Assolombarda: 0258370.704, e-mail: fin@assolombarda.it.

0. Introduzione


Attraverso questa monografia vogliamo smarcare subito un punto fondamentale: i nuovi canali di finanziamento non devono essere visti come soluzioni in competizione tra loro o con i canali più tradizionali, ma è importante approfondirli perché può non esistere una risposta univoca alla domanda: “qual è lo strumento di finanziamento migliore per la mia esigenza?”. Conoscere gli strumenti finanziari, le loro principali caratteristiche e capire quali si adattino meglio alla necessità aziendale è il primo passo per sfruttare al meglio queste nuove opportunità, crescere ed essere sempre più competitivi in un mercato in continua e veloce trasformazione.

Altro tema importante che vogliamo affrontare subito è la questione costo. È naturale che un’impresa cerchi di ottenere quello che ha bisogno al minor costo possibile. Se i canali tradizionali sono in grado di offrire il prodotto ideale (in termini di ammontare, durata e senza precludere la possibilità di ottenere altre forme di supporto non ottenibili tramite altri canali, ad esempio lettere di credito o bid/performance bond…) possono essere il partner ideale a cui rivolgersi. Va comunque sottolineato che, tante soluzioni hanno un costo solo se si utilizzano (ad esempio, non prevedono commissioni per messa a disposizione di un fido) e quindi possono rappresentare una valvola di sfogo alternativa per esigenze temporanee, facilitata dalla combinazione con soluzioni tecnologiche (principalmente portali online) che ne rendono più semplice l’utilizzo.

Inoltre, in ottica di sana e prudente gestione è sempre utile sapere come diversificare il portafoglio dei propri fornitori per non dipendere troppo da un gruppo di finanziatori legati dal medesimo set regolamentare e che si stanno dimostrando essere anche legati da sfide e problemi comuni.

In questa monografia abbiamo provato a sintetizzare le nuove principali soluzioni, organizzandole in base al bisogno aziendale a cui rispondono.

1. Finanziamento del circolante

1.1. Finanziamento tramite fatture


Le fatture sono un elemento presente in tutte le imprese e, spesso, per chi lavora con imprese italiane, presentano tempi di incasso lunghi e non sempre certi. Accanto alle tradizionali forme di finanziamento bancarie (anticipo fatture, anticipo R.I.B.A.), se ne sono affiancate altre che permettono all’impresa, che intende supportare il proprio capitale circolante, di utilizzare la fattura come strumento per ottenere liquidità attraverso 3 forme principali:

  • Finanziamento della fattura pro-solvendo, assimilabile all’anticipo fatture, lascia in capo all’azienda che lo richiede l‘obbligo di chiudere nei tempi concordati il finanziamento concesso. Solo in particolari casi, la cessione della fattura può essere pro-soluto, assimilabile alla logica del Factoring;
  • Invoice trading, assimilabile alla cessione pro-soluto, prevede la “vendita”, normalmente attraverso aste, della fattura che viene acquistata e cambia di proprietà, sollevando l’azienda dal rischio di incasso/insolvenza. È importante valutare se nei contratti viene esplicitamente negata la possibilità di cedere il credito.
  • Finanziamento di filiera (Supply Chain), assimilabile al reverse factoring, in cui l’azienda a capo della catena (sponsor), appoggiandosi a una piattaforma digitale, permette a fornitori selezionati, normalmente quelli più strategici, di ottenere l’anticipo delle proprie fatture, garantendone il pagamento e, a volte, concordando costi finanziari minori di quelli che i fornitori potrebbero ottenere singolarmente.

Tutte queste forme permettono all’impresa di avere un finanziamento di una quota della fattura, dedotta della quota di remunerazione che spetta al finanziatore/compratore.

Tante piccole imprese possono avere come ulteriore vantaggio quello di spostare la lente di analisi più verso la solvibilità e la qualità del cliente che verso il proprio rating.

Va bene... Non va bene...
Per sostenere cicli di forte espansione del fatturato, soprattutto in caso di incasso da clienti lento e pagamento a fornitori veloce Se serve liquidità per finanziare attività a medio termine (es. investimenti) 
per le fatture che eccedono i limiti di concentrazione cliente sulle linee bancarie di anticipo fatture Se si hanno clienti non solvibili o che non sono buoni pagatori
per un’analisi veloce dell’affidabilità del proprio cliente e snellire i tempi dell’eventuale erogazione Per fatture scadute e non pagate 
in caso di accesso al credito limitato o in contrazione, ma clienti mediamente buoni Per anticipo contratti e finanziamento ordini
per liberare “spazio” sulle linee di credito ordinarie bancarie
Sia in presenza di una catena di fornitura con rapporti ricorrenti, sia di fatture singole

 

1.2. Cambiali finanziarie

Le cambiali finanziarie danno la possibilità alle società di capitali, alle società cooperative e alle società mutue assicuratrici (diverse dalle banche e dalle micro imprese) di ottenere finanziamenti tra 1 e i 36 mesi tramite l’emissione di titoli di debito esecutivi, ossia la promessa incondizionata di pagamento a scadenza, quotati sul mercato ExtraMot Pro di Borsa Italiana1 e che possono essere sottoscritti esclusivamente da investitori professionali e qualificati.

Le imprese non quotate su mercati regolamentati per emettere una cambiale finanziaria devono avere il bilancio certificato e, solo le PMI, devono essere assistite da uno sponsor, come una banca o una SGR, che oltre a supportarla nella fase di emissione e di collocamento del titolo, manterrà nel proprio portafoglio, sino alla scadenza della cambiale, una quota del titolo stesso, pari al 5% per emissione fino a 5 milioni di Euro, 3% oltre 5 fino a 10 milioni di Euro, 2% oltre 10 milioni di Euro.

Va bene... Non va bene...
Per iniziare ad aprirsi al mercato dei capitali  Per finanziare importanti investimenti
Per finanziare fasi di forte espansione di fatturato anche prima dell’emissione delle fatture In caso non sia certa alla scadenza la possibilità di disporre del capitale da restituire
In presenza di fabbisogni prevedibili di incassi e pagamenti a breve termine Imprese non disposte a certificare il bilancio 
In caso di bilanci che indichino basse performance economico finanziarie

 

2. Finanziamento a medio lungo termine

2.1. Lending

È una modalità attraverso cui far arrivare ad imprese sane finanziamenti da 3 mesi a 7 anni, presentando la propria azienda e il proprio progetto attraverso una piattaforma a un gruppo di investitori che possono decidere autonomamente su cosa investire.

Dato che tutte le piattaforme hanno accordi con gli investitori per garantire loro dei requisiti minimi di qualità di imprese e progetti che rispettino la loro propensione di investimento/rischio, normalmente individuati inizialmente da scoring o rating storici, ogni impresa è in grado di avere feedback sulla propria finanziabilità in tempi molto veloci.

La maggior parte delle piattaforme non richiedono alle imprese di avere bilanci certificati e un rating assegnato da un soggetto “autorevole” (normalmente società di rating certificata a livello europeo)2.

Inoltre, le piattaforme utilizzano processi standardizzati e automatizzati per garantire la velocità e la semplificazione sia nella selezione dei progetti, sia nella definizione dei contratti tra debitori e investitori, sia nella gestione dei flussi di pagamento.

In caso di accettazione della proposta di finanziamento, l’azienda dovrà pagare, otre al tasso di finanziamento che andrà a remunerare gli investitori, una commissione alla piattaforma.

Va bene... Non va bene...
In caso di necessità di avere risposte e poter disporre di risorse finanziarie in tempi brevi Per abbassare gli oneri finanziari
Per limitare il rilascio di garanzie personali Se si ha la necessità di avere una linea con un ammontare di credito sempre disponibile e con costi legati al suo effettivo utilizzo
Per finanziare tipologie di investimento non sempre gradite alle banche (es. investimenti immateriali)

 

2.2. Mini Bond

Il mini bond è un titolo obbligazionario tipicamente, di durata tra i 3 e i 7 anni, attraverso cui un’impresa può raccogliere risorse finanziarie da restituire o in un’unica restituzione a scadenza (bullet) o, in maniera simile a un classico finanziamento bancario, attraverso un piano di ammortamento con la possibilità di preammortamento per permettere agli investimenti sostenuti di dare il ritorno prefissato (amortizing). Alcuni investitori, nel caso siano interessati al progetto dell’azienda, sono anche disposti a garantire l’intero collocamento del minibond, comprando la parte eventualmente non acquistata dal mercato.

Possono emettere questo tipo di titoli società di capitali italiane, non quotate, con un fatturato superiore ai 2 milioni di euro, almeno 10 dipendenti e con uno statuto che includa la possibilità di emettere titoli di debito.

Le imprese che vogliono emettere minibond devono essere trasparenti e aprire i propri dati finanziari storici e prospettici (quantitativi e qualitativi, come nel caso del business plan) ai potenziali investitori. Più informazioni si danno al mercato, più interessanti sono le imprese per gli investitori.

Inoltre, per far in modo che l’emissione abbia successo e attrarre gli investitori, è necessario avere delle buone performance economico-finanziarie negli ultimi bilanci depositati (come per esempio un fatturato in crescita, un buon margine operativo lordo, un indebitamento non elevato) e precisi programmi di sviluppo per i prossimi anni.

L’emissione di un mini bond può essere un processo più lungo rispetto al canale bancario e richiede una serie di competenze specifiche che non necessariamente sono presenti in azienda e per questa ragione è utile la presenza di una serie di soggetti a supporto dell’impresa:

  • un advisor finanziario che verifichi la fattibilità dell’operazione e accompagni la società in tutto il processo, aiutando a predisporre e il business plan e l’information memorandum per gli investitori;
  • una società di rating che proceda con l’emissione del rating, informazione principale per valutare il rischio della società emittente;
  • uno studio legale che predisponga tutti i documenti sottostanti l’emissione: il contratto di arranging, il regolamento del prestito, il documento di emissione, il contratto di sottoscrizione tra emittente ed investitore.
  • un Arranger che coordini il processo di emissione e collocamento delle obbligazioni, contatta e gestisce la relazione con i potenziali investitori.

In caso di collocamento del minibond, l’azienda dovrà pagare, otre al tasso che andrà a remunerare gli investitori, una commissione a tutti i soggetti coinvolti nel processo.

Va bene... Non va bene...
Per iniziare ad aprirsi al mercato dei capitali Finanziare il circolante e piccoli investimenti
Per imprese con una buona struttura finanziaria e marginalità ed esigenze finanziarie superiori almeno al milione di euro Se si è interessati a minimizzare gli oneri finanziari e dal sistema bancario si ottengono risorse finanziarie e tempi di rimborso adatti alle proprie esigenze 
Per Aziende con piani di sviluppo e piani di investimenti rilevanti con dei tempi di rientro a medio/lungo termine (tra 5 e 7 anni) Per imprese non disposte a certificare il bilancio
Acquisire visibilità e maggiore credibilità sul mercato Imprese che non vogliono pubblicare la trimestrale e/o la semestrale

 

3. Raccolta di capitale di rischio

3.1. Equity Crowdfunding

Attraverso una campagna di equity Crowdfunding una startup o una PMI può effettuare un aumento di capitale, fino ad un massimo di 5 milioni di euro all’anno attraverso piattaforme autorizzate da Consob. Gli investitori diventano a tutti gli effetti soci dell’impresa.

Anche per tutelare i piccoli investitori, che possono investire nel capitale di rischio, tramite la piattaforma devono essere pubblicate una serie di informazioni, come:

  • la descrizione dell'impresa emittente e del progetto di business;
  • il documento di offerta;
  • l'informativa sui rischi specifici dell’offerta;
  • l'informativa sugli organi sociali
  • l'indicazione sulla quota sottoscritta da investitori professionali (fondazioni bancarie, incubatori di startup o investitori a supporto dell’innovazione), che devono garantire la sottoscrizione di almeno il 5% della raccolta totale.

Per il successo di una campagna di equity crowfunding è necessario, oltre a impostare una buona campagna di marketing e comunicazione per far conoscere il più possibile la propria azienda e il proprio progetto, proporre qualcosa di innovativo che attiri l’interesse degli investitori.

In caso di chiusura dell’operazione, l’azienda dovrà pagare una commissione alla piattaforma.

Va bene... Non va bene...
 Per startup o PMI Emissioni superiori ai € 5 milioni
Per avere una fonte stabile di finanziamento, non soggetta al rimborso, adatta a finanziare le fasi più rischiose della vita aziendale (es. startup o nuovi progetti) Necessità di risorse finanziarie da raccogliere in tempi brevi
Per farsi conoscere dal mercato  Una grande impresa 
Per chi non vuole aprire il proprio capitale
Se non si hanno risorse da investire in marketing e pubblicità per far conoscere la propria campagna 

 

3.2. Private equity

Con questo termine si intende la possibilità di far entrare nel capitale dell’azienda fondi specializzati che, oltre ad apportare risorse finanziarie, possono apportare competenze importanti per sostenere le idee di sviluppo delle imprese. La loro presenza è temporanea dato che il loro interesse è quello di investire in un’impresa per farne aumentare il valore nel tempo e realizzare un guadagno nel momento di uscita in cui cede la propria partecipazione (realizzando il cosiddetto capital gain) all’imprenditore, a un soggetto terzo (ad esempio, un altro fondo) o al mercato (portando l’azienda in quotazione).

Si possono distinguere diversi tipi di operatori, a seconda dalla fase di sviluppo dell’impresa:

  • Business Angel, Seed Capital e Venture Capital, sono i primi ai quali un imprenditore può rivolgersi nelle prime fasi di sviluppo della propria attività per sostenere le fasi più rischiose di sviluppo dell’idea prima che possa essere messa sul mercato;
  • Private Equity, interessati ad aziende più mature e per operazioni di finanziamento alla crescita o al rilancio di imprese in crisi (cosiddetto turnaround).

 Tipicamente tali fondi agiscono nei settori industriali e nelle aree geografiche in cui sono specializzati.

Va bene... Non va bene...
Per imprese con validi programmi di sviluppo e di crescita, sia dimensionale, sia reddituale Per chi non vuole aprire il proprio capitale
Imprese con prodotti e servizi riconosciuti e con un vantaggio competitivo che possono essere rinforzati attraverso l’apporto di capitali di investimento Per chi non vuole condividere le scelte strategiche e fornire informazioni costanti sull’andamento dell’impresa
Sostenere le fasi più rischiose di ricerca e sviluppo di prodotti e servizi Per chi non è disposto a separare il patrimonio aziendale da quello familiare
Ristrutturazioni aziendali
Per la gestione di passaggi generazionali, la sostituzione di alcuni soci interessati a lasciare la società o in caso di volontà di vendita totale delle quote

 

3.3. Quotazione

Rappresenta l’ultima tappa di apertura del capitale dell’impresa, dato che le azioni possono essere acquisite e scambiate da un numero maggiore di possibili investitori con i quali l’azienda potrebbe anche non entrare mai in diretto contatto.

Attraverso la IPO (Initial Pubblic Offering) l’azienda si presenta per prima volta al mercato e dà la possibilità agli investitori di acquistare un numero di azioni già esistenti (in questo caso si parla di Offerta Pubblica di Vendita), azioni di nuova emissione, a seguito di un aumento di capitale sociale (in questo caso si parla di Offerta Pubblica di Sottoscrizione) o un mix tra le precedenti (in questo caso si parla di Offerta Pubblica di Vendita e Sottoscrizione).

Successivamente, l’operazione può essere ripetuta qualora si desiderasse collocare sul mercato un numero maggiore di azioni o per raccogliere successivi aumenti di capitale.

Un’azienda può decidere su quali mercato quotarsi. In Italia, dispone di 3 opzioni:

  • AIM Italia: segmento riservato alle piccole e medie imprese, non regolamentato, con un processo di ammissione e regole più semplificate e un elevato grado di visibilità dei titoli quotati;
  • STAR: segmento riservato alle imprese con capitalizzazione3 tra 40 milioni e 1 miliardo che si impegnano ad allinearsi agli standard internazionali in termini di requisiti di trasparenza comunicativa, alta liquidità (35% minimo di flottante4) e Corporate Governance (l’insieme di regole che determinano la gestione dell’azienda) 
  • MTA (Mercato Telematico Azionario): in cui si negoziano azioni e obbligazioni convertibili, diritti di opzione e warrant5 di imprese medio grandi alla ricerca di capitali nazionali e internazionali, in grado di garantire un’elevata liquidità dei titoli.
Va bene... Non va bene...
Per imprese con esperienza di pianificazione finanziaria in grado di garantire al mercato un grado di trasparenza e di comunicazione elevati Per aziende in difficoltà
Per aziende con una struttura manageriale competente ed esperta e che vogliono attrarre personale qualificato Per aziende diverse dalle spa
Prospettive di crescita credibili e di medio periodo Per aziende che vogliono aprire il proprio capitale in maniera marginale
Per ottenere la massima visibilità sul mercato

 

4. Altre forme

4.1. Reward

Con il reward crowdfunding l’azienda può raccogliere fondi utilizzando come leva per attrarre investitori un particolare prodotto e corrispondendo ai sostenitori, in base all’importo investito:

  • un premio, un gadget o un riconoscimento;
  • la gratuità o uno sconto sul bene che verrà realizzato grazie alla buona riuscita della campagna di raccolta fondi (prevendita);
  • una quota dei ricavi o degli utili conseguiti con la realizzazione del progetto (royalty crowdfunding), sotto determinate condizioni e per periodi di tempo prestabiliti.

Il reward based può essere utilizzato come strumento di raccolta fondi sia da aspiranti imprenditori, sia da artisti e persone "comuni" che hanno un’idea da realizzare e vogliono mettersi in gioco, sia da imprese che decidono di lanciare sul mercato un nuovo prodotto e decidono di fare una campagna di raccolta fondi per due motivi: finanziamento del progetto e analisi di mercato del nuovo prodotto.

Va bene... Non va bene...
Per aziende che si rivolgono direttamente ai consumatori Per la costruzione del primo prototipo
Per aziende con prodotti innovativi e in grado di attirare l’interesse dei consumatori Per servizi di pura consulenza
Per aziende inserite in settori di nicchia
Per testare un nuovo prodotto sul mercato prima di metterlo in produzione

 

 

Note

1. Attivo da febbraio 2013, l’ExtraMOT PRO è il nuovo segmento di Borsa Italiana nato per offrire alle PMI un mercato nazionale flessibile, economico ed efficiente, dedicato alla quotazione di obbligazioni, cambiali finanziarie, strumenti partecipativi e project bond delle PMI e in cui è consentita la negoziazione ai soli investitori professionali.
I requisiti per le società emittenti sono l’aver pubblicato il bilancio degli ultimi due esercizi, di cui l’ultimo sottoposto a revisione contabile e l’aver messo a disposizione un documento informativo con alcune informazioni essenziali. Non è richiesta la pubblicazione di un prospetto di quotazione ai sensi della Direttiva Prospetti. Successivamente alla quotazione è richiesta la pubblicazione di bilanci annuali revisionati, dei giudizi di rating se pubblici, l’informativa relativa a qualsiasi modifica dei diritti dei portatori degli strumenti, ed eventuali informazioni di carattere tecnico legate alle caratteristiche degli strumenti (es. date di pagamento degli interessi, cedole, piani di ammortamento).
2. L’eventuale richiesta di avere bilanci certificati e rating avviene per dare maggiore trasparenza e certezza a chi analizza le richieste finanziarie dell’impresa.
3. Per capitalizzazione si intende il valore di mercato delle azioni emesse da una società per azioni quotata
4. Con il termine flottante si intende il numero di azioni emesse da una società quotata, liberamente acquistate e vendute sul mercato
5.Con Worrant si intende la possibilità di acquisire dei titoli azionari al prezzo stabilito all’atto di emissione

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