I tempi di pagamento in Europa nel 2018

Rapporto annuale di Intrum Iustitia.

In sintesi.

È uscita l’edizione 2018 dello “European Payment Report” di Intrum Justitia, che monitora le abitudini di pagamento di consumatori, imprese e Pubblica Amministrazione (PA) in Italia e altri 28 Paesi europei (tra i quali Francia, Germania, Spagna e Regno Unito). Di seguito i risultati principali.

I tempi di pagamento

1) In Italia i ritardi nei pagamenti rimangono inferiori di circa un terzo rispetto al 2016 e si riducono ulteriormente nel caso dei contratti B2B (da 25 giorni nel 2015 a 7 giorni nel 2017 e 6 giorni nel 2018[1]). Dopo tre anni in diminuzione, tornano invece ad aumentare per i contratti con la PA, anche se rimangono inferiori di circa la metà rispetto al 2015 (da 65 giorni nel 2015 a 27 giorni nel 2017, per poi salire a 31 giorni nel 2018).

2) I tempi di pagamento rimangono complessivamente più lunghi che nei benchmark europei. Nel caso dei contratti B2B si viaggia sui 56 giorni in Italia, vs. 42 in Francia, 27 nel Regno Unito e 24 in Germania, dove le imprese pagano 5 giorni in anticipo. Il gap si allarga considerevolmente se si considera la PA: 104 giorni in Italia a confronto con 33 in Germania e 26 nel Regno Unito, dove addirittura la PA non accumula ritardi.

3) Tuttavia, va segnalato che la percentuale delle imprese cui è stato richiesto di accettare termini di pagamenti più lunghi è scesa da 75% nel 2017 a 57% nel 2018.

La gestione dei ritardi nei pagamenti

Tra le imprese italiane, il pagamento anticipato è lo strumento più utilizzato di protezione rispetto al ritardo nei pagamenti (58% delle imprese intervistate, vs 42% in Europa).

Il report completo è disponibile qui.


[1] I dati 2018 sono stati raccolti nei mesi di febbraio-marzo 2018 tramite questionario; le imprese rispondenti a livello europeo sono 9.607.

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