Mariaelena Bressan, ingegnere gestionale, Continuous Improvement Manager Tenaris Dalmine Italia

Mariaelena Bressan, 36 anni, originaria  di Paestum, giovane mamma e Manager del Continuous Improvement per tutti gli stabilimenti Italiani  in Tenaris Dalmine. 

Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale alla LIUC, nello stesso anno di laurea già al lavoro in Tenaris Dalmine, dove si è occupata dell’ingegneria del Line Pipe, referente dell’area dell’Europa del Nord e della Russia, dal 2011 al 2017 è stata responsabile del reparto Heat Treatment and Finishing dello stabilimento di Arcore (Tenaris Dalmine) e Leader per l’Italia di “Diversity +” (2015/2016) progetto globale che si occupa di favorire l’inclusione di genere, multiculturale e generazionale in azienda.

Qual è stato il suo percorso di studi? Come è arrivata alla laurea in ingegneria gestionale, e poi così giovane a diventare capo reparto in Tenaris?  

Ho studiato al Liceo Classico di Agropoli, in provincia di Salerno. Quello che mi ha lasciato il liceo classico è la capacità di apprezzare il bello, inteso in un senso profondo e completo, dell’arte, della cultura, del sapere, nonchè la capacità di stare sui libri, di approfondire, di non mollare e di studiare la cultura dell’Antica Grecia che è innovativa ancora ai nostri tempi. Sono arrivata alla laurea in Ingegneria Gestionale alla LIUC non tanto per passione della materia stessa (in effetti è stato un po' un salto nel buio) ma più per una scelta pragmatica. Sognavo di avere un lavoro motivante e sfidante e la laurea in ingegneria mi sembrava un buon punto di partenza per arrivare a questo. Una volta intrapreso questo percorso di studi mi sono accorta di quanto mi piacesse una materia in particolare: gestione della produzione industriale. Nell’azienda in cui lavoro ho avuto e ho l’opportunità di poter mettere in pratica quanto appreso durante il corso di studi senza rinunciare all’innovazione e alla creatività.

Quando era piccola cosa sognava di fare da grande? E’ sempre stata portata per le materie STEM?

Da piccola sognavo di fare il magistrato. Sono un’accanita lettrice e ho letto sempre molto fin da bambina: c’è stato un periodo della mia vita in cui ho pensato di essere più portata per le materie umanistiche. Fino al secondo anno di liceo ero convinta di voler studiare Giurisprudenza, ma poi un padre con una mente ingegneristica e la voglia di intraprendere un corso di studi totalmente diverso da quanto già visto fino ad allora hanno stimolato la mia curiosità... e sono molto contenta della scelta fatta!

La scuola le ha fornito un orientamento in questo senso? Le è stato utile? La sua famiglia l’ha sostenuta nella scelta?

A scuola avevo seguito con interesse gli incontri di orientamento che erano stati organizzati. Però, al di là di questi incontri, bisogna sforzarsi di non avere già la mente preclusa rispetto a determinate scelte, in modo da poter spaziare davvero alla ricerca delle nostre skill e potenzialità. Bisogna essere aperti a cogliere la novità.

Ci sono barriere secondo lei che generano discriminazione nei confronti delle donne che vogliono entrare o avanzare nelle carriere scientifiche? Nel suo percorso lavorativo, ha mai incontrato difficoltà? Ricorda un episodio?

Non ci sono barriere nei confronti di donne che vogliono fare carriere scientifiche. L’unico neo è che sono poche, quindi si corre il rischio di avere una bassissima diversità di genere. L’unico strumento per non avere difficoltà o barriere di inserimento in qualsiasi campo è la cultura, la conoscenza. Quando si è sicuri di sé, anche se dovessero esistere delle barriere, non si percepiscono e quindi si auto-demoliscono.

A suo parere, l’Italia sta facendo abbastanza per orientare le giovani donne a studi STEM? Cosa bisognerebbe fare per migliorare le cose?

Per migliorare le cose l’unico modo che conosco è migliorare noi stessi. Non possiamo aspettare sempre un sostegno che venga dal di fuori di noi stesse. Le ragazze vanno supportate nelle loro scelte e occorre lavorare molto sulla sicurezza di sé, sulla propria autonomia e sulla voglia di fare. Forse il periodo della pre-adolescenza e dell’adolescenza è una fase critica e fondamentale per questo passo.

Quale consiglio si sente di dare alle ragazze che amano le materie STEM e vorrebbero intraprendere questa strada?

Mi sento di dire che se amano le materie STEM allora devono studiarle, intraprendere questa strada e padroneggiare la materia meglio di chiunque altro (questo vale come consiglio sia per gli uomini che per le donne). La chiave è la cultura, la conoscenza e la gestione dei dati. Chi ha i dati e la capacità di analisi ha tutti gli strumenti per approfondire, migliorare e farsi strada a suon di risultati! In bocca al lupo!

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