Lorella Carimali, docente di matematica e fisica, unica italiana tra i finalisti del Global Teacher Prize (il premio Nobel per l'insegnamento), ambasciatrice del suo modello didattico nel mondo per la Varkey Foundation.

Lorella Carimali, 55 anni, docente di matematica e fisica al liceo scientifico 'Vittorio Veneto' di Milano, è stata candidata al Global Teacher Prize, il premio Nobel per l'insegnamento (selezionata tra i 50 migliori docenti al mondo, scelti tra più di 40mila candidati di 173 Paesi) e nominata dalla Varkey Foundation ambasciatrice del suo modello didattico nel mondo

http://lorellacarimali.it/

Link del video delle sue studentesse, all'interno del progetto Deploy your talents.

 

Quando era piccola, cosa sognava di fare da grande? Come è arrivata alla laurea in Matematica?

Sono nata in una casa di ringhiera della Milano “popolare”, da due genitori artigiani pellettieri. I miei non hanno mai potuto aiutarmi nello studio poiché avevano solo il titolo di quinta elementare e quindi ho fatto sempre tutto da sola. Non ero “un genio” ma una ragazza che si applicava tanto e che non mollava mai perché il mio sogno era quello di “migliorare” il mondo e lo volevo fare anche attraverso la matematica che è uno strumento potente per affrontare la vita. Per la mia famiglia la mia laurea in matematica è stata motivo di riscatto sociale. Sono cresciuta nel cortile di questa casa e lì ho imparato l’importanza del gruppo che è stata una caratteristica della mia attività di insegnante. La passione per la matematica è nata già alle elementari quando senza avere gli strumenti ne percepivo la bellezza e da qui la voglia di trasmetterla anche ad altri/e insegnando questa disciplina che per me è una stupenda creazione della mente umana e come tale va trasmessa. Quando finii l’Università mi trovai di fronte alla difficile decisione se tener fede ai miei ideali e rispondere alla mia passione di far comprendere ai ragazzi e alle ragazze la bellezza di questa disciplina o cedere alle lusinghe della carriera e di un riconoscimento economico che difficilmente avrei avuto facendo l’insegnante. Decisi di seguire la mia passione per la matematica rifiutando varie offerte anche prestigiose di lavoro presso aziende del settore informatico/gestionale e scelsi l’insegnamento ritenendolo un lavoro che mi avrebbe permesso di coniugare impegno sociale e professionalità.

La scuola le ha fornito un orientamento in questo senso?

35 anni fa l’orientamento scolastico era sconosciuto e quindi non ho avuto nessun aiuto, ho seguito solo la mia passione. Inoltre nonostante il liceo scientifico, ho cambiato molti insegnanti di matematica.

La sua famiglia l’ha sostenuta nella scelta?

Mia madre avrebbe voluto che facessi la medica e come ho detto prima i miei genitori si erano fermati alle elementari. Non ho avuto nessun sostegno particolare.

Molte ragazze non intraprendono studi STEM per mancanza di autostima, perché si sentono “negate”. Come può un insegnate intervenire? Ha qualche consiglio?

Tutta la mia vita da insegnante è stata una lotta a questi stereotipi e per questo ho pensato e sperimentato un metodo di insegnamento che permettesse di sconfiggerlo e ho scritto un romanzo “la radice quadrata della vita” che vuole abbattere questi muri mostrando come nel “mondo dei numeri” si possa trovare la chiave per la propria felicità. La matematica è creatività, è spirito libero. Non voglio più sentire frasi di questo tipo: “la matematica non è questione da ragazze”, “le donne hanno una scarsa attitudine per la scienza e la matematica”, “gli uomini hanno maggior abilità matematica delle donne “, “ l’abilità matematica è immutabile”. Dagli studi che ho compiuto si evince che, probabilmente, sono l’ambiente familiare e scolastico che tendono a valorizzare nelle bambine solo alcune abilità a discapito di altre. (alle ragazze sin da bambine si insegna ad essere curate esteticamente, tranquille, ubbidienti, «perfette» al contrario fin da piccoli ai maschi viene detto di osare, di provare, di essere coraggiosi, spingendoli a non essere semplici spettatori della loro vita). Così gli stereotipi negativi hanno il potere di danneggiare qualcosa di più che la sola performance. (molte donne sono dell’idea che per avere successo in tali settori, infatti, serva una sorta di genialità che ritengono di non possedere, pensando che alla fine nemmeno lo studio e l’impegno possano sopperire a questa mancanza). Cosi le ragazze sono meno interessate e meno disponibili a perseguire una disciplina nella quale, nonostante i loro alti risultati, non si sentono apprezzate.

Ma come dice Lolli “La matematica è un investimento di passione non un rifugio per la timidezza” e quindi le donne sono molto adatte.
Per coltivarla occorre spirito di avventura da un lato e amore assoluto, come per un figlio, dall'altro, qualità di cui sono evidentemente capaci sia uomini che donne ed è quindi bene guardarsi da esclusioni basate su assurdi ma tenaci pregiudizi. E come ci dice Carol Dweck “LA MATEMATICA È PER TUTTE E TUTTI. È SOLO QUESTIONE DI ALLENAMENTO.”

Le abilità cognitive sarebbero il risultato delle stimolazioni ambientali e delle esperienze di apprendimento che, a partire dal patrimonio di risorse individuali, permettono un ampliamento, non tanto della conoscenza, quanto degli strumenti di analisi e comprensione del reale che consentono un arricchimento dei mezzi verso la conoscenza
Un insegnante che crede nella modificabilità cognitiva strutturale dell’alunno/a può incoraggiare il cambiamento, favorire la crescita e determinare nuovi stili di apprendimento.
Anche i genitori hanno un ruolo centrale nel determinare l’adozione di un modello di intelligenza incrementale.
Devono lodare o criticare non la perfomance ma l’impegno che il bambino/a, il ragazzo/a
ha posto nel compito.
Al contrario lodare o criticare la persona induce a ritenere che la prestazione sia centrale nel definire il valore di sé e questo instilla la paura del fallimento che rappresenta un forte
ostacolo alla crescita personale.
 

Altre ragazze fuggono dalla matematica ritenendola una materia fredda e per niente creativa. Cosa possiamo rispondere a queste ragazze?

Nel mio romanzo ho proprio cercato di far vedere la matematica sotto questa luce e per ora ripropongo alcune affermazioni:

“Non esiste nulla di più poetico e visionario,
nulla di più radicale, sovversivo della matematica. La matematica è la musica della ragione. Fare matematica significa impegnarsi in un atto di scoperta.
La realtà matematica è un luogo della fantasia, un paesaggio di strutture eleganti e fantastiche” - Paul Lockhart

Le cose di questo mondo non possono diventare note senza la conoscenza della matematica. - Bacone

“La matematica, vista nella giusta luce, non possiede soltanto la verità, ma la suprema beltà, beltà austera, come quella della scultura, senza ricorsi alle debolezze della nostra natura, senza gli ornamenti della pittura o della musica, ma d’una purezza sublime e capace d’una severa perfezione, quale soltanto l’arte più elevata può raggiungere.” - Bertrand Russell

Quale consiglio si sente di dare alle ragazze che invece amano le materie STEM e vorrebbero intraprendere questa strada, ma si scoraggiano vedendola impervia e in salita a causa della competizione maschile?

Di non mollare mai, perché noi possiamo cambiare il mondo e c’è bisogno di una visione diversa per risolvere i tanti problemi del globo. Ad esempio l’ingegneria non è solo l’arte di costruire apparecchiature: è l’arte di risolvere problemi.
Le apparecchiature sono un mezzo, non un fine. Risolvere problemi significa anzitutto capirli e poiché tutto lo scopo delle cose che facciamo è risolvere problemi nel mondo esterno, problemi che riguardano persone, ciò significa che comprendere le persone, e il modo in cui esse interagiranno con il tuo sistema, è fondamentale in ogni passo della costruzione di un sistema e le ragazze in questo hanno una marcia in più.

Lei che riesce a far amare la matematica a tutti i suoi studenti, anche attraverso il teatro, ha qualche consiglio da dare agli insegnanti che trovano difficoltà a far amare le materie STEM?

Io posso dire ciò che faccio. Vorrei dire di non avere paura di sperimentare e di innovare e di trovare un proprio modello di riferimento.

Se avesse la bacchetta magica e potesse cambiare il sistema scolastico, da dove partirebbe? Quale sarebbero le cose fondamentali che vorrebbe cominciare a cambiare?

Non servirebbe la bacchetta magica ma ci vorrebbe la voglia di mettere al centro del rilancio del nostro paese i giovani e le giovani e la formazione. Per far questo il primo passo è fare un’analisi seria della situazione per poi trovare le soluzioni corrette ed efficaci.
La situazione è questa:
1. Siamo un paese che non investe a sufficienza in conoscenza, e che ne paga le conseguenze sia sul piano sociale che su quello economico ed ora, di fronte alla globalizzazione, il nostro sistema produttivo comparativamente “ignorante”, e di conseguenza con bassi livelli di produttività, è in affanno e trova difficoltà a competere ad armi pari nei mercati internazionali
2. L’Italia presenta un ritardo storico nei livelli d’istruzione rispetto ai paesi più avanzati: nel 2016, la quota di persone tra i 25 e i 64 anni con almeno un titolo di studio delle scuole medie superiori era del 60%, inferiore di 17 punti percentuali rispetto alla media europea.
3. le condizioni familiari di partenza dei giovani studenti continuano a incidere sui percorsi e i risultati dell’istruzione, attribuendo maggiori chance a chi proviene da famiglie più istruite.
4. In altri tempi esisteva un meccanismo di mobilità sociale fondata sulla mobilità lavorativa. Oggi invece ci si muove in orizzontale: è bloccata la mobilità sociale, sono bloccati i percorsi di carriera.
5. La dispersione scolastica è altissima
6. Il 37,6% dei ragazzi ha un impiego inferiore al titolo di studio
7. Il tasso di occupazione femminile, seppur in aumento, ha un divario di 18 punti percentuali con quello maschile

Se riuscissimo ad invertire la rotta, facendo diventare il sistema scolastico italiano, attraverso una ristrutturazione radicale e non di facciata il motore trainante dell’Italia, forse un domani potremmo avere una società più giusta. C’è bisogno di un’istruzione più efficiente, un modello di scuola che sappia veramente guardare al futuro e preparare le nuove generazioni e risolvere il problema della disoccupazione giovanile e a seguire quella complessiva. Da matematica, sono consapevole che piccole cose non incidono ma solo con una visione di sistema possiamo cambiare lo scenario ormai allarmante. Per far questo ci vuole soprattutto coraggio, forza, volontà ed una classe politica che tenga a cuore gli interessi veri della cultura e della promozione sociale perché solo passando per una scuola che funziona in tutti i suoi apparati possiamo pensare di poter fare il salto di qualità e metterci in gioco con gli altri Paesi europei e mondiali. Io ho alcune idee a partire da dalle attività per le Scuole del Sud. Alla base delle mie proposte c’è quell’idea di cultura e di rapporto tra questa e la società che è presente nel pensiero costituzionale.
Per cominciare a ottemperare a questo dettato costituzionale bisogna, a mio avviso, partire dalla valorizzazione dei e delle docenti.

Gli insegnanti dovrebbero essere considerati dei “professionisti” e per la loro valorizzazione si dovrebbe arrivare ad un’area contrattuale dedicata che è stata proposta negli anni ma non è mai stata attuata. L’accordo dovrebbe essere studiato sul piano tecnico in modo tale che questo tipo di valorizzazione garantisca l’efficacia e l’efficienza dell’azione professionale, la libertà di insegnamento prevista dalla Costituzione, la giusta valorizzazione economica nonché ripristinare il rapporto Università-Scuola prevedendo la possibilità di incarichi misti. (cioè 9 ore in classe e le altre in Università formando i nuovi insegnanti con valorizzazione dell’esperienza e valore aggiunto per i/le giovani).
Inoltre bisognerebbe pensare a degli investimenti che sviluppino il sistema scolastico verso una Scuola plurale che valorizzi le differenze e le capacità dei singoli, che sperimenti, che aiuti ad interpretare la complessità della società, che abitui al senso critico, alla collaborazione e che pensi alla formazione globale della persona.
Si potrebbe anche pensare ad una task force di insegnanti che hanno fatto percorsi di innovazione da mandare nelle scuole per dare spunti ..
Tralascio ovviamente che bisognerebbe investire di più, ridurre il numero di studenti per classe…. E altro.

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