Paola Velardi, Docente Machine Learning e Web/Social Information Extraction

Paola Velardi, professore ordinario presso il Dipartimento di Informatica dell’Università La Sapienza di Roma, docente di Machine Learning, Web and Social Information Extraction, Business Intelligence.

Paola Velardi è una delle 100 ricercatrici invitate a far parte del progetto “100 Donne per la Scienza” - http://www.100esperte.it/ - sponsorizzato dalla fondazione Bracco.

Ci può spiegare a grandi linee di cosa trattano le materie che insegna?

Il “Machine Learning” è una disciplina che recentemente è diventata molto popolare anche sui media. Studia algoritmi che, proprio come gli umani, sono capaci di apprendere qualcosa: ad esempio, fare diagnosi, guidare un veicolo, tradurre un testo da una lingua all’altra… in alcuni esperimenti le macchine sono state capaci anche di apprendere comportamenti, ad esempio, essere collaborativi! (articolo di Repubblica ). “Web and Social Information Extraction” è invece un corso che introduce algoritmi per cercare in maniera efficace e veloce informazioni di interesse nel web e nelle reti sociali. Ad esempio, gli algoritmi che Google utilizza per cercare fra miliardi di siti web, come l’ago in un pagliaio, proprio quelli che meglio rispondono alle nostre personali esigenze di ricerca di contenuti. Mentre “Business Intelligence” è un corso che insegna a studenti di economia e management come sfruttare il potere dei big data per migliorare il business di un’azienda.


Quando era piccola cosa sognava di fare da grande?

In realtà ho cominciato a pensarci solo dopo la maturità, come molti. Mi ricordo solo che verso i 10 anni volevo fare la suora – mi era molto simpatica la suorina con cui facevo catechismo – ma per fortuna l’idea è svanita in fretta.

Come è arrivata alla laurea in Ingegneria Elettronica? Qual è stato il suo percorso di studi?

Ho fatto il classico, ma ho sempre avuto spirito pratico. Ho scelto ingegneria perché amavo la fisica, ma ritenevo che una laurea in ingegneria fosse più applicativa, e mi avrebbe dato maggiori opportunità di lavoro.. non fa una piega come ragionamento, nemmeno adesso.

E’ sempre stata portata per le materie STEM?

Per qualche motivo, siccome ero pessima a “far di conto” - anche adesso - in famiglia avevano deliberato che io fossi negata per la matematica. E inoltre fin da piccola scrivevo poesie (comiche, per la verità), ed disegnavo vignette, quindi finchè non ho cominciato a pensare seriamente a cosa volessi fare nella vita, la mia convinzione – riflessa dalla famiglia – era che no, io non fossi affatto portata per le scienze, ma piuttosto per le materie umanistiche (o umoristiche?). A dire il vero, un certo sense of humor aiuta molto nella vita, senza doverne fare una professione.


La scuola le ha fornito un orientamento in questo senso? Le è stato utile l’orientamento che ha ricevuto?

Quaranta-cinquanta anni fa non esistevano programmi di orientamento per aiutare gli studenti nelle scelte universitarie, come adesso: ma le cose erano molto più facili. Le professioni erano poche, la disoccupazione giovanile c’era, ma meno pressante. Un figlio di famiglia borghese poteva fare l’ingegnere, l’architetto, l’avvocato, il medico, l’insegnante, o una carriera nel pubblico impiego. Di certo non era comune per una donna scegliere ingegneria: in aula, su 300, eravamo due-tre. Ma per qualche motivo, al momento della scelta a questo aspetto non ho proprio pensato, a me interessava una professione nell’ambito delle scienze e che desse buone possibilità di trovare un lavoro qualificato. Comunque essere così poche aveva i suoi vantaggi: c’era sempre qualche studente che ti teneva un posto in prima fila..

La sua famiglia l’ha sostenuta nella scelta?

Mio padre è stato afflitto tutta la vita da una professione imposta da mio nonno, e che lui non amava. Mia madre aveva rinunciato al lavoro, e credo ne fosse pentita. Entrambi non avevano fatto quel che volevano, e per questo mi hanno sempre incoraggiata e scegliere un percorso di studi senza alcun condizionamento. Sicuramente erano anche rassicurati dal fatto che non volessi più fare la suora né la vignettista, o altri mestieri non contemplati nella lista-delle-professioni-certe di cui sopra..

Nel suo percorso di studi o nel mondo del lavoro, ha mai incontrato difficoltà in quanto donna? C’è stato qualche episodio che l’ha amareggiata? Come ha reagito?

Forse si, anche se in modo sottile e non sfacciato, ma non sopporto molto il vittimismo. Puo’ darsi che io sia stata a volte discriminata, o “non opzionata” - come si dice – in quanto donna. Ma non credo francamente di poter imputare nulla di rilevante al maschilismo dei colleghi. Un po’ pigra ed un po’ ambiziosa, sono arrivata dove ho voluto e ho meritato. E la cosa più importante è che a 63 anni, mi diverto ancora un bel po’ con questo mestiere.

E’ impegnata in questioni di genere e da diversi anni coordina il bellissimo progetto di orientamento “ NERD?” per aumentare il numero di ragazze iscritte nei corsi di informatica. Quale consiglio si sente di dare alle ragazze?

Di scegliere la professione che vogliono, con la testa e col cuore, ma non sulla base di pregiudizi. L’informatica è circondata da pregiudizi, e l’immagine del tipico “nerd” occhialuto e brufoloso ne è l’emblema. L’informatica è una disciplina creativa, la più interdisciplinare di tutte, con infinite possibilità di applicazione, e tantissime opportunità di lavoro. Inoltre, richiede capacità logiche e di problem solving, nelle quali le donne eccellono. Per questo il progetto che ho ideato si chiama “NERD?”, acronimo di Non E’ Roba per Donne? Ragazze, partecipate al progetto “NERD?” (assieme ad IBM ne curiamo la gestione in molte città di Italia, dal 2016 anche nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro) oppure uno dei tanti altri progetti simili, che mirano ad introdurre i giovani ai principi del coding e dell’informatica. Datevi questa possibilità di capire cosa sia veramente la scienza dei computer, e poi scegliete di fare quel che vi pare.

 

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