Lavoro a Milano – n. 13 2018 (ediz. 2019)

Rapporto annuale di Assolombarda-CGIL-CISL-UIL che analizza la realtà economico-produttiva milanese, monzese e lodigiana al fine di fornire indicazioni utili a stimolare l'azione delle istituzioni

Cos’è “Lavoro a Milano”

“Lavoro a Milano” è una raccolta di dati sulla realtà economico-produttiva milanese prodotto annualmente da Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, CGIL, CISL e UIL al fine di fornire indicazioni utili a stimolare l’azione delle istituzioni. Il rapporto contiene un lettura condivisa dei dati (di fonte esterna, ma anche originali) che descrivono le caratteristiche della forza lavoro e delle imprese del territorio. Lo studio pone a confronto l'area, costituita dalla città metropolitana di Milano e dalle province di Monza Brianza e Lodi, con Italia, Lombardia e gli altri motori d'Europa: Bayern, Baden-Württemberg, Rhône-Alpes e Cataluña,

Il documento raccoglie gli ultimi aggiornamenti disponibili - che in questa edizione generalmente arrivano al 2018 - ma anche la serie storica degli ultimi anni.

I risultati in sintesi

  1. La flessione del quadro economico non ha avuto, fino a tutto il 2018, riflessi significativi sul mercato del lavoro lombardo: il tasso di occupazione è salito nel 2018 al 68,5% e quello di disoccupazione si è ridotto al 6,0%. Il numero di disoccupati lombardi è sceso per la prima volta dal 2011 sotto quota 300 mila.

  2. La crescita dell’occupazione che ha consentito il recupero dei livelli pre-crisi è avvenuto attraverso il canale del lavoro alle dipendenze, sia a tempo indeterminato sia - soprattutto - a tempo determinato. La quota di dipendenti a tempo indeterminato, che fino al 2016 oscillava intorno al 90%, è scesa all’88,7% del 2017 e all’87,4% nel 2018.

  3. L’evoluzione dal 2008 al 2018 mette in luce i profondi mutamenti dell’occupazione lombarda, effetto di progresso tecnologico e invecchiamento demografico: il travaso di lavoratori tra i settori economici, le trasformazioni nel modo di lavorare, i cambiamenti delle caratteristiche personali e professionali degli occupati.

  4. L’evolversi delle tecnologie, che rende meno rilevanti gli aspetti di forza fisica, moltiplica le opportunità occupazionali delle donne, con prospettive molto positive per un Paese con un tasso di occupazione femminile ancora inferiore al 60% ed un grande potenziale inutilizzato.

  5. La crescente incidenza di occupati over 40 causata dall’invecchiamento demografico e la richiesta di nuove competenze e adeguati livelli di istruzione pongono un problema di riconversione della forza lavoro, anche per gli aspetti legati al digitale. I dati raccolti su un campione di lavoratori indicano che le aziende hanno avviato questo processo.

  6. Un focus su alcune aziende lombarde quantifica in media nel 16% il vantaggio retributivo di cui gode chi, a parità di mansioni e anzianità professionale, possiede le competenze richieste dalle nuove tecnologie. Questo differenziale rappresenta il valore economico delle competenze digitali, cui ispirare le politiche di retention e attraction.