Internazionalizzazione degli atenei di Milano e della Lombardia - Edizione 2013

Edizione 2013 dell'indagine a cura dell'Osservatorio Assolombarda Risorse Umane.

L'indagine, che nella sua quarta edizione analizza i dati dell'anno accademico 2011-2012, nasce dalla convinzione che un sistema universitario “forte” - attrattivo dall’esterno, ma al contempo ben radicato nel territorio - rappresenti una leva fondamentale per la qualificazione del tessuto imprenditoriale lombardo e incrementi la propensione del sistema all’innovazione.

Anche quest'anno sono stati coinvolti i 12 atenei tradizionali del sistema universitario regionale. Di questi, ben 7 hanno sede a Milano (Politecnico di Milano, Università Bocconi, Università degli Studi di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi Milano Bicocca, IULM e Università Vita Salute San Raffaele) e gli altri sono diffusi sul territorio regionale: l’Università di Pavia, l’Università degli Studi di Brescia, l’Università degli Studi di Bergamo, LIUC e l’Università dell’Insubria.

Internazionalizzazione atenei 2012

I risultati in sintesi

Il sistema universitario lombardo - con i suoi 12 atenei tradizionali e altre importanti istituzioni di istruzione terziaria - mostra un’attrattività internazionale in espansione negli ultimi quattro anni accademici, testimoniata da quel numero in continua espansione di studenti stranieri che scelgono i nostri atenei come destinazione dei propri studi (+38% nel quadriennio analizzato).

Nell’anno accademico 2011-2012 gli atenei di Milano e della Lombardia hanno intercettato e formato sui propri banchi ben 16.515 studenti stranieri (cioè studenti con cittadinanza straniera), provenienti per circa l’80% da Paesi extra europei e indirizzati principalmente verso corsi di laurea.

A una crescente domanda internazionale, gli atenei si sono prontamente attrezzati in questi anni. Infatti, è cresciuta notevolmente l’offerta di corsi impartiti interamente in lingua inglese, soprattutto dottorati di ricerca e lauree magistrali, i due percorsi formativi, tra l’altro, con il numero più elevato di corsi in inglese. Allo stesso tempo, sono anche stati attivati numerosi corsi parzialmente in lingua inglese, tali da aumentare le possibilità per gli studenti stranieri di accedere ai percorsi formativi offerti.

Inoltre, si sono consolidate e intensificate le collaborazioni tra gli atenei lombardi e gli atenei di tutto il mondo: 4.389 accordi internazionali stipulati nell’anno accademico 2011-2012, di cui oltre il 70% con università europee. In espansione anche le collaborazioni con l’Asia (+49% nel quadriennio), il Centro-Sud America (+39%) e il Nord America (+24%), a riprova della crescente rilevanza commerciale di questi Paesi per l’Italia. Crescono, infine, anche gli accordi internazionali doppi titoli, soprattutto i dottorati di ricerca che sono più che raddoppiati nell’arco temporale di questa indagine.

La “rete del sapere internazionale”, frutto della collaborazione tra i vari atenei nel mondo, viene alimentata anche dai visiting professor che, sempre più presenti nei nostri atenei, da una parte offrono agli studenti la possibilità di confrontarsi con metodi didattici ed esperienze diverse, e dall’altra aumentano l’attrattività internazionale di un ateneo e la competitività del suo territorio.

Eppure, anche in un territorio e in un sistema universitario avanzato come quello milanese e lombardo - ma, più in generale, a livello nazionale - la "bilancia delle intelligenze" continua a pendere a nostro sfavore: infatti, nell’ambito dei programmi internazionali di mobilità, è assai più elevato il numero di italiani (8.950 nell’anno accademico 2011-2012) che si recano all'estero per svolgere o completare i propri studi, rispetto al numero di stranieri (5.530 nel medesimo anno accademico) che eleggono Milano e la Lombardia come sede della loro formazione universitaria e del loro sviluppo professionale.

Questi flussi di studenti partecipano sia a programmi Erasmus, sia ad altri programmi di mobilità internazionale: per gli studenti stranieri che scelgono di venire nei nostri atenei il canale è oggi pressoché indifferente, mentre gli studenti italiani in uscita prediligono ancora altri programmi di mobilità rispetto all’Erasmus.

Più talenti italiani si formano culturalmente e si realizzano professionalmente all'estero, più si alimentano i circoli virtuosi generati dalla costruzione di rapporti globali e dalla formazione di reti e comunità professionali transnazionali che, in ultimo, alimentano la competitività del nostro territorio. Però, il vero problema che anno dopo anno continuiamo a constatare è che sono ancora troppo pochi i giovani talenti stranieri che, dopo aver conseguito un titolo universitario italiano, riescono a consolidarsi dal punto di vista professionale in Italia. Questo continua a essere un vero e proprio deterrente allo sviluppo del Paese.

Contatti

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