Silvia Vignolini, fisica, guida il team dell’Università di Cambridge che ha scoperto il codice genetico che dà vita ai “colori strutturali” della natura

Silvia Vignolini, 37 anni, fisica ricercatrice dell’Università di Cambridge, guida il team dell’Università di Cambridge che ha scoperto il codice genetico che dà vita ai “colori strutturali” della natura, la sua ricerca è stata pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti nel marzo 2018.

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Ci può spiegare a grandi linee di cosa si occupa?

Lavoriamo all’interfaccia tra fisica chimica e biologia. In specifico cerchiamo di capire come in natura gli organismi controllano l’iterazione tra i materiali per creare i colori metallici e brillanti simili a quelli che si vedono nel piumaggio del pavone. Questi colori brillanti che si possono osservare in molti uccelli ma anche nei pesci, insetti e piante sono un speciali perché non sono determinati dalle caratteristiche chimiche del materiale (come i pigmenti) da dalla struttura, per questo sono chiamati colori strutturali. Facciamo un semplice esempio, pensiamo alle bolle di sapone, quando osserviamo l’acqua e sapone in un bicchiere non percepiamo nessun colore, ma appena facciamo una bolla di sapone soffiando dallo stesso liquido si possono osservare sulla bolla tutti i colori dell’arcobaleno! Questo succede perché la bolla consiste in uno strato molto sottile di acqua che interagisce con la luce in modo tale da creare i colori senza l’uso di pigmenti, e il colore dipende dallo spessore dello strato di acqua e non dalle sue caratteristiche chimiche (perché la soluzione di acqua e sapone e’ trasparente).

Come è arrivata alla laurea in fisica ed a guidare un team di ricerca in un’Università così prestigiosa?

Ci vogliono impegno costanza e un po’ di fortuna. Ho fatto i miei studi (Laurea e Dottorato) a Firenze. Durante il dottorato ho avuto l’opportunità di visitare ltri laboratori europei grazie a dei finanziamenti Europei. Questo esperienze mi hanno davvero arricchito tantissimo, dal punto di vista professionale e personale. Dopo il dottorato ho capito che era importante fare un’esperienza di ricerca all’estero. Ero molto spaventata a lasciare la mia famiglia, gli affetti ma poi mi sono convinta e ho preso una posizione a Cambridge. In meno di tre anni sono poi riuscita a ottenere dei fondi indipendenti per cominciare il mio laboratorio e ho preso la posizione a Cambridge. Nel frattempo pero’ ho anche avuto delusioni, non tutto e’ andato liscio!! Avevo applicato a una posizione al CNR che non ho ottenuto e a quel punto avevo molta paura di quello che sarebbe successo nel mio futuro! Penso che l’importante sia non scoraggiarsi e arrendersi, e pensare sempre che per ogni porta che si chiude se ne aprono altre! 

Quando era piccola cosa sognava di fare da grande?

Non avevo un’idea chiara, mi piaceva molto la matematica, poi al liceo la fisica. Ho avuto degli insegati bravissimi in queste discipline, penso che sia stato per quello che mi piacevano. Ho deciso di fare Fisica al 4 anno di liceo, quando il nostro professore di chimica ci ha incaricato di leggere un libro e fare una relazione, io ricordo che scelsi dal big bang ai buchi neri di Stephen Hawking. Non riuscii a capire molto ma mi appassionai al soggetto e cominciai ad approfondire gli argomenti del libro per capire meglio e alla fine del liceo mi sono iscritta a fisica. La mia passione adesso pero’ e’ la biologia!

La sua famiglia l’ha sostenuta nella scelta?

La mia famiglia non era molto contenta della mia scelta ma hanno accettato la mia decisione anche se con un po’ di dubbi… Avendo un’ attività commerciale, i miei genitori speravano che studiassi economia e commercio, per loro non era molto chiaro che tipo di carriera mi si sarebbe prospettata studiando Fisica, e sinceramente non lo sapevo neppure io!

 

Ci sono barriere secondo lei che generano discriminazione nei confronti delle donne che vogliono entrare o avanzare nelle carriere scientifiche?

La barriera non e’ sul piano scolastico o accademico/lavorativo e’ a livello culturale. I modelli femminili forti in Italia sono troppi pochi e il basso livello culturale del paese non aiuta. L’immagine della donna e’ sempre associata a canoni di bellezza frivoli e un po’ stupidi. Questo e’ un problema grave, e lo e’ su scala globale, affigge molte culture non solo la nostra. Si iniziano a vedere miglioramenti in ambito accademico, ma c’e’ ancora molto da fare.

 

A suo parere, l’Italia sta facendo abbastanza per orientare le giovani donne a studi STEM? Cosa bisognerebbe fare per migliorare le cose?

Aumentare la consapevolezza che il problema esiste. Questo “bias” non è solo negli uomini ma anche nelle donne, dovremmo prendere ispirazione da modelli nord europei. C’e anche bisogno di premiare la capacità delle persone e la loro competenza, più meritocrazia. Inoltre c’è bisogno di strutture/instrstutture che permettano le donne di lavorare e studiare, come maternita’ retribuite o inserire possilbita’ di avere vere paternita’ dove entrambi i genitori posso prendersi cura dei bambini….

 

Quale consiglio si sente di dare alle ragazze che amano le materie STEM e vorrebbero intraprendere questa strada?

Mai avere paura di fare quello che ci piace, mettetevi in gioco provate e imparate dagli errori fatti, non scoraggiatevi! Fatevi domande non spegnete mai il cervello e andate avanti con forza e entusiasmo, tenere sempre gli occhi aperti per opportunita’, quisque faber fortune sue!

 

 

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