Il lavoro nelle imprese dell'area milanese - Anno 2013

Sintesi dei risultati.

 

1 I risultati in sintesi
1.1 Le condizioni dell’offerta di lavoro da parte dei lavoratori
1.1.1 Milano e la Lombardia soffrono meno dell’Italia …
1.1.2 … ma sono in affanno nel confronto europei
1.2 Le caratteristiche della domanda di lavoro da parte delle imprese
1.2.1 Il capitale umano milanese mantiene intatte le sue qualità
1.2.2 L’occupazione non è ripartita, anzi un po’ è arretrata …
1.2.3 … ma anche nel 2013 gli investimenti in capitale umano non sono mancati
1.2.4 Nel 2013 meno ore assenze, più ore lavorate
1.2.5 Salari e stipendi crescono poco, ma più dell’inflazione

 

1 I risultati in sintesi

Nel 2013 le imprese milanesi hanno operato in un contesto di estrema incertezza che, a 6 anni dallo scoppio della crisi, sta mettendo a dura prova persino un territorio dinamico e competitivo come quello milanese.
I segni di queste difficoltà sono messi in luce anche dall’indagine Assolombarda sul lavoro nelle imprese dell’area milanese, che monitora l’andamento dell’occupazione nelle aziende associate: dopo il fragile equilibrio raggiunto nel 2012, infatti, per il 2013 si registra un saldo occupazionale negativo ed un maggiore ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni.
Non mancano tuttavia segnali che le nostre imprese vogliono continuare a investire nelle risorse umane, che costituiscono uno dei loro principali punti di forza: è infatti aumentato il ricorso al tempo indeterminato, in termini di nuove assunzioni (per metà fisse) e di maggiore conversione dei contratti a termine.
L’indagine rileva anche un recupero di efficienza, grazie a tassi di assenza più bassi, e una dinamica retributiva superiore all’inflazione che ha assicurato aumenti di salari e stipendi in termini reali. Pur in una fase che di fatto riduce l’ammontare degli importi erogati, prende piede - e si va anzi estendendo - il ricorso delle imprese ai premi variabili come strumenti di politica retributiva.

Dal momento che il mercato del lavoro è il luogo in cui si incontrano l’offerta proveniente dai lavoratori e la domanda espressa dalle imprese, per una visione completa della situazione vanno considerati entrambi i versanti.
I prossimi due paragrafi sono quindi dedicati a ciascuna delle due componenti.
In particolare, il primo si sofferma sulle condizioni dell’offerta quali risultano dall’andamento dei classici indicatori di partecipazione, occupazione e disoccupazione misurati dalle statistiche ufficiali di ISTAT ed Eurostat. Una volta individuato il contesto, il secondo paragrafo - che sintetizza i principali risultati dell’indagine - descrive invece le caratteristiche della domanda nel 2013 nell’area milanese, così come appaiono dalla composizione degli organici delle imprese.


1.1 Le condizioni dell’offerta di lavoro da parte dei lavoratori


1.1.1 Milano e la Lombardia soffrono meno dell’Italia …

Stando alle statistiche ISTAT, il 2013 è stato un anno particolarmente complesso e difficile per il lavoro in Italia.
Il tasso di disoccupazione è cresciuto in misura rilevante, specie per quanto riguarda la componente giovanile. Simmetricamente è diminuito il tasso di occupazione, dal 56,8% del 2012 al 55,6% nel 2013.

A Milano e in Lombardia la dinamica di tali indicatori delinea un profilo della situazione meno drammatico. I livelli occupazionali sono rimasti sostanzialmente invariati, mentre la disoccupazione è rimasta stabile a Milano ed è cresciuta in Lombardia (all’8,1% dal 7,5% del 2012) soprattutto per l’entrata di nuovi lavoratori alla ricerca di un lavoro (come testimonia il tasso di attività salito dal 70% al 70,7%).

Non presenta invece eccezioni, purtroppo, il preoccupante trend crescente della disoccupazione giovanile (quella cioè calcolata sulla sola popolazione di età compresa tra i 15 e 24 anni), il cui tasso ha raggiunto nel 2013 il 30,8% in Lombardia e addirittura il 33,5% a Milano, non distante dal 40% medio nazionale (un valore che secondo le rilevazioni più recenti - aprile 2014 - è arrivato addirittura al 43,3%).

1.1.2 … ma sono in affanno nel confronto europeo
Ma è soprattutto dal confronto con le altre aree europee , basato sui dati Eurostat, che emerge la relativa debolezza del mercato del lavoro milanese e lombardo.
I dati Eurostat relegano la nostra regione nelle retrovie per tasso di attività e tasso di occupazione, a grande distanza dalle economie più forti: per farsi un’idea del gap che ci separa dalla Baviera, ad esempio, basti pensare che col medesimo tasso di occupazione (77,1%) la Lombardia avrebbe 800.000 occupati in più rispetto ai 4,2 milioni che corrispondono all’attuale livello del 64,9%.
All’opposto, il tasso di disoccupazione (che nel periodo pre-crisi era il più basso tra le principali regioni) risulta ora più che raddoppiato e, nella fascia giovanile, stiamo pericolosamente insidiando la poco invidiabile prima posizione della Catalogna. 


1.2 Le caratteristiche della domanda di lavoro da parte delle imprese

Ma qual è stato il trend della forza lavoro lombarda e milanese che si ricava dall’analisi degli organici delle imprese? Quali evoluzioni hanno avuto, nel difficile contesto del 2013, le caratteristiche strutturali delle risorse umane a disposizione delle nostre aziende?
L’Indagine sul lavoro nelle imprese dell’area milanese, condotta da Assolombarda tra le proprie associate, offre un punto di vista sul mercato del lavoro originale e complementare rispetto a quello delle classiche indagini sull’occupazione condotte sulle famiglie.
Consente infatti di esaminare l’evoluzione degli organici delle imprese - e quindi monitorare il lato della domanda - radiografando nel dettaglio le caratteristiche dei lavoratori in forza. L’analisi si focalizza sui settori forse più significativi: il settore manifatturiero (escluse le costruzioni) e i servizi all’impresa, ovvero quelli esposti alla concorrenza internazionale (in questo studio non vengono invece considerati il settore pubblico, i settori finanziario e assicurativo, il commercio al dettaglio e i servizi alla persona).
L’area geografica di riferimento è quella costituita dalle provincie di Milano, Lodi e Monza Brianza, che rappresenta il territorio di competenza dell’Associazione.

1.2.1 Il capitale umano milanese mantiene intatte le sue qualità
La forza lavoro milanese presenta punti di forza ben noti, che il perdurare delle difficoltà economiche pare non aver indebolito.
Innanzitutto, si tratta di lavoratori in massima parte inseriti in organico in modo stabile: l’incidenza dei contratti a tempo indeterminato è del 96,7%, con punte del 97,5% nel settore manifatturiero.
In secondo luogo, tra le caratteristiche distintive della forza lavoro milanese spicca la concentrazione di personale altamente qualificato, con più di un terzo dei lavoratori che possiede una laurea (triennale o magistrale).
Stabilità del rapporto di lavoro ed elevata qualificazione non sono fenomeni disgiunti: in presenza di una forza lavoro caratterizzata da elevati standard professionali, infatti, per le imprese diventa un’esigenza strategica quella di legare a sé i dipendenti.
Un’altra caratteristica distintiva delle imprese milanesi è l’ampia partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Oltre un terzo del personale alle dipendenze è donna, ma - soprattutto - è rilevante (e crescente) la loro presenza tra le qualifiche più elevate, con quote pari al 19% tra i dirigenti e ben il 30% tra i quadri.

E’ anche grazie a questa elevata e qualificata presenza femminile nel mercato del lavoro che la Lombardia e Milano sono caratterizzate da tassi di attività ben superiori al dato medio italiano (seppur ancora distanti dai livelli delle principali regioni europee).

Contribuisce a determinare questo risultato anche l’ampia diffusione - nelle nostre imprese - del part-time, forma di flessibilità organizzativa particolarmente apprezzata dalle donne in quanto consente di meglio coniugare i tempi di vita e di lavoro.

1.2.2 L’occupazione non è ripartita, anzi un po’ è arretrata …
Quale turnover hanno registrato le nostre imprese nel 2013, annus horribilis per l’occupazione italiana?

In una fase economica ancora estremamente incerta, le qualità della manodopera milanese non sono state purtroppo sufficienti ad impedire che il saldo occupazionale risultasse negativo (-1,3%), soprattutto per quanto riguarda il comparto dell’Industria (-2%, contro il -0,2% registrato nei Servizi).

Questa è un’ulteriore conferma che senza crescita non ci può essere creazione di occupazione, e che il mercato del lavoro fatica a riprendersi perfino in un territorio in cui si concentrano grandi multinazionali e imprese particolarmente attive sui mercati esteri: realtà, quindi, per definizione meno sensibili al ristagno dei consumi interni che ha colpito il nostro Paese.
Un ulteriore elemento che testimonia le difficoltà delle imprese è dato dal ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni: nel 2013 risulta fortemente cresciuto il suo utilizzo, tanto che nelle imprese esaminate le ore per dipendente hanno superato le 40, dalle 28 in media del 2012.

1.2.3 … ma anche nel 2013 gli investimenti in capitale umano non sono mancati
Si può però affermare che le difficoltà non hanno causato un depauperamento del capitale umano.
La metà delle assunzioni registrate dalle imprese milanesi nel 2013 è avvenuta tramite contratti a tempo indeterminato ed è addirittura aumentato il tasso di conversione delle forme contrattuali a termine (tempo determinato, inserimento, apprendistato), che ha raggiunto il 42,2% dal 32,9% rilevato nel 2012.
Questo significa che la metà dei lavoratori è entrata in azienda con prospettive di rimanerci solo temporaneamente, ma che poi in due casi su cinque l’inserimento in organico è diventato permanente. In un contesto in cui è difficile prevedere i tempi di ripresa economica può tra l’altro essere conveniente formare al proprio interno risorse che, in presenza di segnali di crescita, risulterebbero immediatamente disponibili per un tempestivo inserimento.
Nel 2013 non è mancato l’investimento nei giovani: tra le nuove assunzioni, quelle in apprendistato - contratto che ben si presta a favorire l’ingresso di nuove leve - hanno raggiunto il 10%, in aumento di tre punti percentuali rispetto al 2012. Più in generale, nell’ultimo triennio è andata costantemente aumentando la diffusione di tale tipologia contrattuale: la quota di aziende è passata dall’11% nel 2010 al 15% nel 2012, fino al 18% nel 2013 (in quest’ultimo anno, complice anche la scomparsa del contratto di inserimento).

1.2.4 Nel 2013 meno ore assenze, più ore lavorate
Le ore lavorate nel 2013 dai dipendenti milanesi hanno raggiunto quota 1.576, il che significa 13 in più rispetto all’anno precedente. A fronte di una sostanziale parità di ore lavorabili, questo è avvenuto principalmente per effetto di una riduzione delle ore di assenza, soprattutto quelle per malattia non professionale e congedi retribuiti.

L’effetto combinato di meno ore perdute a fronte di un medesimo monteore lavorabile è stato il consistente calo del tasso di assenza, sceso al 6,1% nel 2013 dal 6,7% del 2012.
Nel corso del 2013 si è anche ridotto il gap tra i tassi di assenza maschile (4,8%) e femminile (8,7%), soprattutto per effetto della diminuzione che si è verificata tra le donne.

1.2.5 Salari e stipendi crescono poco, ma più dell’inflazione
Nel 2013 la retribuzione annua dell’addetto medio (esclusi i dirigenti) ha raggiunto i 40.000 euro, con differenze per qualifica che variano dai 60.500 euro dei quadri ai 37.500 degli impiegati e ai 27.400 degli operai.
Per il personale dirigente la retribuzione media si aggira invece intorno ai 120mila euro all’anno.

Tra le imprese milanesi è sempre più diffusa la pratica del premio variabile, presente ormai nei due terzi delle aziende: se ancora nel 2006, a livello di settore manifatturiero, erano poco più della metà (55%) le realtà che utilizzavano questo strumento di politica retributiva, nel 2013 hanno superato il 67%.

Quanto alla dinamica retributiva, nel 2013 salari e stipendi dei lavoratori milanesi sono cresciuti in media del 2,1%, più di quanto siano aumentati i prezzi (l’inflazione è stata infatti dell’1,2%).

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