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Indagine sul mercato del lavoro nell'Area Milanese (anno 2010)

Indagine Confindustria sul mercato del lavoro che, con riferimento al 2010, ha raccolto tra più di 500 aziende associate informazioni dettagliate.

1. L’andamento dell’occupazione nel 2010


L’onda lunga della crisi che nel 2009 aveva colpito duramente soprattutto il manifatturiero, nel 2010 arriva a lambire il settore dei servizi: è quanto si evince dallo spaccato sull’occupazione dell’area milanese (le provincie di Milano, Lodi e Monza Brianza) offerto dall’indagine sul mercato del lavoro svolta da Assolombarda con la collaborazione di 524 aziende associate, con 62.000 dipendenti.

1.1 Soffrono i servizi

Nel secondo anno di crisi i livelli occupazionali nell’industria dell’area milanese rimangono stabili, senza riuscire a recuperare le consistenti perdite del 2009, ma nel contempo senza subire ulteriori emorragie. Nel terziario l’occupazione registra invece una caduta, ma la perdita di posti di lavoro è ben più contenuta (-0,5%) rispetto a quanto è avvenuto nel manifatturiero l’anno precedente (-2,5%).
L’effetto occupazionale per l’economia dell’area milanese nel suo complesso è lievemente negativo (-0,1%). Il fatto che il mercato del lavoro nel 2010 sia risultato sostanzialmente invariato non significa che sia rimasto immobile: il saldo occupazionale è l’effetto di flussi in entrata che hanno interessato il 10% dei dipendenti, e flussi in uscita che ne hanno coinvolti altrettanti. Complessivamente, il 20% dei lavoratori ha ottenuto un nuovo lavoro o ha lasciato la precedente occupazione: un mercato, quindi, particolarmente dinamico.

1.2 Le grandi imprese creano occupazione

La stabilità dell’occupazione nel 2010 è il risultato di opposte tendenze nelle imprese di maggiore dimensione e nelle PMI.
Le grandi imprese (250 dipendenti e oltre) hanno già iniziato a creare occupazione nel 2010 (+0,4%): grazie alla maggior presenza sui mercati internazionali, hanno saputo cogliere gli effetti positivi della ripresa mondiale ormai consolidata da tempo.
Rimane invece negativo il saldo tra entrate e uscite nelle PMI, e nelle realtà più piccole in particolare (-1,5%), le quali sono alle prese con una crescita ancora debole della domanda interna e - nel migliore dei casi - hanno l’esigenza di riassorbire i dipendenti in cassa integrazione prima di poterne assumere di nuovi.
Le maggiori difficoltà per le imprese di minore dimensione e per quelle del comparto dei servizi sono alla base dell’esplosione delle richieste di Cassa Integrazione in Deroga nell’anno. Questo aumento è stato in parte compensato dalla consistente flessione delle richieste di Ordinaria, con l’effetto che nel 2010 l’utilizzo complessivo degli ammortizzatori sociali è rimasto sui livelli record del 2009.

1.3 Torna a crescere la flessibilità

Oltre che attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali, nel 2009 il ridimensionamento degli organici, quando necessario, era stato realizzato riducendo la quota di flessibilità. Nel 2010 questa tendenza si inverte: la quota di lavoratori a tempo indeterminato scende al 95,6% dal 96,5% del 2009, una sorta di ritorno ai livelli fisiologici iniziali.
All’interno di questo scenario, tra le forme di flessibilità interna  sono soprattutto i contratti di inserimento a segnare la maggior crescita, passando dallo 0,4% all’1,4% nell’arco di 12 mesi. Tra gli strumenti di flessibilità esterna , invece, tra il 2009 e il 2010 è aumentata significativamente la diffusione delle collaborazioni a progetto (la quota di imprese che le utilizzano passa dal 38% al 52%).

1.4 Le eccellenze del lavoro a Milano

Nonostante il permanere delle difficoltà, anche nel 2010 il mercato del lavoro dell’area milanese conferma le sue caratteristiche di eccellenza:

  • la folta élite professionale di quadri e dirigenti che rappresenta quasi il 25% degli organici;
  • i livelli di scolarità molto elevati (favoriti dalla presenza sul territorio di centri universitari di eccellenza), con i laureati che rappresentano il 30% dei lavoratori;
  • l’ampia partecipazione femminile (le donne costituiscono il 32% della forza lavoro), favorita anche dalla diffusa presenza di flessibilità organizzativa: il part-time è a tempo indeterminato per oltre il 98% dei lavoratori e - lungi da rappresentare una forma di precarietà - costituisce per le lavoratrici un apprezzato strumento di conciliazione del lavoro con gli impegni familiari.

1.5 Segnali positivi per il 2011

Dall’indagine non mancano, in prospettiva, segnali positivi.
Sulla base delle previsioni riferite al primo semestre 2011, il 27% delle imprese intende ampliare il proprio organico. Non sorprende che siano ottimiste soprattutto le medie e grandi imprese: è ragionevole pensare che il motivo alla base di ciò sia ancora la maggiore internazionalizzazione in questa fase espansiva sui mercati esteri.

Dalle indicazioni potrebbe trattarsi di una fase positiva non transitoria, dal momento che per le assunzioni  prevedono di utilizzare - in 2 casi su 3 - contratti a tempo indeterminato.
Al di là delle imprese che non segnalano variazioni di organico (circa il 60%), rimane una quota ancora consistente di aziende - il 13% - che hanno ipotizzato riduzioni di personale in questo primo scorcio del 2011.
Un obiettivo che la metà delle aziende in difficoltà intende raggiungere attraverso il blocco del turnover: un canale che, tra i molti, risulta forse il meno drastico.

2. Orari e assenze dal lavoro

In tema di orari e assenze dal lavoro l’indagine rileva, nel corso del 2010, un aumento delle ore lavorate e una diminuzione dei tassi di gravità: opposte tendenze generate da un lato dal maggior numero di ore lavorabili nell’anno (in parte riconducibili ad un effetto calendario), dall’altro dal minor numero di ore di assenza. Ne risulta un aumento, rispetto al 2009, del monteore lavorato.

2.1 Diminuiscono le assenze

Le 110 ore di assenza pro-capite rappresentano il 6,5% delle 1.681 ore lavorabili: un tasso di gravità, dunque, ben inferiore al 7,7% registrato in media nell’area milanese nel 2009.
Una tendenza rilevata sia nelle imprese manifatturiere, dove il tasso di gravità scende dal 7,0% al 6,3%, sia nei servizi, dove diminuisce dall’8,6% al 7,6%.
La riduzione delle assenze è generalizzata anche a livello di singola causale, fatta eccezione per i permessi retribuiti diversi dai congedi, che risultano in moderata controtendenza.

2.2 Dalla Cig Ordinaria alla Cig in Deroga

Nel 2010 è aumentata - dal 21% al 24% - la percentuale di aziende costrette a ricorrere agli ammortizzatori sociali: pur rimanendo significativamente più alta nel manifatturiero (28%), è nel terziario la diffusione che si registra l’aumento più marcato (dal 7% all’11%), cioè il settore che - per le difficoltà rese evidenti anche dalla caduta occupazionale - ha beneficiato del nuovo strumento della Cassa in Deroga.

2.3 Gli ordini esteri spingono lo straordinario

Segnali positivi provengono dai dati sull’utilizzo dello straordinario, cui nel 2010 sono ricorse più diffusamente e intensamente le grandi imprese. La loro consolidata presenza internazionale, che le ha esposte alle maggiori difficoltà al momento del crollo della domanda globale nel 2009, in questa fase di ripresa mondiale spiega il maggior utilizzo di straordinario per far fronte alle aumentate esigenze produttive.

3. Le retribuzioni

I livelli e la composizione delle retribuzioni dell’area milanese riflettono l’elevata qualificazione della forza lavoro presente in questo territorio. L’incidenza delle componenti generate dalle politiche di merito è elevata e la diffusione dei premi variabili ampia. Nonostante la difficile situazione economica abbia ridotto, anche nel 2010, gli spazi d’intervento delle politiche retributive aziendali, salari e stipendi sono cresciuti in termini reali.

3.1 I livelli retributivi per qualifica e la composizione

La retribuzione lorda percepita mediamente in un anno da un lavoratore milanese è di 37.000 euro, con differenze che variano tra i 26.000 degli operai e i 58.000 dei quadri, passando per i 35.000 degli impiegati.
La media retributiva dei dirigenti si colloca intorno ai 112.000 lordi annui.
Le politiche retributive individuali (superminimi) contribuiscono a determinare circa il 15% dei compensi, con punte del 26% tra i quadri, mentre la quota riconducibile all’anzianità è più contenuta e si colloca intorno al 3%.

3.2 I premi variabili, uno strumento diffuso di politica retributiva

Più della metà delle aziende utilizzano il premio variabile come strumento di politica retributiva: una pratica cui ricorrono soprattutto le realtà di medio-grande dimensione, in particolare nell’industria. La quota di lavoratori che percepiscono una parte variabile in busta paga è ampia ed è compresa tra il 65% e l’80%, con importi che incidono mediamente per circa il 5% sulla retribuzione lorda annua.

3.3 Nel 2010 aumenti retributivi contenuti

Anche nel 2010, così come nel 2009, la situazione economica difficile ha indotto le imprese ad effettuare interventi di politica retributiva piuttosto contenuti, che hanno generato aumenti medi del 2,1%, comprensivi degli automatismi contrattuali.
Una dinamica che - a fronte di un tasso d’inflazione dell’1,5% - ha comunque assicurato aumenti in termini reali di salari e stipendi.

Contatti

Per ulteriori informazioni è possibile contattare l'Area Centro Studi, tel. 0258370.328/300, e-mail stud@assolombarda.it.