Taxing Wages 2019 (Ocse): in Italia cresce il cuneo fiscale, nel 2018 arriva al 47,9%

Rapporto annuale dell'OCSE.

In sintesi

L’Ocse ha diffuso il rapporto Taxing wages 2019 dedicato al cuneo fiscale, da cui emergono i differenziali esistenti tra i 36 che fanno parte dell’Organizzazione.
Il cuneo fiscale misura la differenza tra il costo del lavoro per il datore di lavoro e la corrispondente retribuzione netta del lavoratore. Tale cuneo è la somma di due principali componenti: l’imposta sul reddito delle persone fisiche da un lato e i contributi previdenziali dall’altro. Il dipendente si fa carico dell’imposta e di parte dei contributi previdenziali, il datore di lavoro della restante parte dei contributi previdenziali.
Il calcolo viene effettuato applicando le normative fiscali e previdenziali vigenti alla retribuzione media determinata per ogni Paese.

Nel grafico seguente viene riportata la graduatoria dei Paesi relativa al cuneo fiscale (in percentuale sul costo del lavoro) di un lavoratore senza carichi familiari:

immagine 1 - graduatoria

Fonte: Ocse

In media l’incidenza di oneri e tasse a carico di imprese e lavoratori nei 36 paesi si colloca al 36,1%, ma le differenze sono molto significative: si va dal 7% del Cile a quasi il 53% per il Belgio.

In questa poco attraente graduatoria l’Italia si colloca nelle prime posizioni: nel nostro Paese un lavoratore standard single e senza figli a carico è sottoposto a un cuneo fiscale del 47,9%. La percentuale è composta per il 16,7% di imposte personali sul reddito e per 31,2% di contributi previdenziali che ricadono in parte sul lavoratore (7,2%) e in parte sul datore di lavoro (24,0%).

Il terzo posto dell’Italia è un gradino sotto il secondo posto della Germania (49,5%) e uno sopra il quarto della Francia (47,6%). Il quarto Paese per importanza dell’Area Euro, la Spagna, è posizionata molto più in basso nella graduatoria, al 16° posto con il 39,4%.

Il cuneo fiscale può essere riproporzionato calcolando il suo ammontare in rapporto alla retribuzione netta, anziché in percentuale del costo del lavoro.
La situazione dell’Italia e dei suoi tre principali concorrenti dell’Area Euro è quella rappresentata nel grafico a fianco.
Se in Germania il cuneo fiscale quasi equivale il netto in busta percepito dal lavoratore, in Italia e Francia la situazione è migliore solo di poco. Tra i quattro Paesi è la Spagna distinguersi, grazie a oneri fiscali e previdenziali che, sommati, si fermano al 65% del valore del salario erogato al lavoratore.
Pur al primo posto, inoltre, va notato che la Germania mostra una quota di oneri a carico dell’impresa pari alla metà di quella dovuta dal lavoratore.

immagine 2 corretta

Fonte: elaborazione Centro Studi Assolombarda su dati Ocse

Il grafico successivo riporta la graduatoria dei Paesi riordinati in funzione decrescente del costo del lavoro (relativo alla retribuzione media del Paese, che l’OCSE prende a riferimento per il confronto) espresso in Euro correnti (valute convertite con tasso di cambio al 12/04/18) e mette in evidenza la retribuzione (in azzurro) al netto del cuneo fiscale (rosso):

immagine 3 - costo del lavoro e netto busta paga

Fonte: elaborazione Centro Studi Assolombarda su dati Ocse

Il grafico mostra come il Belgio, ad esempio, presenti un costo del lavoro medio (61.606 euro l’anno) superiore del 2,1% rispetto a quello dell’Austria (60.339 euro): i lavoratori austriaci, però, percepiscono in media 31.663 euro in busta paga, l’8,6% in più rispetto ai 29.157 euro dei lavoratori belgi.
Si nota anche che nel nostro Paese il netto in busta corrispondente alla retribuzione media è di 21.462 euro, analogo a quello della Spagna (21.199 euro): ma mentre in Spagna il costo del lavoro corrispondente non raggiunge i 35mila euro in Italia supera ampiamente i 41mila, con un differenziale di quasi il 18%.

Come viene determinata la retribuzione media per l’Italia?

Per l’Italia la fonte per il calcolo è la rilevazione Oros dell’ISTAT, che produce informazioni trimestrali sull’andamento di occupazione, retribuzioni e oneri sociali nelle imprese con dipendenti, utilizzando anche dati amministrativi di fonte Inps. La popolazione oggetto della rilevazione è costituita dalle imprese e istituzioni private con dipendenti che hanno corrisposto nel trimestre di riferimento retribuzioni imponibili ai fini contributivi e che svolgono la loro attività economica nei settori dell'industria (sezioni di attività economica da B ad F della classificazione Ateco 2007) e dei servizi (sezioni da G a S, esclusa la sezione O).
Ai fini del calcolo sono considerati i guadagni di un lavoratore adulto a tempo pieno (inclusi sia manuale che non manuale). Si presume che il lavoratore sia impiegato a tempo pieno durante l'intero anno senza pause per malattia o disoccupazione.
La retribuzione media lorda rilevata dall’Istat è pari a 31.292 euro.
Da questo importo vanno sottratti, secondo i calcoli dell’Ocse, i 6.861 euro di tasse che gravano su un individuo single e senza figli e 2.970 euro di contributi previdenziali che sono a carico del lavoratore: il netto in busta scende quindi a 21.461 euro.
L’azienda, dal canto suo, deve sommare ai 31.292 euro gli oneri previdenziali a carico del datore di lavoro, pari a 9.883 euro, per un costo totale che quindi diventa 41.175.
In valore assoluto, pertanto, il cuneo fiscale sotteso alla retribuzione media di 31.292 euro ammonta a 19.713 euro.

Il report completo è disponibile al seguente link: report completo.

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